Visualizzazione post con etichetta CRONACA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CRONACA. Mostra tutti i post

venerdì 12 marzo 2010

L'alternativa alla crisi? Più povertà per i soliti

Questo è quanto sintetizza Deaglio oggi sulla Stampa in termini di cose da fare per uscire dalla crisi:

Il presidente del Consiglio - e con lui gli altri capi di governo europei - dica chiaramente se ritiene di seguire la strada indicata dalla Banca Centrale oppure preferisce non accettare questa guida molto ortodossa e molto «noiosa» che obbligherebbe a «fare le riforme». «Fare le riforme» è nulla più di un eufemismo per dire che, non solo in Italia ma in tutti i Paesi europei, occorre ridurre sensibilmente, a parità di servizi erogati, il numero dei pubblici dipendenti, aumentare la concorrenza nelle professioni cosiddette «libere», far calare le aspettative pensionistiche e forse anche una parte delle pensioni attuali. 

lunedì 8 marzo 2010

Mentre siete affaccendati e pensate a come cambiare il mondo votando un nuovo assessore ladro..

A Milano, nel Cie di via Corelli, i detenuti e le detenute in sciopero della fame cominciano ad essere debilitati ed indeboliti. Ad alcune ragazze del reparto trans sono state fatte flebo di liquidi e una è stata portata in ospedale. I reclusi hanno chiesto invano di essere pesati e controllati costantemente da personale medico, come è prassi durante ogni sciopero della fame, ma questo. Tuttavia, nonostante le difficoltà, lo sciopero continua con determinazione, anche grazie alla solidarietà degli antirazzisti che continuamente portano acqua e succhi al centro e mantengono ininterrottamente i contatti.

A Roma, nel Cie di Ponte Galeria, una ventina di reclusi continua lo sciopero: i gestori portano il cibo e loro lo rimandano indietro. Alcuni che avevano iniziato autonomamente lo sciopero qualche giorno prima degli altri sono molto provati, perché oramai sono dieci giorni che non mangiano. A differenza di quanto accade a Milano, a Roma i reclusi sono pesati e monitorati regolarmente, ma la cooperativa Auxilium (subentrata alla Croce Rossa nella gestione del centro da una settimana) non permette che i solidali portino i succhi e le bevande dall’esterno. La dotazione giornaliera di liquidi per ciascun recluso è di un litro d’acqua, ma lo sciopero non si ferma.

A Torino, nel Cie di corso Brunelleschi, lo sciopero nell’area gialla prosegue a staffetta e oggi un recluso in sciopero della fame da parecchi giorni si è sentito male. I suoi compagni di gabbia hanno chiamato la Croce Rossa, il 118 e i solidali fuori. Dopo un’ora di pressioni - dall’interno e dall’esterno del centro - il ragazzo è stato portato all’ospedale per accertamenti.

Bologna invece è un caso a parte. Nel Cie di via Mattei lo sciopero si è interrotto dopo il primo giorno, e soltanto un recluso continua il suo sciopero della fame solitario, anche per motivi personali. La situazione nel centro è molto difficile, perché sembra che l’uso di tranquillanti in questo Cie sia più diffuso che in altri. Ogni volta che i solidali riescono a contattare i reclusi, questi rispondono del tutto intontiti ed addormentati, a qualunque ora del giorno e della notte.

Infine, ecco alcune testimonianze raccolte dal Comitato Antirazzista di Milano e pubblicate sul sito noinonsiamocomplici.noblogs.org

Dalla sezione Trans del Cie di via Corelli, Milano:

“Siamo in 20 persone che stiamo facendo lo sciopero della fame. In ogni stanza siamo in 4 persone. I muri son pieni di muffa, le lenzuola vengono cambiate una volta alla settimana mentre le coperte non vengono mai cambiate. Ogni quindici giorni ci danno un bagnoschiuma. Alla sera dobbiamo pulire noi la stanza con la scopa e il secchio. Le finestre sono senza tende così la mattina presto entra la luce. Noi siamo obbligate a mettere le coperte sulla finestra per dormire. Il bagno è uno schifo, è molto sporco. Gli scarichi son tutti intasati, dobbiamo fare per forza i nostri bisogni in piedi. Alle 8 e mezza di mattina ci portano un bicchiere di latte e una brioche. Non possiamo bere le cose calde se non con la macchinetta a pagamento. Il cibo è molto scadente, ci portano spesso il tacchino. Noi che abbiamo il silicone non possiamo mangiare il tacchino. Per questo a molte di noi sono venute infiammazioni alle protesi, ai fianchi, al seno, nei glutei. Quando andiamo alla Croce Rossa per i nostri problemi di salute ci danno dei tranquillanti per togliere il dolore, ma queste gocce ci fanno addormentare. Quando abbiamo troppo dolore ci danno la tachipirina”.

“Sono qua da una settimana. Ho subito iniziato lo sciopero della fame perché non possiamo stare qua sei mesi. Inoltre sono sieropositiva, avevo da fare gli esami del sangue per valutare quali medicamenti prendere invece son stata portata qui e mi hanno fatto saltare la visita. Ho avuto tre giorni la febbre molto alta. Stavo così male che mi hanno portato in ospedale, al Policlinico, per un blocco intestinale. Dopo di che mi hanno riportato in Corelli sempre senza le medicine per l’HIV. Io sono in Italia da nove anni, mi sono ammalata in Italia e non posso stare qua dentro. Abbiamo bisogno di mantenerci e di mantenere la nostra famiglia al paese. Noi vogliamo la nostra libertà perché non abbiamo fatto nulla e ci obbligano a stare qua dentro senza potere fare nulla. C’è una psicologa che viene dentro una volta alla settimana, ma tanto alla fine ci danno sempre 30 gocce di Valium per dormire e via… poi diventiamo tutte dipendenti”.

“Io ho avuto un incidente molto grave fuori da qua. Ero ancora in cura con la fisioterapia e invece mi hanno presa e portata al Cie. Mi ero fratturata la scapola sinistra, il femore e il ginocchio. Qui spesso la ferita alla gamba mi si infiamma: vado in infermeria, mi danno una crema idratante e basta. Molte di noi sono state prese a Pisa, chi ci viene a trovare ha diritto a sette minuti di colloquio dopo 5 ore di viaggio… È pieno ovunque di scarafaggi e vermi nei water e nella doccia. La polizia ci maltratta, ci trattano come cani, ci insultano dicendo che siamo tutti gay, fanno battute sessiste nei nostri confronti. Quando diciamo cose che non gli vanno bene ci danno schiaffoni in faccia, per qualunque cosa ci aggrediscono e ci trattano come se non fossimo come esseri umani, con totale disprezzo. Sappiamo che una trans a Natale s’è suicidata qua dentro… c’è una ragazza dentro da quattro mesi che ha visto quello che è successo quando la ragazza si è suicidata e ora è del tutto fuori di testa, perché una persona normale non può sopravvivere qua dentro e molti vedono come unica uscita la morte. Ci sono persone con casi psichiatrici e dobbiamo vivere tutti assieme in una situazione di conflitto, con diverse patologie tutti assieme e qua entro siamo costretti a convivere con malattie diverse, neppure in carcere è così”.

Dalla sezione femminile del Cie di via Corelli, Milano:

“Vi racconterò la mia storia. Sono arrivata in Italia come turista perché mi piaceva molto questo paese. L’ultima volta mi ha fermato la polizia, mi hanno chiesto il permesso di soggiorno. Io avevo solo il visto come turista, ma mi hanno portato in questura dove son stata tre giorni e poi in Corelli. Mi hanno presa il 26 gennaio e avevo in tasca il biglietto dell’aereo per tornare in Brasile il 16 febbraio… beh son ancora qui! Ora dovrò uscire da questo paese come una criminale, scortata dai poliziotti. Non immaginavo che in Italia potesse esistere un posto come questo. Mi sento inutile, sto molto male. Ci trattano come animali, e questo è solo l’inizio… dovremo fare sei mesi in questo inferno per poi uscire di qua con un’espulsione per dieci anni. Chiediamo a tutti che ci ascoltino, che anche se ci dicono clandestini siamo gente di buon cuore. Siamo venuti in cerca di una vita migliore. Stiamo facendo lo sciopero per fare capire alla gente che siamo esseri umani e abbiamo il diritto di vivere qua come tutti gli altri e che non ci possono togliere la libertà. Ci dovrebbero esser altri modi per ottenere questo pezzo di carta senza passare da questo inferno. È veramente una legge ingiusta, non so chi l’ha inventata e non vogliamo rispettarla. Per noi l’unica opzione che abbiamo è lottare”.

fonte:http://www.autistici.org/macerie/?p=25213

http://www.autistici.org/macerie/wp-content/uploads/lunedi-8-marzo.jpg

Se volete scrivere ai compagni arrestati

Andrea Ventrella
via Roncata, 75
12100 CUNEO

Fabio Milan
via del Rollone, 19
13100 VERCELLI

Luca Ghezzi
via Pianezza, 300
10151 TORINO

sabato 6 marzo 2010

L'elogio di Bertolaso da parte del papa e un golpe

Uno potrebbe sorridere sulla tempestività delle dichiarazioni del papa TETESKO su Bertolaso; dichiarazioni che parlano di buoni samaritani.
In questo ci sfugge se sua santità (molto minuscolo) abbia in testa anche i buoni samaritani del coro governato da suo fratello ai bei tempi. Si, il coro in cui pescavano a piene mani un po' di pretazzi pedofili.

Tutto questo cerchio si chiude con il Berlusca che trova il tempo prima di raccontare barzellette al congresso della UIL ,facendo scompisciare gli astanti, poi di dare una sbirciatina a quella norma che di fatto cancellerà qualsiasi speranza a quei precari che magari pensavano di rivendicare un qualche straccio di diritto nei confronti dei loro datori di lavoro. Sempre con quelli della UIL che, mentre si asciugano le lacrime dal ridere, dicono che loro le barricate non le faranno per l'articolo 18.

http://www.youtube.com/watch?v=EBTA5FRCGwo
Il timbro a questa bella compagnia lo mette tale Napolitano (quello che ha il figlio che si occupa di calcio).
Napolitano, il leader dei miglioristi nel PCI compagno di corrente insieme a quel Bondi oggi alla corte del berlusca e che da tale figuro (il berlusca) si faceva finanziare la rivista su cui scrivere cazzate.
Strane convergenze.

Ora, cittadini indignati e viola voi siete qui che vi strappate i capelli gridando dell'attacco alla democrazia. Io sommessamente penso, al contrario di Bersani, che sarebbe ora che la situazioni diventasse totalmente ingovernabile. Così la smettiamo con i formalismi e andiamo al sodo delle questioni. Regolando i conti.
p.s.
ricordate, quando grande è la confusione sotto il cielo la situazione è eccellente.

http://www.youtube.com/watch?v=NE3Qq_4HAns

giovedì 4 marzo 2010

Né guerra né pace, solo un sano conflitto sociale- Lo sciopero dei migranti

A Torino lo sciopero dei "migranti" ha fatto vedere un'immagine che a tanta gente non deve essere piaciuta per nulla.
Due fatti per spiegare perché.

1- Il mercato di Porta Palazzo era vuoto di banchi perché la cooperativa (lavoratori immigrati) che doveva montarli aveva scioperato al completo.
2- Durante la manifestazione è giunta voce che un "irregolare" era stato arrestato perché privo di documenti. Centinaia di persone incazzate hanno assediato Porta Nuova per farlo rilasciare (cosa avvenuta), segnando in questo modo un messaggio esplicito su quelli che sono i limiti di sopportazione.

Questi due episodi bastano da soli a chiarire perché è tempo che si volga lo sguardo verso nuovi soggetti che diventeranno i protagonisti di quella lotta "di classe" che per tanta gente appisolata non ha più significato.
Questa cosa mostra il clima di disagio e di incazzatura che gira tra quelli che sono più deboli e indifesi. Secondo me è proprio questa condizione che marca la differenza con i tanti "garantiti" che circolano nelle piazze con uno straccetto rosso immalinconito appeso al collo.

Quei lavoratori della cooperativa sono i più esposti, possono essere licenziati senza problemi e di loro non si occuperebbe nessuno. Qualche giorno fa un compagno mi ha scritto "come è difficile non so da dove iniziare, e poi la situazione e il menefreghismo.." Sarà mica anche una questione di coglioni ? Tanto per dircela tutta.

Ora mentre vi fate le vostre seghette mentali su chi e come votare occupandovi delle figure di merda del nano che fatica a presentare la sua lista di ballerine vi lascio con due questioni ancora aperte, la prima la potete leggere nel post di macerie che copio in questo spazio la seconda è che c'è gente in galera qui a Torino, messa dentro da democratici giudici della repubblica nata dalla resistenza e fondata sulla costituzione e sul lavoro ('sto cazzo), in galera, dicevo, perché sono antirazzisti.

Con tutto il cuore e l'affetto (che è tanto) ma andate affanculo popolo di sinistra.

p.s.
ricordate, né pace né guerra solo un sano conflitto sociale per muovere questo mare di merda.

“Siamo stanchi di non vivere bene. Viviamo come topi. La roba da mangiare fa
schifo. Viviamo come carcerati ma non siamo detenuti. I tempi di detenzione
sono extra lunghi perché 6 mesi per identificare una persona sono troppi.
Siamo vittime della Bossi Fini. C’è gente che ha fatto una vita in Italia e
che ha figli qua, gente che ha fatto la scuola qui e che è cresciuta qui. Non
è giusto. Non siamo delinquenti.

L’80 per cento di noi ha lavorato anni per la
società italiana e si è fatta il culo. I veri criminali non ci sono qui. Una
settimana fa uno di noi ha cercato di suicidarsi. Poi sono arrivati i
poliziotti coi manganelli per picchiarci come criminali o animali. Siamo
stanchi di questa vita. Vogliamo essere liberi come dei gabbiani e volare. Però
sei mesi sono troppi per un’identificazione, qui è peggio, peggio della galera.
La gente uscita dal carcere viene riportata qui altri sei mesi dopo che ha
pagato la sua pena, non è giusto. La gente che ha avuto asilo politico dalla
Svizzera o da altri stati in Europa e del mondo qui in Italia non li accettano,
non è giusto. I motivi dello sciopero è che i tempi sono troppo lunghi e
abbiamo paura perché due di noi sono morti dopo che sono stati espulsi altri
sono pazzi e noi non sappiamo cosa fanno loro dopo l’espulsione, e per andare
ti fanno le punture e diventi pazzo, alcuni muoiono. Entrando qui eravamo tutti
sani e poi usciamo che siamo pazzi. Inoltre rimarremo in sciopero fino a che
non fanno qualcosa per quelli arrestati di Torino che hanno fatto tante cose
per noi e che ora son in carcere.
Come scrive Dante il grande poeta
Vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non
dimandare”

Questo è il comunicato che i reclusi nel Cie di via Corelli a Milano hanno scritto ieri per rivendicare il loro sciopero della fame.

Da ieri infatti tutte le sezioni del Cie, maschile, femminile e transessuale, sono entrate in sciopero per protestare non solo contro la loro reclusione, i maltrattamenti e le terrificanti condizioni in cui sono costretti a vivere, ma anche in solidarietà con con chi a Torino il 23 febbraio è stato arrestato per attivita’ antirazzista; di cui due, ci teniamo a specificarlo, sono i reddattori stessi di questo sito.

fonte:http://www.autistici.org/macerie/?p=25053#more-25053


sabato 27 febbraio 2010

L'inquinamento del Lambro

mostra dettagli 10.20 (1 ora fa)
L'inquinamento del Lambro e' un gravissimo atto di terrorismo ecologico strumento di una gigantesca speculazione immobiliare: quasi 200mila metri quadri di superfici, piste ciclabili ed edifici paradossalmente "ecosostenibili" erano previsti sui terreni della Lombarda Petroli, l´ex raffineria di Villasanta a Monza, da cui qualcuno, nella notte tra lunedì e martedì, ha fatto uscire gli ottomila metri cubi di petrolio che hanno avvelenato il Lambro per poi riversarsi nel Po. Su quell´impianto, e sui terreni che lo circondano, dovrebbero sorgere appartamenti, negozi, capannoni industriali, un grande centro direzionale (http://www.addamiano.net/ita/progetti/progetti_scheda.php?kp=3). A due passi dal Parco di Monza, dal golf Club di Monza, questa e' soprattutto un'area che si rivalutera' ulteriormente per la sua prossimita' alla costruenda Pedemontana Lombarda che si intersechera' con l'autostrada A51, o tangenziale Est di Milano, che è una tangenziale autostradale della città di Milano nella sua zona est, gestita dalla Milano Serravalle - Milano Tangenziali.

Lo sversamento criminale di milioni di litri di petrolio nelle acqua del Lambro, fino a coinvolgere tutto il bacino del Po, e' dunque un atto di guerra di chi specula sul valore di aree edificabili contro un patrimonio comune chiamato Terra e conto beni comuni come lAcqua e la Salute, delitto da denunciare con fermezza.

La logica di rendere "da risanare in emergenza" aree devastate da inquinamento industriale prima e doloso poi e' la stessa che sottende quella con cui in molte parti del Paese una certa classe imprenditrice divoratrice, in associazione con finanza e politici corrotti, tutti collusi con le varie mafie e 'ndranghete locali, ha voluto ed intende "ricostruire in emergenza" il Paese. La stessa messa in campo dove il terremoto dell'Aquila ha distrutto intere citta' o dove "l'emergenza" di normali eventi sportivi come i Mondiali di Nuoto a Roma o di ricorrenze politiche come il G8 della Maddalena-L'Aquila ha imposto appalti truccati o iperfatturati. La stessa che investe i milioni di euro di Fastweb truffati allo Stato in centinaia di case, ville e palazzi.

Ma la vicenda del Lambro nero di petrolio e' la rappresentazione piu' chiara ed evidente di come l'Acqua sia diventata uno strumento chiave nelle mani della speculazione edilizia, che, avanzando con ondate successive di colate di cemento, consuma voracemente il Territorio in un Paese dove ormai sono 1.200.000 gli appartamenti sfitti e dove invece e' totalmente ferma l'edilizia popolare a fronte di un bisogno disperato di milioni di italiani a basso reddito senza casa o sotto il ricatto di mutui dagli interessi astronomici.

A Zingonia invece si taglia l'acqua tout court a decine di famiglie, regolari proprietarie di alloggi popolari, che hanno la sola enorme colpa di vivere su terreni che, anche qui, ancora una volta sono diventati estremamente appetibili per la speculazione nell'ottica dell'ennesimo "progetto di miglioramento urbanistico" che consiste semplicemente nell'espellere, assetandoli, i poveri, in gran parte immigrati, per far entrare i ricchi. Anche qui si tratta di un' area di enorme interesse immobiliare perche' strategica, essendo contigua al costruendo asse di "Interconnessione Pedemontana Bre-Be-Mi", con progetto e lavori della "Autostrade Lombarde SpA" tra i cui soci e' ancora una volta presente la "Milano Serravalle - Milano Tangenziali SpA" .

Distruggere la qualita' dell'acqua e la salute di un intero territorio nell'area del Lambro o negarne il diritto della quantita' minima vitale e la salute a Zingonia sono le due facce della medesima moneta che potere, denaro e razzismo utilizzano contro i piu' deboli e contro la Terra che ci ospita. Una moneta che ha sempre e dovunque l'odore del cemento. Una moneta che, insieme al Territorio, distrugge la democrazia e la convivenza civile delle popolazioni che lo abitano.

Contro questa follia devastatrice dobbiamo ribellarci e rifiutare che passi nel silenzio denunciandola ad alta voc nelle sue logiche perverse e avanzando una semplice richiesta: ovunque si compiano atti di ecoterrorismo a fini di speculazione, quel territorio, come gia' avviene per gli incendi dolosi, venga vincolato e dichiarato non edificabile per almeno dieci anni. Si inauguri inoltre il catasto delle aree inquinate.

L'istituzione del catasto per i terreni incendiati ai sensi della legge 353/2000 (Legge quadro in materia in incendi boschivi) prevede infatti il divieto assoluto di edificazione su queste aree per i successivi dieci anni al verificarsi dell'incendio. Affinché tale previsione possa essere attuata, la stessa norma prevede che i Comuni censiscano, attraverso la tenuta di un apposito catasto, tutti i terreni che sono stati o che vengono incendiati. È del tutto evidente che se ciò non avviene, con il trascorrere del tempo, si può verificare che questi suoli cambino di destinazione.

Data la gravita' simbolica di quanto avvenuto in Lombardia chiediamo inoltre che tutta l'area dell´ex raffineria di Villasanta a Monza sia oggetto di un Piano di recupero che preveda l’obbligo della bonifica ambientale a cura del soggetto che ha causato l’inquinamento; se tale soggetto non provvede si dovra' sviluppare un percorso di sostituzione dell’inadempiente con contestuale confisca del terreno inquinato, secondo il principio “chi inquina paga”.

L'ex-raffineria di Villasanta diventi un parco pubblico dedicato all'Acqua.

Difendiamo il diritto all'acqua pubblica e di ottima qualita', difendiamo il diritto alla casa per tutti, no al consumo del territorio, no al terrorismo ambientale della speculazione edilizia.

Chiedo a Medicina Democrartica di prendere posizione formale su questa vicenda suggerendo l'opportunita' di scrivere un comunicato congiunto con il Forum dei Movimenti per l'Acqua.


Antonio Valassina

giovedì 25 febbraio 2010

martedì 23 febbraio 2010

Sovversivi in galera a Torino

Ieri notte si sono dati un gran daffare i poliziotti. Hanno effettuato decine di perquisizioni nelle case di compagni che, secondo la questura, sono soggetti pericolosi ed appartenenti a quella fantomatica area ribattezzata "anarco-insurrezionalista".
Il magistrato che più di altri si impegna in questa meritoria opera di repressione è il dottor Caselli, piddino. Lo stesso che cautelativamente mise in galera, per qualche giorno, una serie di "irriducibili contestatori" prima del G8 dell'Aquila.
Come ai tempi del Duce.
Accade che in questa città l'antagonismo da molto tempo fa sentire la sua voce.
Ed è una voce che non piace. Una voce che è fuori da coro e che attua una serie di modalità di contestazione del sistema utilizzando azioni a dir poco "creative".
Tra le cose che si contestano c'è l'irruzione al Cambio (ristorante per ricchi rampolli) con il versamento di qualche chilo di merda sul pavimento, ci sono le visite alle sezioni leghiste (visite in cui si sono limitati a distribuire volantini e a fare incazzare qualche nerboruto pensionato in camicia verde) , c'è la visita alla sede della Bresso (quella con servizio d'ordine fornito da una s.r.l che utilizza l'ex servizio d'ordine del PD), ci sono una serie di occupazioni e di muri imbrattati.
Infine c'è la meritoria azione di contestazione nei confronti di quei lager istituzionalizzati a suo tempo dall'attuale presidente della Repubblica, i CIE. Insomma roba pericolosissima per cortigiani abituati a strisciare.
A questi compagni va tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno. In un'epoca di pupari, gerontocrazia e mignotte che fanno status questa gente ci riscalda il cuore.



sabato 13 febbraio 2010

Emanuele si è suicidato, noi lo piangiamo con tutti i compagni


Siamo in lutto.
Piangiamo EMANUELE, morto perché gli hanno tolto il lavoro.
I suicidi di chi si trova licenziato, messo a margine della società dopo essere stato spremuto e sfruttato perché al padrone fa più comodo speculare che non produrre, aumentano ogni giorno. La disperazione di chi viene schiacciato dai pescecani dell’economia spesso non lascia alternative, ci sprofonda in buchi neri da cui non sappiamo più uscire. Eppure abbiamo lavorato e prodotto fino a quando a lor signori faceva comodo.
Non possiamo accettare la cultura della disperazione, della vita precaria. Una società civile significa dignità di tutti, a partire da chi lavora. Il lavoro, la vita devono essere tutelati e non esposti ad un’economia sempre più vorace, sempre più assassina.
Invitiamo tutti i lavoratori delle aziende in crisi, tutti precari, tutti i licenziati ad uirsi, ad organizzarsi per non subire nella solitudine in cui vorrebbero gettarci ma lottare per il diritto al lavoro. sicuro e stabile.
Piangiamo Emanuele e piangiamo i morti del lavoro, perché di lavoro si deve vive, non morire!
Torino, 13 febbraio 2010
I lavoratori del Presidio Agile ex-Eutelia di Torino
La Federazione della Sinistra di Torino

mercoledì 16 dicembre 2009

Offerta.Il souvenir del Duomo te lo tirano dietro



Mi è arrivata una mail da parte di una persona spiritosa che dice:
"
offerta!!!!

qualcuno vuole comprare un souvenir del duomo di milano?
quest'anno te li tirano dietro!!!!!


Mi chiedo se questo messaggio sovversivo potrà mai, un domani, essere oggetto delle attenzioni da parte della Digos.
Di sponda a questa preoccupazione ho ascoltato quello che si sono detti questa mattina un pò di giornalisti, magistrati e politici sulla questione Berlusconi.
Una comica?
Magari, ci sarebbe almeno da seppellirli con una risata.
C'era la Concia con il suo argomentare inutile ed equidistante modello "basta con la demonizzazione dell'avversario e con chi dice che Berlusconi è un mafioso", c'era Facci che ricordava a Storace (fascista tropo grasso per rifarsi un'altra passeggiata a Roma a piedi) quando spegneva una sigaretta sul braccio di un socialista all'epoca di tangentopoli, con quello che diceva una roba tipo "Io???? ma che stai a dì, ti querelo"; non mancava De Michelis che con la faccina da orsacchiotto bastonato ricordava i tempi di quando lo misero in gattabuia (poraccio) e rimarcando come l'odio ha le sue radici nello smantellamento di quella stagione fulgida per la democrazia.

Confesso che mi sono immalinconito ad ascoltare tutte queste argomentazioni ed a vedere le facce di quelle persone.
Mi ha fatto malinconia il coraggio dell'ex fascista, l'ipocrisia della piddina, il nulla del Facci, la paraculaggine del socialista DeMichelisprendotuttoio.
Il top, con la sua bella figura, è stato,però, l'intervista sul tg2 al prete che ha visitato il ducetto di Arcore.
Siamo prossimi al Natale ed ho singhiozzato quando l'ho ascoltato dire " Mi ha chiesto perché mi odiano? Ed io ho guardato la croce del Cristo alle sue spalle"
In mezzo a tanto miele contornato dalle acute osservazioni della Guzzanti sulla fierezza del Berlusca (pure lei) do un nove alla modestissima Bindi. Echecazzo!!

Ed ora aspetto il discorso dell'emerito presidente della Repubblica. Per quella sera è previsto cotechino, salsicce e fagioli come cena a casa mia. Ho idea che mi scapperà da ruttare. Mi chiedo "potrò?"


lunedì 14 dicembre 2009

Quando la violenza si esercita su chi non è un Berlusconi

Ieri ho commentato l'aggressione a Berlusconi ed oggi per caso ho letto una notizia vecchia di qualche giorno:

"Nelle scorse settimane il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria aveva avviato un’inchiesta interna per accertare eventuali responsabilità di guardie carcerarie o militari nella morte di Stefano Cucchi. È di ieri sera la notizia che scagiona tutte le persone indagate per il presunto pestaggio che avrebbe causato lividi e ferite al ragazzo, morto all' ospedale Pertini di Roma lo scorso Ottobre.

L’avvocato della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo, ha commentato incredulo la decisione del Dap:” Questa tragedia ha preso dei toni grotteschi. Mica Stefano Cucchi sarà morto in sei giorni di vecchiaia?”.
Il Sindacato autonomo della polizia penitenziaria, dal canto suo, canta vittoria per la notizia “importante e confortante”, mentre l’organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria si mostra fiduciosa che “l’inchiesta si concluda con esiti altrettanto favorevoli per l’intera categoria”.


Dopo la morte di Stefano e le polemiche che ne sono seguite, cambiano le regole all’ospedale romano Sandro Pertini: da oggi infatti i familiari dei detenuti ricoverati lì potranno parlare con i medici. La notizia è stata diffusa dal presidente della commissione d’inchiesta sul servizio sanitario Ignazio Marino. ”Mi sembra un grande passo avanti per il futuro, ha dichiarato in proposito Ilaria, sorella di Stefano, che nessuna famiglia debba passare più quello che abbiamo passato noi”.

Alessandra Pugliese"


Per caso un anonimo ha lasciato un commento al post precedente. Quello in cui si parla di Berlusconi e di ciò che accade a Torino.

Il commento è questo:


"Ieri sulla pagina torinese di repubblica Alberto Campo (che di mestiere fa il critico musicale) manifestava la sua meraviglia per il trattamento che Venerdì uno stuolo di poliziotti, bardati alla robocop, hanno riservato ad un gruppo di studenti (il più vecchio di 17 anni) che manifestavano con un sit in contro i tagli alla scuola pubblica dalle parti di via S.Ottavio.
A sua figlia (quindicenne) sono toccati calci e manganellate."

sarò cattivo ma io ci ho gusto.
ci ho gusto.
ci ho gusto.
ci ho gusto.
ci ho gusto.

perché sti' giornalisti e "gente bene" si accorge di quanto è brutto il sistema SOLO quando tocca a loro. cazzo.

solo QUANDO li tocca sul personale-

perché altrimenti, tutti buoni e zitti a glorificare i padroni dalla carta stampata.

voglio proprio vedere se Campo si indignava e scriveva il suo ridicolo j'accuse da operetta se a prendere le legnate era un immigrato, un senza tetto, un operaio, uno studente "normale" che non ha papino giornalista, che non ha diritto di replica e di voce in questo schifoso paese... cose che succedono da anni senza che i giornalisti facciano pè, ma anzi tutti solidali contro i "facinorosi".

voglio vedere se se ne accorgeva! Campo. se a prendere le legnate era un figlio di pezzenti operai o un precario.

una volta tanto non capita ai poveracci vero? e SOLO ORA VE NE ACCORGETE di quanto è brutta.

sarò cattivo. ma ci ho gusto. anche se per la ragazza, personalmente, mi dispiace anche un po'. "

Provate voi a mettere in collegamento il tutto. Fino a che il conflitto si eserciterà in forme individuali lor signori potranno dormire sonni tranquilli ed a pagare saranno sempre i più deboli.

Magari qualche borghese tenerone se ne accorgerà quando la figlia quindicenne tornerà a casa con i lividi in una fredda mattinata torinese.

Qualcuno farà un inchiesta per vendere qualche copia di giornale in più; basterà una visita al questore con papà e tutto tornerà alla normalità; forse con le scuse della polizia.

Ma quando sei povero? Quando sei un cassaintegrato o uno che non ha più niente e che per questo prende calci nel culo nella manifestazione? Chi scriverà per te un pezzo sulla Repubblica?

Ci sarà un TG nazionale ad occuparsi della tua vita? Un Minzolini che fa un editoriale? E allora smettetela con questa ipocrisia della condanna del gesto. L'unica debolezza di quel gesto è il fatto che è isolato e stupido, che ancora questa classe dirigente non è stata messa di fronte al suo fallimento in modo tangibile.

Altro che volemose bene.







qq

domenica 13 dicembre 2009

L'aria che tira mentre si parla di Berlusconi


Quella che vedete è una delle immagini che testimoniano cosa è successo dopo lo sgombero di un centro sociale qui a Torino; la trovate nel sito di Macerie insieme ad una serie di articoli che parlano di uno dei tanti segmenti della vita di tutti i giorni in cui, in questo momento, si manifesta un conflitto duro e con pochi riflettori da parte dei media: la lotta contro i CIE.

L'ultimo post parla dell'aria che tira su questo fronte e riporta le parole di Franco Maccari (segretario generale del sindacato di polizia Coisp):

«[…] aspettando di vedere se la prossima volta saranno ancora i pochi colleghi schiacciati sotto il peso di un servizio disumano ad avere la meglio, o se magari resteranno vittime della violenza che ingiustamente si scatena contro di loro, o saranno costretti a gesti estremi.»

in poche parole si preannuncia il morto.

Da sottofondo a questo scenario avanza nella società civile un impercettibile disagio rispetto a situazioni che stanno assumendo il profilo della normalità.
Ieri sulla pagina torinese di repubblica Alberto Campo (che di mestiere fa il critico musicale) manifestava la sua meraviglia per il trattamento che Venerdì uno stuolo di poliziotti, bardati alla robocop, hanno riservato ad un gruppo di studenti (il più vecchio di 17 anni) che manifestavano con un sit in contro i tagli alla scuola pubblica dalle parti di via S.Ottavio.
A sua figlia (quindicenne) sono toccati calci e manganellate. Il bilancio parla di circa 10 contusi tra i manifestanti e quattro tra le forze dell'ordine (così ci racconta la questura). Andate a vedere come sono le contusioni tra i manifestanti e fate un paragone con quelle delle forze dell'ordine e vi farete un'idea di come stanno le cose.

In questa normalità c'è un pezzo d'Italia che assume come normale stivare la gente su autobus con le grate ai finestrini in movimento per la città e a caccia di "clandestini".
Capita a Milano così come capita che a Roma si esibisca la forza ed i muscoli per operare veri e propri rastrellamenti contro immigrati ed "eccedenze umane" non regolari.
C'è un altro pezzo d'Italia che crede che queste cose non siano giustificate e che la corda si sta per spezzare.
Di questo pezzo in molti fanno di Berlusconi il fantoccio contro cui tirare le freccette, perché mafioso e nemico dei giudici e della costituzione.
E' un pezzo d'Italia che si rassicura quando riempie una piazza ma che fa fatica ad intercettare, e in alcuni casi a vedere, la parte più profonda del malessere.
Un malessere che non si nutre solo di vuote alchimie politiche o simboli astratti come l'indipendenza della magistratura ma che si alimenta di condizioni di disagio e sofferenza materiale, cose tangibili come può essere tangibile la mancanza di un lavoro o di una casa. Il nascondersi perché "clandestino".

Un altro pezzo crede che Berlusconi è parte dello stesso zoo; questo pezzo di società prova a guardare alla sostanza dei comportamenti, a quello che passa il convento ed a cio' che sanciscono le leggi, quale classe d'individui riempie le carceri, quale i dormitori e chi fa la fila alla mensa dei poveri. Chi costruisce le gabbie e chi sancisce i privilegi. Chi può pagarsi un avvocato e chi no.Quale percorso ci porta a questo stato di cose e chi è connivente con il sistema.Il sottoscritto, che si trova in quel pezzo, non riesce a vedere grandi differenze tra il "Peron" di Arcore ed il "Macchiavelli" ex abitante di Botteghe Oscure (D'Alema).

Ci risparmiamo la lista della spesa sui tanti che hanno seminato il terreno che oggi consente ai più di guardare alle cose che accadono, contro i pezzi più deboli della nostra società, come a cose normali e necessarie per consentire loro di continuare a dormire al caldo.
Ci risparmiamo l'ipocrisia di quanti si scandalizzano per il "vile" gesto di un poveraccio fuori di testa, magari cianciando dal loro blog deberlusconizzato.

Io penso, al contrario, che quell'uomo sia l'unico cuor di leone in questa società di nani. La cosa triste è sapere che a lui hanno affidato la loro inconsistenza politica e la loro frustrazione i nani dell'opposizione istituzionale disconoscendolo nel momento in cui agisce.
Si sono spaventati a morte tutti. Fossi in loro guarderei oltre e mi preoccuperei di altro.








martedì 24 novembre 2009

Quando la precarietà dipende dai santi in paradiso

Copio una mail ticevuta da una compagna nella quale si descrive la situazione che ha come oggetto la stabilizzazione di alcune insegnanti precarie. Come potete leggere sembra che in Italia la questione vale solo se sei un insegnante di religione. Ma come mai?
L'altra domanda è: come si comporteranno i laici del PD? Ed i fustigatori della morale dell'IDV?



Insegnanti di religione assunte nelle scuole materne comunali: un pateracchio all'italiana

Nonostante le voci di dissenso delle settimane scorse da parte di diversi soggetti sociali e politici (Coordinamento Nidi e Materne, COOGEN, Consulta Torinese per la laicità delle Istituzioni, Rete Deportatimaipiu, Cobas, consiglieri comunali di Prc e Sinistra Democratica), la Giunta e i
sindacati hanno siglato un accordo per fare un concorso che stabilizzerà 31 insegnanti di religione delle scuole materne di Torino nella figura di insegnanti di Attività Integrative o di sostegno.
Le pressioni della Curia, della Cisl e dei consiglieri teodem sono dunque state più forti e si è trovato "l'inghippo" per consentire le assunzioni.

L'assessore Borgogno e i sindacalisti Cgil affermano di aver almeno ottenuto l'assicurazione di un altro concorso da farsi nel 2010 per stabilizzare un numero ancora imprecisato di insegnanti
precarie di nidi e materne. Sembra anche che nel concorso "dedicato" possano forse rientrare 4 o 5 persone che non sono insegnanti di religione.
Ma ciò non toglie che sia stato fatto un gran pateracchio all'italiana, all'insegna dell'integralismo cattolico.
Quanto questo possa costituire un precedente a livello italiano non so valutarlo, ma il fatto è che a Milano, patria della Moratti, si sono scandalizzati tutti perchè in 175 materne comunali sono salite da 20 a 46 le insegnanti di religione a tempo determinato indicate dalla Curia (e pagate dall'Assessorato ai servizi sociali). Torino è molto più avanti: non solo da anni ha 31 insegnanti di religione, ma adesso le assume anche a tempo indeterminato.

Il provvedimento sarà ratificato dalla Giunta di martedì mattina.

Di seguito il comunicato che abbiamo inviato oggi ai giornali.
Abbiamo presentato una interpellanza con Sinistra Democratica, che sarà discussa il prossimo lunedì.


Saluti cari
Terry Silvestrini







Pateracchio all'italiana:
la Curia diventa l'Ufficio di Collocamento del Comune e l'insegnamento della religione diventa una Attività Integrativa


L'Intesa tra Repubblica Italiana e Vaticano del 1985 e la successiva legge del 2003 prevedono che nelle scuole materne l'insegnamento della religione possa essere affidato a insegnanti di classe o di sezione disposte/i a svolgerlo e riconosciute/i idonee/i dalla autorità ecclesiastica. In subordine questo insegnamento può essere affidato a docenti esterne/i indicate/i dall'ordinario diocesano e dotate/i della qualificazione prevista.

Ma al Comune di Torino l'insegnamento della religione nelle materne risulta affidato da anni a docenti esterne, sulla sola base dell'indicazione della Curia. Non c'erano insegnanti di ruolo disposte/i a svolgere questo insegnamento?
E' stata fatta la "ricerca di professionalità interna" prevista dalla legge? Quali sono le necessità di docenti di religione nelle materne comunali? Non si sa: forse lo scopriremo a seguito dell'interpellanza che abbiamo presentato. Quello che si sa è che negli anni si è creato un gruppo di 31 precarie che hanno insegnato religione nelle materne maturando un'"anzianità" di oltre 36 mesi che ora viene fatta valere dalla Cisl e dai politici teodem del Pd come un "diritto" per l'inserimento in ruolo con un concorso ad hoc, nonostante una sentenza contraria del TAR del 2008.

Siamo in Italia: non vengono rispettate neppure le Intese fra Stato e Chiesa, pur di accontentare quella o quell'altra lobby che fanno capo a cordate politiche in vista delle campagne elettorali.

Le 31 docenti precarie diventeranno dunque insegnanti di ruolo di Attività Integrative, dato che non hanno i titoli per entrare di ruolo nei profili di Istruttore pedagogico previsto per le scuole materne, ma soprattutto non dispongono dell'abilitazione all'insegnamento. Se risultassero in soprannumero andranno a coprire i posti di insegnante di sostegno all'handicap, che, come noto, sono carenti, ma per i quali non hanno la qualifica.

In sostanza un pateracchio all'italiana: fatta la legge trovato l'inganno, furbizia e arbitrio alla faccia della "governance", dell'efficienza, dell'efficacia e dell'economicità con cui la Giunta comunale di centro sinistra scimmiotta Brunetta quando le conviene e lo smentisce quando le pare.

Per condire il tutto di italianità verace, se ne fa una strumentalizzazione politico-confessionale: il catechismo viene brandito come un trofeo politico "di parte", l'insegnamento della religione diventa legittimazione ad aggirare le regole e la Curia diventa l'Ufficio di Collocamento del Comune. "Una parte", quella "cattolica", "canta vittoria" per essere riuscita a far fessi gli altri: complimenti!

Tutto ciò, mentre i "tagli" di bilancio e il patto di stabilità "obbligano" il Comune a ridurre il personale di oltre 1300 unità, a gestire i nidi e le materne attraverso folte schiere di precari/e che non hanno santi in Paradiso, a stipulare fantasiosi contratti atipici nelle Fondazioni culturali, a introdurre cooperative che "costano meno" nelle partecipate comunali mettendo in mobilità i lavoratori dipendenti, a ridurre all'osso i cantieri di lavoro, a distribuire come elemosine le borse lavoro, a respingere le richieste di sussidio economico delle/i cittadine/i disoccupate/i che si
rivolgono ai Servizi sociali, a ridurre i soggiorni estivi dei disabili, ecc., ecc.



Nella crisi globale, la Torino "always on the move" è tornata al Medioevo, alla lotta tra guelfi e ghibellini: si negano diritti, si creano privilegi e si salvi chi può.

E' questo il Governo della Città? Rifondazione non ci sta!



Maria Teresa
Silvestrini e Luca Cassano

Gruppo Comunale di Rifondazione




Giulia Bertelli
Responsabile Provinciale Scuola Rifondazione Comunista

giovedì 12 novembre 2009

Padroni


Il tipo che si è presentato nei locali della Eutelia cercando di cacciare i lavoratori che occupavano lo stabile appartiene a questa "stirpe" (link).

'Sto tipo, per me, fa pari e patta con l'altro leghista che voleva fare gli interessi dei lavoratori rivendendosi l'azienda INNSE. In attesa di quello, rifiutava le commesse che gli arrivavano perché la rendita è una roba che con il lavoro non ci azzecca niente.

Prototipi di padroni grezzi. Ma avanguardia cialtrona nei modi spicci di tutta quella massa di parassiti che ingrassano sulla pelle di noialtri.

Ora io penso che una sana dialettica, fatta da pseudo sbirri armati di mazze di ferro e rappresentanti di quella medio piccola impresa del Nord che tanto va di moda, è ciò di cui molti di voi hanno bisogno per ritornare alla sostanza delle questioni.

Altro che tavoli concertativi, mediazioni e triccheeballacche. Quella roba è la parte più stupida ed evidente di un sistema che intimamente condivide quell'approccio. Solo che quelli sono coglioni, gli altri in modo più raffinato si accontentano di mettere a libro paga qualche rappresentante sindacale o qualche deputato eletto dal popolo.

Questioni di capacità finanziarie, relazioni ed immagine.
Il punto è che le cose non è che vadano poi così tanto bene come si ostinano a raccontarci. Siamo tanto nella merda. La produzione industriale è sulle montagne russe, ma nel senso della discesa. Soldi le banche non ne danno. I cantieri sono fermi e ieri per la prima volta una delle più grosse aziende che si occupa di manutenzione delle strade, dalle mie parti, ha visto i suoi operai incrociare le braccia.

Il sistema va avanti con i debiti, si spera che qualcuno possa onorarli. Però non si sa chi.
L'immagine di quegli sbirri da operetta mi hanno riportato indietro nel tempo, a quando la Fiat usava i suoi "guardioni" per rompere i picchetti e provocare gli operai.
Dicono che Torino sia stata progettata con viali ampi e larghi per un motivo di ordine pubblico. La cavalleria del re in questi spazi poteva manovrare meglio.

Adesso il re non c'è più, i cavalli anche. Però i viali ed i padroni sono quelli.

mercoledì 11 novembre 2009

Scuola e 68

Da un commento su un blog

Due ordini di scuola in Italia hanno bisogno di una serio e profondo ripensamento: la secondaria superiore (21% di abbandono scolastico!) e l’università (diplomati iscritti: 38%, laureati 11%!)
L’unico ordine di scuola che negli anni ha promosso un rinnovamento della didattica, interventi sulle difficoltà di apprendimento e a favore dell’inclusione è stata la scuola elementare. Un impegno quotidiano di cui i saccenti non sanno niente.
Ma perché allora è la scuola che maggiormente ha subito questa macelleria grossolana che sta letteralmente scardinando una realtà apprezzata, anche nelle valutazioni internazionali? La necessità di razionalizzare è la scusa per i tagli, ma i tagli sono il pretesto per la vera ragione di questo blitz: la vera colpa della scuola elementare è di essere culturalmente irriducibile alla cultura che oggi vuole governare. "Quando il Ministro Tremonti rinfaccia alla nostra scuola di essere figlia del ’68 ci offre la vera chiave interpretativa." *
Ed è proprio così: la nostra scuola E’ figlia del ’68, ma non nell’allusione del ministro che la contrappone ad una scuola precedente che era“buona”; la scuola pre-68 non era buona, era una scuola che escludeva, era una scuola per pochi, una scuola autoritaria non autorevole, una scuola ingiusta. "All’inizio degli anni ’60 soltanto un bambino su 4 proseguiva gli studi oltre le elementari, e soltanto uno su 12 andava oltre la scuola media" (dal quotidiano “Europa” 7/9/2008). Cerchiamo di ricordarcelo, quando veniamo presi dalla fregola nostalgica: molti di noi non sarebbero qui a leggere questo blog se la scuola fosse ancora quella del bel tempo andato, se non avesse compiuto quel cammino di apertura e autocritica, di riflessione e di adesione a principi pedagogici, quelli sì moderni e rigorosi, che hanno permesso una vera e propria rivoluzione culturale non violenta, graduale, intelligente, senza blitz o alzate di ingegno.
"In questi decenni si è verificato un grande fenomeno di avanzamento sociale, un’autentica pacifica rivoluzione positiva: l’istruzione diffusa e generalizzata in Italia, per tutti e ovunque. Si è realizzato cioè uno dei dettati della Costituzione[…]Non vorrei che fosse questo in realtà, il vero approdo: indebolire questo sistema che offre opportunità di istruzione a tutti per sostituirvi un sistema in cui, fatte salve alcune punte di eccellenza consegnate al mercato, si abbandoni tutto il resto" (Sergio Mattarella, Ministro della Pubblica Istruzione 1989/90 – che NON E’ un comunista).

Sì la nostra è la scuola del ’68. Questo non significa che tutti gli insegnanti siano degli sfegatati comunisti, come si sogna qualcuno. Significa però che anche il più severo insegnante è un insegnante libertario, un insegnante che permette ai bambini di esprimersi, che sollecita la riflessione, che valorizza lo spirito critico, che offre una programmazione ricca e tante esperienze. Che ascolta e interagisce con i suoi allievi, e che crede nella frase “nessuno resta indietro”.
Sì, ha proprio ragione il ministro Tremonti, la nostra è una scuola che ha un debito con la “gloriosa pedagogia popolare-democratica e progressista […] che ha l’indiscutibile pregio di elaborare e sperimentare una scuola di sicura affidabilità teorica ed empirica”.**
La Signorina Gelmini*** non ha idea di cosa stia parlando, ma il Signor Tremonti lo sa bene: e questa è la vera ragione del massacro.

* Italo Fiorin – Presidente del Corso di laurea in Scienze della formazione – LUMSA – Roma

** Franco Frabboni – Direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerche Educative – Università di
Bologna

*** Laureata in Giurisprudenza, Concorso da Procuratore a Reggio Calabria

lunedì 9 novembre 2009

E' caduto solo un muro , i cocci rimangono per terra.

Oggi lo show business, dopo aver fatto del Natale, della Pasqua, della festa del papà e della mamma passando da quella della donna dell'otto Marzo occasione per fare un po' di soldi, passa all'incasso dell'evento della caduta del muro di Berlino per celebrare una cosa enorme come è il concetto di "libertà e di democrazia".

Di muri costruiti per separare nel corso dei millenni ne abbiamo visti tanti. Molti sopravvivono come reperti storici ed archeologici e sono buoni per le foto da fare ai gruppi dei tour operator, altri resistono imperterriti e difficilmente saranno abbattuti.

La differenza di questi ultimi è che lo scopo per cui sono stati costruiti è quello di garantire la giusta causa dell'occidente ricco, democratico e per un cazzo ipocrita.
Quindi rimaniamo estasiati di fronte alle meraviglie tecnologiche degli Israeliani contro i palestinesi, in sintonia con l'esperienza e la frustrazione accumulata dentro i vari ghetti presenti nelle tante città europee; celebriamo la necessità di quello costruito ai confini tra Messico e Stati Uniti per rendere possibile un "ordinato" controllo delle immigrazioni che permetta un sano lucro sulla pelle di tanti poveracci; rinforziamo i tanti muri costruiti per proteggere dalle rivendicazioni di un pò di popoli come i Tuareg, e garantire lo sfruttamento di quelle risorse che ci permettono una vita agiata e tranquilla , come ad esempio quello costruito dal Marocco nel Sahara; oppure celebriamo realisticamente tutte quelle barriere che fanno della carne degli uomini e delle loro braccia occasione di un migliore sfruttamento come ad esempio tra Haiti e Santo Domingo.

In mezzo a tutto questo fiorire di mattoni che cadono, di parole che celebrano la libertà l'unico muro che ostinatamente persiste, nella testa di tanti, è quello che ogni giorno si costruisce per alimentare la paura dell'altro. Così la libertà non è più libertà per tutti di potersi muovere ,come cazzo gli pare, ma viene garantita solo in ragione di ciò che ti fa ricco e di come puoi pagarti un biglietto in business class.

Nelle città strutture lager come i CIE trovano una loro giustificazione perché noi siamo gente perbene, uno come Gheddafi ci piace se occupa il tempo invece che a tirare giù qualche aeroplano a costruire campi di concentramento per gente povera e disperata nel deserto.
E allora che dovete festeggiare se i Km. di filo spinato sono aumentati da quel giorno di liberazione? Oppure non liberavate un cazzo di nessuno ma immaginavate solo come pragmaticamente mungere soldi anche da quell'evento?

domenica 8 novembre 2009

Lotte nei lager italiani



Fonte: http://www.autistici.org/macerie/?p=21973

Diario

Siamo finalmente riusciti ad avere i nomi dei tre reclusi del Cie di Torino arrestati ieri notte, con l’accusa di aver rotto dei vetri della loro sezione. Vi invitiamo a scrivergli, per non lasciarli soli. Dei primi due sappiamo nome e cognome esatti, del terzo solo il cognome, per ora.

  • Adel Ben Fdhila
  • Mohammed Ben Alì
  • Boumesa

L’indirizzo è via Pianezza, 300 - 10151 Torino





martedì 27 ottobre 2009

Ed il duce finì nella monnezza

Al carruba che gli ha chiesto "perché lo ha fatto?" Ferrero che è un Valdese pacifista e non violento ha risposto "perché non lo ha fatto lei?"
E così l'effige del duce è finita nella monnezza.






lunedì 19 ottobre 2009

E se facessi il kamikaze?



Oggi volevo commentare quella intervista sul sole 24 ore in cui un tizio, imprenditore, ci fa capire perché (poveraccio) è stato costretto a portare un po' di soldi all'estero.
La sintesi è che:
1- non si sente un evasore
2- vorrebbe un premio perché lui in fondo se li riporta indietro è per salvare l'azienda
3- è colpa di quegli anni conflittuali (i 70) se era costretto a mettere fuori dall'Italia un po' di quella ricchezza che qualcun altro gli produceva
4- quelli che gli permettevano l'occultamento in fondo sono degli stronzi taglieggiatori perché si tenevano una parte di quello che lui nascondeva
5- è stato costretto ad internazionalizzare l'azienda perché non fidandosi di un sistema che gli permetteva di evadere, e che grazie a questo andava dal culo, voleva salvaguardare per sé stesso il frutto di tanto sudore della fronte degli altri.
6- in fondo ed alla fine mica è vero che paghiamo più tasse degli altri.

E' la fotografia di una classe imprenditoriale predatrice, attorniata da stuoli di avvocati e commercialisti che consentono con laute consulenze che il meccanismo giro a loro esclusivo vantaggio.
Dicevo che volevo commentarlo e forse l'ho fatto (potete leggere uno stralcio dell'intervista qui sotto), ho letto però le dichiarazioni della Marcegaglia (tralascio quelle del nano con B di cognome e di mestiere ministro) che contesta Tremonti solo perché ha elogiato il posto fisso, al punto da individuarlo come "la base della stabilità sociale" (la Repubblica).
La signora dice che quella è roba del secolo scorso (il posto fisso).

Io sono sicuro che dai paradisi fiscali che ospitano una parte del patrimonio di questa gente (parlo della signora) qualcosa rientrerà in Italia. Magari per dare una mano alla nazione.
E di questo le sono sinceramente ed in modo commosso grato. Penso anche che di fronte a questi illuminati e moderni capitani d'industria qualcosa bisogna concedere. Mi sfugge cosa può essere da terzo millennio per la tizia, cosa le possiamo concedere in più, cosa potrà mai soddisfare la sua fame di modernità. Quale parte della mia condizione umana deve essere ancora sacrificata per farla sentire (insieme ai suoi amici) soddisfatta.

E se mi girassero i coglioni? Così tanto per fare dell'avanguardismo del terzo millennio mi venisse in mente di fare il Kamikaze e farmi esplodere insieme a questa gentaglia?
Saremmo tutti soddisfatti.
Lei con una bella lapide con su scritto "sognava un'Italia moderna e morì incompresa" ,io "non riuscì a realizzare i suoi sogni ma consentì a qualcuno altro di realizzare i suoi ripulendo la strada".


"Fonte: sole24 ore
Perché non si considera un evasore:
«Tutti quei titoloni sulla caccia agli evasori sono ridicoli. Mi irrito quando leggo che rientreranno cento miliardi occultati o riciclati. Io aderirò allo scudo fiscale, ma non sono e non mi sento un evasore. E mi secca molto che lo scudo si sia trasformato in un calderone dove il Fisco trita tutto e tutti uniformemente: imprenditori, riciclatori, speculatori e fighetti che inventano prodotti finanziari tossici, alla base della crisi attuale».


Solo uno che vuole salvare l'aazienda (sig!!):
«Uno scudo, o una via preferenziale, riservata a chi riporta i fondi in azienda. Le banche hanno chiuso i rubinetti e noi siamo costretti a mettere mano a tutti i fondi disponibili per non affogare. Beni personali e beni allocati all'estero: questo sforzo va appoggiato, sostenuto e, in qualche modo, premiato. C'è una netta differenza tra chi riporta fondi in Italia per far girare l'azienda e chi fa rientrare frutti di speculazioni finanziarie o grandi rendite che non si tramutano in investimenti e lavoro».

Non è un mafioso..forse è un po' ladro?
«Ci vogliono costringere ad aderire allo scudo con la minaccia di stanarci uno per uno. E di mandarci sui giornali per evasione fiscale. Ma non sarebbe meglio cercare con il bisturi il mafioso che ripulisce capitali della droga o di altre carognate? Perché pretendere una lista con i nomi di tutti i correntisti? Non si fa di ogni erba un fascio».


Quei duri anni 70:
«Erano anni duri, ogni giorno uno scontro con il sindacato, il terrorismo colpiva con regolarità, il più grande partito comunista dei paesi occidentali era a un passo dal governo. È diventato naturale, in quegli anni, trattenere una piccola quota di fondi all'estero».


'Sti cazzo di strozzini stronzi!!:
«Trattenevamo il 20%, senza esagerare con carichi eccessivi e ingiustificabili. Lo chiamavamo, in codice, tuenti, da twenty. Dicevamo: a quella ditta fai il tuenti e il responsabile amministrativo capiva. E il tuenti diventava tuenti faiv quando eravamo sotto pressione per adempimenti burocratici assurdi o in periodi di dichiarazioni fiscali. Una specie di protesta civile contro i cavilli. Volevamo creare una piccola riserva, niente di più. Poi, quando sono subentrato io alla guida dell'azienda, mi sono posto il problema di cosa fare. Erano gli ultimi anni della prima repubblica: partiti in sfacelo, leggi finanziarie con manovre mostruose.


Voi non fuggireste?
Ricordo bene la tassa straordinaria, imposta dalla sera al mattino, sui conti correnti. C'era il concreto rischio che l'Italia non entrasse nell'area monetaria europea, sarebbe stato un disastro. Per questo ho dato una veste internazionale all'azienda:ho creato una società alle Antille che a sua volta ha dato vita a una società di diritto olandese che è diventata socia, con il 50% delle quote, della mia azienda».

E mica è 'na questione di tasse...eddaiii!!!
«No, assolutamente no. Il risparmio fiscale non c'entra. Il livello tra fisco italiano e olandese è tutto sommato uguale. C'è solo una differenza di cinque punti percentuali tra la tassazione dei dividenti in Olanda e quella in Italia, ma non vale la pena rischiare per così poco."

lunedì 12 ottobre 2009

Privatizzazioni di massa e mortalità

di Pirous Fateh-Moghadam

privatizzazioneUno studio pubblicato su Lancet esplora le cause dell’eccesso di mortalità che ha accompagnato la fase di transizione verso l’economia di mercato dei Paesi dell’Europa orientale e dell’ex-Unione Sovietica dal 1989 al 2002.

È noto da tempo che la transizione dall’economia pianificata dei Paesi dell’Europa orientale e dell’ex-Unione Sovietica all’economia di mercato abbia prodotto conseguenze devastanti sulla salute. L’UNICEF attribuisce oltre 3 milioni di morti premature alla transizione al capitalismo[1]; il programma di sviluppo delle Nazioni Unite (United Nations Development Programme – UNDP) stima in oltre 10 milioni il numero degli uomini scomparsi a causa del cambiamento di regime[2]; e, nonostante siano passati oltre 15 anni dall’inizio della transizione, in solo poco più della metà dei Paesi ex-comunisti è stata raggiunta l’aspettativa di vita registrata nel periodo antecedente la transizione[3].

Questi dati vengono ripresi nell’introduzione di un recente studio pubblicato da Lancet[4] che ritorna sull’argomento della mortalità associata alla transizione al capitalismo con l’obiettivo di fare luce sui meccanismi che potrebbero stare alla base del fenomeno e delle differenze osservate tra i diversi Paesi post-comunisti; i risultati sono interessanti e assumono un significato particolare in questa fase di crisi mondiale del capitalismo.

David Stuckler e Lawrence King del Dipartimento di Sociologia, dell’Università di Cambridge e Martin Mc Knee della London School of Hygiene e Tropical Medicine, hanno analizzato i tassi di mortalità standardizzati per età di uomini in età lavorativa (15-59 anni) dal 1989 al 2002 dei Paesi post-comunisti dell’Europa orientale e dell’ex-Unione Sovietica. Dall’analisi dei dati è risultato che i programmi di privatizzazione di massa sono associati in maniera statisticamente significativa con l’aumento di circa il 13% della mortalità a breve termine. In termini assoluti questo corrisponderebbe, nel periodo considerato, a circa 1 milione di morti tra gli uomini in età lavorativa, dovuti alla “terapia d’urto” della privatizzazione. La privatizzazione di massa è stata definita dagli autori come il trasferimento di almeno il 25% delle aziende statali al settore privato entro 2 anni.

Ma quale è il meccanismo attraverso il quale la privatizzazione produce i suoi effetti mortali? A questo proposito emerge chiaramente come l’aumento della disoccupazione sia in realtà il fattore di rischio che contribuisce maggiormente alla mortalità, confermando l’importanza fondamentale dell’occupazione nell’influenzare lo stato di salute della popolazione, una importante considerazione anche per l’Italia in vista dei prevedibili licenziamenti dovuti alla crisi economica mondiale. Ma non è solo la disoccupazione il fattore che media tra privatizzazione e mortalità, fanno osservare gli autori dello studio. In Unione Sovietica insieme al posto di lavoro era garantita anche la casa, l’educazione, gli asili nido e i servizi di prevenzione. Quindi “perdendo il lavoro si è perso anche tutto il resto”, come afferma Mc Knee in un’intervista della BBC a commento dello studio.

Importante notare che gli effetti della privatizzazione non sono stati gli stessi in tutti i Paesi analizzati. Proprio dal confronto tra i diversi Paesi sono emerse alcune informazioni supplementari molto interessanti. Risulta per esempio un rapporto inversamente proporzionale tra l’effetto sulla mortalità della privatizzazione e il capitale sociale. Gli effetti negativi della privatizzazione diminuiscono gradualmente con l’aumento del capitale sociale dei diversi Paesi e nei Paesi in cui più del 45% della popolazione faceva parte di una qualche organizzazione sociale (associazioni di volontariato, sindacati, comunità religiose, etc.), la privatizzazione di massa non aveva più effetti significativi sulla mortalità (slide 1).


Slide 1. Interazione tra privatizzazioni di massa e capitale sociale

Cliccare sull'immagine per ingrandirla

Cliccare sull'immagine per ingrandirla

Un altro fattore decisivo nel modulare l’effetto della privatizzazione è la velocità con cui i processi di trasferimento di proprietà si sono verificati. Nei Paesi in cui si è proceduto ad un lento e progressivo passaggio, gli effetti negativi della privatizzazione sono stati molto meno pronunciati (Bielorussia e Paesi dell’Europa orientale) fino ad essere neutralizzati del tutto in qualche caso.
Il confronto tra i livelli di mortalità degli uomini adulti correlati con l’intensità della privatizzazione in Russia e Bielorussia è proposto nella slide 2. A partire da questi risultati gli autori raccomandano particolare cautela nei processi di trasformazione economica previsti in Paesi quali Cina, India, Egitto o Iraq (dove il processo di privatizzazione della proprietà statale è appena iniziato).

Slide 2. Privatizzazioni di massa e tassi di mortalità tra gli adulti maschi. 1989-2002: Russia e Bielorussia


Cliccare sull'immagine per ingrandirla

Cliccare sull'immagine per ingrandirla


Le cause biomediche dirette della mortalità (determinanti prossimali) non sono state oggetto dell’indagine, tuttavia è emerso da altri studi, citati da Stuckler nella parte di discussione dello studio, che queste siano verosimilmente da ricondurre alla diffusione di fattori di rischio comportamentali come il consumo di alcol, il fumo di tabacco e la cattiva nutrizione. È infatti generalmente noto che gli stili di vita sani seguono un gradiente sociale, che vede penalizzati i disoccupati, i ceti meno abbienti e meno istruiti, un fatto valido pure in l’Italia, come viene anche documentato dai risultati del sistema di monitoraggio degli stili di vita PASSI[5]. Inoltre, nella patogenesi delle malattie cardio-vascolari, che hanno contribuito in misura notevole all’incremento della mortalità soprattutto delle persone di mezz’età, giocano un ruolo meno definito ma non meno importante, anche fattori di rischio di natura psico-sociale, lo stress socio-economico e la percezione della mancanza di controllo sugli eventi[6].

Risale proprio agli anni della terapia d’urto capitalistica nei Paesi ex-comunisti la pubblicazione del “Libro nero del comunismo” di Stéphane Courtois[7], una raccolta dei crimini del “comunismo”, categoria usata indiscriminatamente dall’autore con la finalità di denunciare in maniera generalizzata una vicenda storica considerata totalmente aberrante e criminale. Da allora, per gli esponenti politici ed intellettuali delle classi dominanti tale impostazione è rimasta l’orizzonte mentale entro il quale cercare di ingabbiare l’opinione pubblica al fine di rafforzare l’ideologia del pensiero unico, secondo cui l’economia di mercato rappresenterebbe l’unica e migliore forma di vita socio-economica possibile in eterno su questo pianeta.

Un’analisi più differenziata e critica delle drammatiche vicende del ‘900 e della transizione dall’economia pianificata a quella di mercato potrebbe invece contribuire alla riformulazione di ipotesi che mentre condannano fermamente i crimini commessi dai diversi regimi comunisti evitando qualsiasi forma di minimizzazione, nel contempo osino comunque prendere in considerazione il superamento del capitalismo. Infatti l’unico effetto positivo che l’attuale crisi economica mondiale potrebbe avere è proprio quello di allargare la breccia nella gabbia concettuale del pensiero unico, rendendo di nuovo disponibile all’opinione pubblica l’intera tavolozza di possibili opzioni per affrontare la crisi, comprese quelle che trascendono lo stato di cose esistenti.

Dallo studio di Stuckler emerge anche che l’organizzazione dei cittadini in associazioni politicamente e socialmente attive risulta avere un forte effetto protettivo nei confronti degli effetti negativi sulla salute provocati da crisi e disoccupazione. In altre parole non occorre far leva sui buoni sentimenti di altruismo per promuovere l’impegno sociale, basterebbe già il sano istinto di autoconservazione. Viene quindi naturale concludere questa riflessione con l’invito di essere “egoisti”, impegnandosi nel sociale.

Bibliografia

  1. UNICEF. A decade of transition. Monitoring Central and Eastern Europe Project. Florence, Italy: UNICEF, 2001.
  2. UNDP. Transition 1999. Human Development Report for Eastern Europe and the CIS. New York: UNDP REBEC, 1999.
  3. World Bank. World Development Indicators (2007 edn).Washington DC: World Bank, 2007.
  4. David Stuckler, Lawrence King, Martin McKee. Mass privatisation and the post-communist mortality crisis: a cross-national analysis. The Lancet 2009; 373 (9661): 399 – 407
    doi:10.1016/S0140-6736(09)60005-2
  5. Risultati del sistema di monitoraggio PASSI (progressi delle azienda sanitarie in Italia).
  6. Men T, Brennan P, Boffetta P, Zaridze D. Russian mortality trends for 1991-2001: analysis by cause and region. BMJ 2003; 327;964.
  7. Stéphane Courtois. Il libro nero del comunismo. Mondadori, 1998 (Collana Le Scie).