Potremmo eccepire qualcosa sulla forma che caruso ha usato solo alla condizione che si fosse in un contesto in cui prevale l'onestà intellettuale di chi commenta.
In particolare ho avuto la sventura di imbattermi in un paio di commenti che denotano, oltre all'approssimazione data dalla capacità di mettere insieme una benchè minima analisi seria sul fenomeno, un feroce antagonismo nei confronti di chi usa il suo tempo a svelare l'ipocrisia che ammanta questo nostro sistema.
Tal olivieriinfausto nel commentare in modo anonimo (la forza degli argomenti necessita del muro dell'anonimato dietro cui nascondersi) un post, indica nel rapporto Inail la fonte per rafforzare l'accusa di "cialtronismo" nei confronti di chi indica nella legge Treu ed in quella Biagi un elemento che ha portato al peggioramento delle condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro ( in particolare per quanti fruiscono di forme contrattuali regolamentate dalle loro leggi) .
Curioso, sono andato a leggere la tabella a cui il nostro eroe fa riferimento.
- Apprendistato :
- infortuni
- 2006 n° 26787
- 2005 n° 26123 incremento +2,5
- morti
- 2006 n° 31 (per il 2006 i dati di questo tipo non sono consolidati)
- 2005 n° 26
- Dipendenti :
- infortuni
- 2006 n° 789.431
- 2005 n°784.797 incremento +0,6
- morti
- 2006 n° 1.058 (per il 2006 i dati di questo tipo non sono consolidati)
- 2005 n° 1.012
- di cui interinali:
- infortuni
- 2006 n° 16.085
- 2005 n° 13.528 incremento +18,9
- morti
- 2006 n° 10 (per il 2006 i dati di questo tipo non sono consolidati)
- 2005 n° 8
- Parasubordinati:
- infortuni
- 2006 n° 9003
- 2005 n° 7556 incremento +19,2
- morti
- 2006 n° 22 (per il 2006 i dati di questo tipo non sono consolidati)
- 2005 n° 14
- Autonomi :
- infortuni
- 2006 n° 102.777
- 2005 n° 121.492 incremento -15,4
- morti
- 2006 n° 191 (per il 2006 i dati di questo tipo non sono consolidati)
- 2005 n° 222
Esattamente quello che afferma il rapporto Eurispes Ispel che riprende i dati e li mette in relazione alle forme contrattuali oggi di moda.
Questo il testo di un articolo di davide Orecchio che commenta lo studio.
Per la flessibilità che ne connota il modo di lavorare, per le condizioni estremamente individualizzate e slegate da ogni contesto collettivo, gli atipici, secondo l'indagine, sono sottoposti a rischi molto superiori alla norma. Spesso nel loro caso la legislazione vigente non viene osservata e, venendo a mancare la tutela sindacale, è quasi impossibile denunciare gli abusi e ottenere garanzie per la categoria. E' una situazione che riguarda
Nel presentare la ricerca, il direttore dell' Ispesl Antonio Moccaldi ha stimato che il costo degli infortuni per questa categoria si avvicinerà all'1% del Pil se entro l'anno gli atipici raggiungeranno la soglia del 30% del totale degli occupati (come ha previsto l'Osservatorio dell' Eurispes). Per questa ragione, secondo il direttore dell' Ispesl, e' necessaria una revisione ''in termini sostanziali'' della legge 626 sulla sicurezza sul lavoro. Moccladi ha sottolineato che ''l'aver recepito la direttiva Cee (91/383) sulla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori temporanei non e' ancora sufficiente. L' Ispesl - ha aggiunto - ha gia' presentato una proposta di modifica alla 626 e ne presentera' una relativamente ai lavoratori atipici anche per la riforma Biagi''.
In totale, il costo degli infortuni in Italia ammonta a 28 miliardi di euro, il 3% del Pil. In quattro anni tra i lavoratori atipici (esclusi co.co.co e interinali, per i quali non esistono statistiche nazionali) gli incidenti sul lavoro sono passati da circa 25 mila nel 1997 a oltre 40 mila nel 2000, con un aumento per il part-time dal 4,7% del 1997 al 10,5% nel 2000.
Dalla ricerca Eurispes-Ispesl emerge che, per la sua stessa natura e struttura, il lavoro flessibile comporta un maggior rischio di incidenti e di malattie professionali, benché la frequenza degli infortuni nel lavoro atipico sia estremamente variabile e disomogenea. Nel lavoro atipico il fattore di rischio infortunistico è legato, pertanto, alla mutata organizzazione del lavoro, ed è amplificato dal notevole numero dei lavoratori occupati. La ricerca ipotizza inoltre che ad aumentare saranno tecnopatie ancora non prese in considerazione, come quelle legate ad un continuo utilizzo di supporti elettronici (posture, microtraumi, ecc.), insieme agli infortuni in itinere, ossia dovuti alla maggiore mobilità che verrebbe favorita in caso di lavoro interinale o part-time.
L'indagine sottolinea anche come l’Inail (l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) attribuisca proprio alla maggiore flessibilità il fatto che gli incidenti sul lavoro non diminuiscono, individuando una correlazione tra gli infortuni in ripresa negli ultimi anni e la proliferazione delle aziende individuali. Secondo l’Inail la flessibilizzazione del lavoro porta a spostare l’attenzione dall’azienda ai singoli lavoratori, sempre più autonomi e da considerarsi individualmente, che divengono quindi inevitabilmente «gestori e beneficiari di una strategia individuale di prevenzione».
Lo studio Eurispes-Ispel evidenzia l'esistenza di "una forte relazione tra precarietà occupazionale e cattive condizioni di lavoro". Tale relazione "è dovuta in primo luogo a variabili di tipo strutturale - si legge nella ricerca -, ovvero al fatto che i lavori che comportano condizioni di lavoro problematiche sono occupati più spesso da lavoratori con contratti di tipo temporaneo (a termine o interinale); in secondo luogo ad una relazione più diretta tra impiego di tipo precario e cattive condizioni di lavoro". Come dire che, se sei atipico, è più facile che ti assegnino mansioni rischiose dalle quali non hai nemmeno le tutele e prevenzioni dei lavoratori dipendenti.
Questo,svela un quadro preoccupante sulla qualità dell'informazione e su ciò che ci gira intorno.
Mettere a tacere Caruso che senso ha di fronte ad evidenze così palesi del fenomeno?
Per come ragionava Max Weber, non ci limitiamo a fare scelte con cuore puro (caratteristica del credente),la responsabilità oggi riguarda anche le conseguenze prevedibili delle nostre scelte.





