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sabato 27 febbraio 2010

Il denaro, lo sterco del diavolo

Quando l'uomo "invento'" il denaro penso' di aver trovato un modo comodo per evitare tutta quella rottuta di balle a cui lo costringeva il "barattare" le sue cose con quelle di qualcuno.
Il pensare a cosa portare dietro da scambiare che fosse utile a un altro doveva essere una roba da mal di testa. E poi come determinare il "valore" del tuo prodotto in rapporto a quello fatto da qualcun altro? La fatica? Il tempo passato intorno all'attrezzo? L'ingegno?
Quando quella robetta di metallo prezioso inizio' a riempire le tasche dei nostri eroi il mondo sembro' più facile da affrontare.

La moneta assumeva una funzione terza rispetto a due "oggetti" e in qualche modo ne cristallizzava il valore nella prassi faticosa di una contrattazione che, in quel modo, non aveva il problema di misurare il valore a cui scambiare due "manufatti" quanto quella di determinare il valore di quell'oggetto di contrattazione, e solo di quello.

Il compratore, forse, valutava quanto era nelle sue possibilità e in funzione di ciò decideva cosa fosse per lui prioritario e più utile. Il venditore misurava la sua fatica, il tempo e di quanto quel denaro doveva "remunerare" quello sforzo per permettergli di usarne una parte per sé e il proprio sostentamento e il resto per migliorare la sua condizione e accumulare altro "capitale".

Processo lungo e complesso in cui il commercio delle eccedenze prodotte e la velocità in cui il circuito moneta/merce perpetuava la propria produzione di maggior valore innescava meccanismi moltiplicatori sia delle merci che dei capitali che della fatica spesa per produrli.

Meccanismo moltiplicatore anche di beni e dilatatore delle dimensioni del mercato cosi' come di masse di uomini che nel tempo avrebbero perso il rapporto diretto e creativo con il proprio manufatto per diventare solo una fattore parcellizzato legato alla contabilità economica e ad un bilancio.

La moneta in sé conteneva già l'inganno su cui il sistema si consolidò nel tempo. Quando la quantità d'oro (o d'argento) con cui le monete venivano prodotte fu ridotto nel tempo, in modo truffaldino a causa della difficoltà di trovare quei metalli, in qualche modo si accettò l'idea che, in realtà, il valore del denaro in quanto strumento di scambio e a ciò legato non esisteva. In fondo si trattava di una convenzione a cui era connessa l'idea che quell'inganno (e la sua moltiplicazione "infinita") bisognava salvaguardarlo.
Sarebbe lunga e faticosa una narrazione sulla storia del denaro e di come il "capitale", quella cosa in funzione della quale tutto si muove, abbia mutato la sua natura diventando sempre più qualcosa d'impercettibile e legato in misura parziale a "manufatti" e beni tangibili.

Ci interessa, però, cercare di capire qual'è il punto di rottura di quest'elastico virtuale. Perché da quello dipenderà una parte di cio' che saremo nel futuro e di come organizzeremo le nostre relazioni. Facciamo per questo un percorso in tre tappe, la prima passa da un libro del quale nel video vi leggo qualche brano. Per le altre vi diro'.
http://www.youtube.com/watch?v=2hcpk74eWjs



venerdì 26 febbraio 2010

La cultura d'impresa

giovedì 25 febbraio 2010

lunedì 7 maggio 2007

La censura e le regole di Kilombo

domenica 6 maggio 2007

lunedì 30 aprile 2007

Resistenza e memoria condivisa

TRASMISSIONE 3 DI RADIOERESISTENZA


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sabato 28 aprile 2007

La resistenza e l'onorevole Fini

Per l'onorevole Fini non tutti i partigiani erano democratici. Immagino a chi si riferisse l'onorevole. Non di certo ad Edgardo Sogno, quello che combattè con Franco in Spagna e che provò a fare un colpo di stato in Italia.
Forse neanche ai suoi illustri progenitori ideologici della RSI.
Provo ad immaginarli quei ragazzi, con un mitra in mano e cenciosi.
Impegnati a salvare la pelle o a disquisire amabilmente di democrazia?
Vi lascio con la lettura di alcune pagine che patlano di resistenza.
le dedico a chi quegli anni non li ha vissuti e spara sentenze.

venerdì 27 aprile 2007

Radioeresistenza trasmissione 2

Trasmissione beta di radioeresistenza

Ediione del 26 aprile
Commento su cofferati e le sue incazzature





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