venerdì 11 maggio 2007

Quelli che non ricorda nessuno

C'è molta gente che ha voglia di celebrare la morte mettendo insieme gente con storie diverse.Un modo per espiare con i conformisti e rendere un servizio alla non storia.
Vogliamo ricordare, qui per un momento e per un giorno, giusto il tempo che qualcuno legga, quelli di cui nessuno celebra il giorno della memoria.
Franco Serantini morto nel 1972, ucciso durante una manifestazione
Giuseppe Pinelli, morto suicida per mano amica
Francesco Giuri, ucciso durante un conflitto a fuoco nel 1978
Barbara Azzaroni, uccisa a Torino durante uno scontro a fuoco nel 1979
Matteo Caggegi, ucciso a Torino nel 1979 durante uno scontro a fuoco
Maria Antonietta Berna, muore per lo scoppio accidentale di un ordigno 1979
Angelo del Santo, muore per lo scoppio accidentale di un ordigno 1979
Alberto Graziani, muore per lo scoppio accidentale di un ordigno 1979
Manfredi De Stefano, muore per un aneurisma in carcere nel 1984
Gino Liverani morto in Nicaragua nel 1988
Paolo Sivieri, morto suicida in carcere nel 1989

In un paese che perdonò quasi immediatamente i fascisti e che fa fatica a liberarsi delle scorie di quella ideologia, ci può essere spazio per il recupero di una memoria storica di gente scomoda.
Voglio potere celebrare quelle morti per poter vivere con un pò di ottimismo il futuro.Con l'immagine di compagni, ragazzi e ragazze che "assurdamente" si bruciarono la vita per scoprire alla fine con le parole di Camus che " Chi ama un essere umano lo ama nel presente. La rivoluzione vuole amare l'essere umano che non esiste"

giovedì 10 maggio 2007

La questione dell'immigrazione e la delinquenza

Parlare di extracomunitari oggi significa parlare di delinquenza e criminalità.nell'immaginario collettivo la questione dell'immigrazione è legata, per lo più, agli strumenti di tipo repressivo che bisogna utilizzare per contrastare i fenomeni di microdelinquenza che occupano le pagine dei giornali.
Lo spunto "moralista" da cui si parte è questo: Queste persone arrivano nel nostro paese e si devono adattare alle regole di convivenza ed ai valori che ci siamo dati in questa comunità".
Da qui il passaggio ad una assimilazione di questi sotto tutti i profili(comportamento adeguato e consono al vivere civile, costumi ed abbigliamento, valori culturali e religiosi etc.) è un passo obbligato secondo la maggior parte degli opinionisti e del sentire comune.
Prima ancora del fatto delinquenziale quello che ci interessa è l'assimilazione "culturale" di questi soggetti.
Una delle motivazioni di fondo è la paura della perdita di un'identità che è una sintesi di razza, radici religiose e stile di vita che identificano l'uomo e la donna italiana.
Che dietro questa inesorabile conquista ci siano dati "oggettivi" e fenomeni epocali difficilmente contrastabili, con le parole e le norme, è una cosa che sembra non interessare nessuno.
Basterebbe citare, dentro i nostri confini l'invecchiamento della popolazione, la necessità( per il sistema contributivo,economico e civile )di nuove braccia in sostituzione di quelle che strutturalmente mancano per mantenere un equilibrio di sostenibilità del nostro sistema di vita.
Fuori dai nostri confini, la migrazione di milioni di persone in funzione dei cambiamenti climatici e dei fenomeni di desertificazione con la conseguente mancanza di risorse primarie per la sopravvivenza, lo sviluppo di un'economia predatrice di materie prime in quei paesi in cambio del nulla, il disinteresse allo sviluppo di una classe dirigente locale in grado di gestire le tensioni sociali e dare risposte alla domanda di giustizia ed equità.
Neanche la storia ci ha insegnato molto ed i fenomeni di migrazione di massa, in cerca di nuove condizioni ed opportunità di vita, che hanno portato al disfacimento di imperi sono un segnale troppo lontano nel tempo.
Il punto da cui si dovrebbe partire, per me, è la convenienza ad accelerare fenomeni d'integrazione tra i vari soggetti e le varie culture, che abbia l'obiettivo di creare una nuova comunità multietnica e che trovi nella necessità della convivenza e del rispetto dell'altro la sua principale prospettiva di sopravvivenza.
Sul fenomeno dell'immigrato, come soggetto debole e portato a delinquere, ci sono due documenti che analizzano la situazione delle carceri italiane.
Nello studio della IRES vengono elaborati una serie di dati e correlati ai fenomeni a cui danno vita.
Nel 1990 l'incidenza della popolazione carceraria extracomunitaria era del 13,1%
Nel 2003 si è passati al 29,3%
Tale fenomeno è tipico degli stati occidentali in cui si manifestano massicci flussi migratori (gli USA detengono il record), ed andrebbe correlato alla crescita della incidenza della popolazione extracomunitaria rispetto a quella locale.
Un 1° dato che viene messo in evidenza è che gli italiani riescono ad utilizzare in modo maggiore le pene alternative alla detenzione.
Questo in ragione di due elementi:
1- possibilità di un lavoro stabile
2- consolidata rete di relazioni famigliari
La seconda analisi riguarda la tipologia di reati consumati e l'incidenza di quanto, su questi, pesino gli immigrati.
A giugno 2003 la popolazione carceraria era di 215.514 persone.
Tre tipologie di reato, da sole, ne assorbivano più del 50% (Spaccio e detenzione di droga 32.000 reclusi, legge sulle armi 37.000, reati contro il patrimonio 64.225)
Per quanto riguarda il contributo degli extracomunitari alla popolazione carceraria, in fz. dei singoli reati, a quella data la situazione era la seguente:
Associazione di stampo mafioso 0.2%
Reati economici 0.9%
legge armi 5.5%
reati contro il patrimonio 16,7%
Droga e spaccio 33%
Prostituzione 75%
Legge stranieri 85%
Il terzo elemento è la presenza preponderante di "clandestini" nella popolazione carceraria.
Quello che il dott. Alain Gaussot mette in evidenza in una ricerca simile, è la sostituzione della manovalanza italiana, con extracomunitari, nelle organizzazioni criminali, in particolar modo nel commercio e spaccio di droga e prostituzione.
L'altra questione evidenziata è come le organizzazioni criminali si siano spartite la filiera, in modo da far occupare ai soggetti maggiormente deboli e ricattabili gli ultimi anelli della catena.
Una filiera che può essere rappresentata da un'organizzazione che si occupa del trasferimento di braccia (tratta),una della manipolazione (locale) e logistica per il prodotto/servizio, una della organizzazione finanziaria per l'investimento e la gestione del surplus (mafia, camorra e organizzazioni locali). Una sorta di riproposizione della catena del valore che si studia nelle varie università di economia e di business.
Questo modello organizzativo ha bisogno di norme repressive e di politiche di emarginazione per poter contare su una massa di sottoproletari da impiegare a bassissimo costo e pochi rischi.
Processi sociali inclusivi, in grado di dare opportunità e strutture a queste persone toglierebbero loro una parte del mare in cui nuotano.
L'altra questione riguarda una politica di lotta alla criminalità che miri maggiormente alla testa piuttosto che alle braccia.
Esiste, su questo fronte, una classe politica lungimirante?
Voglio chiudere questo articolo con un dato sull'utilizzo dei clandestini da parte dell'economia "lecita".
Da giugno 2006, a Torino, sono stati controllati 169 cantieri. Di questi 63 hanno riscontrato irregolarità urbanistiche ed in 28 è stato individuato l'utilizzo di clandestini. Otto datori di lavoro sono stati denunciati.
Sarebbe interessante estendere il controllo alle centinaia di boite e fabbriche dell'interland.
Una domanda: secondo voi, di quanto si è ingrossato l'esercito dei potenziali criminali con quei clandestini spariti dai cantieri?

lunedì 7 maggio 2007

La storia di due donne, una terrorista ed un'operaia.Recensione a due libri


Ho appena finito di leggere due libri.Il primo è la storia autobiografica di Ines Arciuolo, il titolo è "A casa non ci torno", è stato pubblicato da Stampa Alternativa ed è disponibile in libreria da poco tempo.
Se non lo trovate potete cercarlo sul sito www.stampalternativa.it/wordpress

Il secondo è intitolato "Disoccupate le strade dai sogni, la vita di Ulrike meinhof"
L'autore è Alois Prinz ed è pubblicato da Arcana.
Il primo libro racconta della storia di una donna, una comunista che inizia la sa militanza in un paese campano negli anni del secondo dopoguerra.
Milita all'inizio nel PCI,è operaia alla Brionvega ed alla Fiat di Torino.
Nel 1979 viene licenziata e fa parte dei 61 accusati di terrorismo da parte dell'azienda torinese. Partecipa alle lotte di Mirafiori che si conclusero con la marcia dei 40.000.
In seguito decise di andarsene in Nicaragua dove è vissuta per cinque anni impegnata nelle lotte (con il fucile in mano) di emancipazione di quella gente.Parla, nel suo libro, del conflitto tra operai e padroni.Due categorie che sembrano essere scomparse dal linguaggio della politica e della sociologia.Oggi si parla di consumatori e cittadini.Qualcuno, con il poco che è rimasto, si intestardisce a chiamare le cose ed i fenomeni sociali secondo un uso della parola che tende a dare il significato intrinseco alle cose.
Significato che vuole rappresentare i fenomeni per quello che realmente sono.
Ines ci descrive un mondo in cui si lotta per conquistare, giorno per giorno, il poco che permise a tanti di migliorare le proprie condizioni di vita.Ci narra delle sue emozioni e delle sconfitte.Dei conflitti tra compagni e della disperata ricerca di qualcosa che potesse dare risposte alla sua ricerca.
Il secondo libro narra di Ulrike Meinhof, della sua educazione borghese e piena di valori "cattolici", della sua formazione scolastica e dell'influenza che ebbero su di lei le teorie di Rudolf Steiner,della comprensione di quello che rappresentò il nazismo per il suo paese,della convinzione che non era possibile che i fronti svanissero e non si distinguessero il bene ed il male e che non fosse chiaro chi stava da una parte e chi dall'altra, delle sue frequentazioni e dell'impegno in politica dal 68 in poi.Della scelta della lotta armata e del suo "suicidio".
"secondo il teologo Thieleke la frattura nella vita di Ulrike è da considerarsi come la caduta di Lucifero.
L'ex presidente della Germania, Heinemann alla notizia della sua morte dichiarò "Per quanto incomprensibile, tutto ciò che ha fatto l'ha fatto per noi"
Riproporre due storie che rappresentano il conflitto e lo scontro ha, per me, il pregio di portare alla nostra attenzione l'essenza di quello che attraversa la società ogni giorno.Una lotta senza fine tra forze che si contrastano sul modo in cui pensiamo di governare e gestire i rapporti tra le persone, le classi, i popoli e le diverse culture. Del modo in cui quello che c'è (merce, risorse, ricchezza) debba essere condiviso e distribuito, secondo quali interessi e quali rapporti di forza. Di come questo ultimo aspetto sia la chiave intorno a cui si dibatte e ci si divide. Di quali valori si rappresentano in questo.Le loro storie ci raccontano di una ricerca individuale e collettiva. Ricerca portata anche a dare risposte estreme.
Nel consigliarvi la lettura dei due libri, vi lascio con un breve incipit preso da quelle pagine.


INES ARCIUOLO
«Papà, che succede tra la Cina e l’Unione Sovietica?» gli avevo chiesto una sera sul balcone dove, prima di andare a letto, fumava l’unica sigaretta del giorno. «È molto complicato, ma se fossi più giovane aprirei una sezione cinese» mi aveva risposto pensieroso, guardando nel vuoto.

Il rapporto di Kruscev che stigmatizzava la politica di Stalin e tuonava la sua condanna al «culto della personalità», all’accanimento del potere e ai conseguenti crimini, lo sconvolse. Dovette essere molto doloroso per lui venire a conoscenza della verità. Come tanti compagni della sua generazione aveva amato Stalin: era stato lui, come per milioni di persone, l’uomo che aveva sconfitto Hitlet, e punto di riferimento per chiunque nel mondo lottasse per una società più giusta.

Le conseguenze di quelle rivelazioni furono devastanti; non tardarono a formarsi le fazioni che vedevano i compagni schierati su posizioni contrapposte e la lotta che si scatenò all’interno del partito fu senza esclusione di colpi. Lunghe, accanite discussioni caratterizzarono quel periodo. Con quale feroce accanimento lo attaccavano quei compagni che lui stesso aveva formato! Alcuni di loro, grazie anche al suo impegno, erano diventati senatori o deputato al Parlamento. I chierici del partito sfoderarono il ben noto, velenoso moralismo.



ALOIS PRINZ
Secondo lo scrittore e filosofo Camus l'uomo è l'unica creatura che può rifiutarsi di essere quello che è,condizione che rende ogni individuo un potenziale ribelle........Ogni volta che l'uomo si ribella è perchè ha oltrepassato la soglia della sopportazione.E' come se dicesse:finora era ancora possibile sopportare, ma ora basta, mi difenderò.A questo punto è evidente che un ribelle non cerca sempre e solo il conflitto.Agisce perchè desidera proteggere qualcosa a cui tiene molto e che considera prezioso.Chi denuncia l'ingiustizia vuole giustizia.Chi si oppone all'insensatezza, reclama un senso. Forse senza saperlo, ogni ribelle è alla ricerca dell'amore, di una morale o di qualcosa di sacro.Accanto ad ogni negazione ha sempre anche un'affermazione.
Questi due aspetti entrano in contraddizione quando il ribelle, nel momento della negazione, ricorre a mezzi contrari ai suoi principi, ad esempio combattendo la violenza con la violenza, la menzogna con la menzogna. Solo gli spiriti mediocri, scrive Camus, risolvono con semplicità questo conflitto. per gli spiriti eccelsi è un terribile dilemma da cui spesso non riescono ad uscire, anche se può condurli alla morte."

La censura e le regole di Kilombo

domenica 6 maggio 2007

sabato 5 maggio 2007

Tutto questo casino per morire Democristiani?

Quando si sciolse la balena bianca, sembrava che la metastasi avesse fatto il suo corso e che nessuna speranza ci fosse per i residuati di quella stagione.
Insieme a loro erano spariti i socialisti ed il PCI cambiò nome e pelle.
E dopo tanta strada cosa ci rimane?
Un partito di ex DC (la Margherita) che riesce a far sciogliere l'ultimo residuo di partito parasocialdemocratico d'Italia.
Una offensiva clericale sul tema dei diritti con toni da inquisizione e immagini di cilicio inquietanti.
Un presidente del consiglio ex D.C. con una politica alla Don Abbondio.
Un passaggio di consegne tra zio (Letta) e nipote (Letta) che rappresenta bene il potere, quello vero.
Gli amici degli amici che si spartiscono e dividono tutto.
Quella piovra che allora aveva qualche corrente, adesso può contare su :
Margherita, UDC, Nuova D.C., Mastella, L'Italia di Mezzo, Il partito delle autonomie (Sicilia), i moderati(formazione piemontese) e qualcos'altro che ho perso per strada.
Siamo circondati ed ormai il territorio è indifendibile.
A questo aggiungiamo Forza Italia ed il quadro dell'estremismo conservatore e clericale è fatto.
E' come l'immagine di Blob, una massa vischiosa e repellente pronta ad entrare in tutti i pori della società.
Da quella roba, scaturirono le energie di una bellissima stagione di lotte.
Non ho idea se vedremo di nuovo un periodo del genere. Spero solo di non morire con l'immagine dello scudo crociato sui manifesti elettorali.

Gli extracomunitari? buoni solo come carne da macello

Abderrahim Belgaid ha 42 anni, adesso è su una sedia a rotelle e non potrà camminare per il resto della sua vita
Aberrhaim è assistito 24 ore su 24 dalle sue due sorelle..
La sua colpa? Aver chiesto insistentemente di essere pagato dal suo datore di lavoro.
Aberrahim prima di allora era un infermiere, uno di quelli sotto contratto di una cooperativa dal nome evocativo : Vita serena.
Il suo capo, un signore di nome Arcuri, infastidito dalla sua richiesta non trova di meglio che prenderlo a botte. Abdou rimane a terra con una lesione alla spina dorsale.
Ai poliziotti e soccorritori chiese una pistola per uccidersi perchè aveva capito l'entità del problema.
Lui è un marocchino e la tesi del suo capo è legittima. E' sicuramente ubriaco.
E come tale è stato trattato.
Ora è in corso un processo e Abdou non ha i soldi per chiedere giustizia come è suo diritto.
Ad esempio non può fare azioni esecutive sui beni del suo aggressore (Ferrari ed ammennicoli vari) perchè costa troppo dar corso alla procedura.
Molti di quelli che crepano sui cantieri o nei luoghi di lavoro sono extracomunitari.
Gente sotto ricatto il più delle volte.
In attesa che qualcuno liberi questo mondo da tutte le ipocrisie dei benpensanti, forse possiamo fare qualcosa per lui.
Se qualcuno ha voglia, istituire un conto corrente su cui indirizzare soldi che consentano a queste persone di far valere i propri diritti sotto il profilo civile e penale.
Pagare un'assistenza legale degna.
Se siete d'accordo fate girare questa storia e proviamo ad organizzarci

giovedì 3 maggio 2007

Perchè i sindacalisti condannano Rivera?

Le cose della politichetta fanno il loro corso. Dopo il concerto del 1° Maggio i sindacati si sono affrettati a censurare le parole di Rivera, il presidente della camera ha detto una cazzata senza significato (una roba tipo non bisogna fare rumore),Prodi ha invitato ad abbassare i toni (come se fosse una colpa esprimere una opinione), la Rai ha detto che lei non centra un cazzo con i testi e che si è limitata a trasmettere il concerto ( facendo passare l'idea che i testi di quelli che ha sotto contratto sono controllati), la destra si è scatenata per difendere il Santo Padre (quello che da quando è papa è infallibile), l'Osservatore Romano ha calato il due di briscola dando del terrorista a Rivera (ed io ingenuo che ero fermo agli squadroni della morte ed alle bombe dei fascisti).Non ho colto dichiarazioni dal colle.
Le voci per la libertà di espressione? Poche e sommesse.
La sensazione è che le parole atterriscono, come sempre, molto più di manifestazioni oceaniche.
Tutti a blaterare, ma nessuno che abbia detto semplicemente che quello che era stato raccontato è vero.
L'immagine riporta ad casta di iscritti ad un club esclusivo (quello della politica e di quello che le viaggia in modo trasversale attorno) che parlano tra di loro, in modo politicamente corretto ed a bassa voce.
Distante tanta gente. Sempre più distante.

martedì 1 maggio 2007

Vietato parlare dei preti

DALLA REPUBBLICA

Rivera rincara la dose. "Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la chiesa non si è mai evoluta", ha detto alla folla di giovani della piazza. "Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, a Franco e per uno della banda della Magliana. E' giusto così - ha sottolineato Rivera - assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di Sla, ma c'erano due ladroni".

I tre sepolcri imbiancati della triplice si sono incazzati per queste battute.
Tutta la mia solidarietà a Rivera.
Quei tre, quando li vedremo nelle fabbriche o in qualche call center, mandiamoli a fanculo.

Perchè si festeggia lo sfruttamento ?

La memoria ci riporta agli scontri di Haymarket nel 1886.Lo sciopero era stato dichiarato per rivendicare giornate di lavoro di otto ore.Negli scontri tra manifestanti e polizia ci furono circa 20 morti e decine di feriti. In un lungo filo rosso a quegli avvenimenti è legata la lotta di classe. Una lotta in cui la differenza tra padroni e lavoratori è chiara, o almeno lo era in passato.
Perchè festa del lavoro?
Potrebbe essere una festa se il valore che ognuno di noi dà a quello che produce (merci o servizi) fosse retribuito nel modo giusto.
Se non fosse semplicemente un impiccio od un costo nella maggior parte dei casi.Se i diritti ad esso legati fossero rispettati, se gli stessi diritti fossero estesi invece che ridotti.
Una festa celebra cose belle e conquiste. Non vedo grandi conquiste negli ultimi anni, solo molte sconfitte.
Il lavoro contribuisce a dare valore ad una comunità.Perchè crea solidarietà nello stesso spazio che dividi con chi è nella tua stessa condizione.Oggi crea individualismo mal retribuito.Soggetti disgregati e senza prospettiva.
Ed in tutto questo chi è dalla parte del mondo del lavoro?
Forse i sepolcri imbiancati che ho visto sfilare questa mattina, a torino, con l'unica cosa rossa che è rimasta a loro? Una coccarda.