martedì 11 settembre 2007

Dove inizia l'intolleranza

Ritornando su qualche libro letto in passato, mi sono appuntato qualche massima che credo sia utile riportare. Ci trascinano, questi argomenti, dentro un magma di idee che rafforzano stereotipi, dentro i quali trovare l'appiglio per giustificare un atteggiamento intollerante e discriminatorio.
Esercizi dialettici ammantati, in qualche caso, da una pretesa di fornire elementi oggettivi e giustificativi di leggi, comportamenti e azioni cruente e liquidatorie di intere comunita' di individui.



Corte Suprema USA 1927, dichiarazione di Oliver Wendell Holmes (per conto della corte) a favore della legge Virginiana che autorizzava la sterilizzazione coatta
"Abbiamo constatato più di una volta che il benessere pubblico può richiedere le vite dei cittadini migliori. Sarebbe strano se esso non potesse chiedere a coloro che già fiaccano la forza dello stato questi sacrifici minori, spesso non percepiti tali dagli intyeressati, al fine di non essere sommersi dall'incompetenza.E' meglio per tutto il mondo se, anzichè aspettare di giustiziare per qualche crimine una prole depravata o lasciarla morire di fame a causa della sua imbecillita', la societa' puo' impedire a coloro che sono manifestamente non idonei, di propagare la loro specie.Il principio che sostiene la vaccinazione obbligatoria è adeguatamente ampio da includere il taglio delle tube di Falloppio.Tre generazioni di imbecilli sono più che sufficienti.

Lombroso -l'uomo delinquente 1876
Gli Zingari sono una intera razza di delinquenti, e ne riproducono tutte le passioni e i vizi:l'oziosità e l'ignavia, l'ira impetuosa, la vanità, l'amor dell'orgia, la ferocia.Assassinano facilmente a scopo di lucro.Le donne sono abili al furto e vi addestrano i loro bambini.
Invece la statistica dimostra negli Ebrei una criminalità inferiore a quella dei paesi nei quali si trovano.vi prevalgono certe forme di reati spesso ereditarie come la truffa, il falso, la calunnia, e specialmente il manuntengolismo e l'usura; rarissimi invece sono gli assassini.


Direzione affari sociali svedese 28 giugno 1937-fascicolo la questione dei tartari
Ci troviamo di fronte a uno specifico problema razziale, in cui le condizioni mentali di alcuni gruppi non possono vantaggiosamente conciliarsi con la nostra razza. Non riteniamo che le misure di assimilazione di questi gruppi siano utili. Corriamo il rischio che stili di vita molto diversi dai nostri si trasmettano ai discendenti.per questo motivo ci si può domandare se- a scopo preventivo- non dovremmo fare ricorso a mezzi più decisi, sempre che siano compatibili con i requisiti di umanità.In questa prospettiva le sterilizzazioni dovrebbero essere prese in considerazione per le persone incapaci di soddisfare quei doveri elementari di apternità e di amternità così come sono previsti per gli svedesi.



lunedì 10 settembre 2007

In difesa dei precari e contro una legge ignobile

Se non ci riesce un governo di sinistra a noi basta che ci riesca qualcuno a creare un movimento d'opinione contro una legge ignobile.
Anche se di mestiere fa il comico.


domenica 9 settembre 2007

Kilombo

E' vero, dovremmo occuparci di massimi sistemi e lasciare ad altri tutte le polemiche che, in questo momento, riguardano Kilombo e chi lo usa.
Però in attesa di riformare il capitalismo con un pò più di pane per gli affamati, o di fare una bella rivoluzione di quelle con l'assalto al "palazzo", divertiamoci con questo universo mondo.
Io ho votato si a che si esprimesse il collettivo di kilombo su val Pier con sadica soddisfazione, che esplodano le contraddizioni all'interno della borghesia (diceva qualcuno in passato), o meglio "quando la confusione è tanta sotto il cielo, la situazione è eccellente".
E cosa ci capita in questo meraviglioso palcoscenico se non la rappresentazione di quello che siamo: gente dai sacri principi, pronta ad occuparsi dell'universo e di quelli che più ne hanno bisogno ma meschina ed ipocrita nell'animo.
Godo nel vedere val Pier prigioniero dell'impossibilità di chiedere la sospensione dei post che non gradisce.
Aspetto con ansia, per coerenza, che chieda il ritorno della vignetta di Korvorosso e che lo riguardava.
Il val pier è uno strumento e spero che non se ne sia ancora accorto, è evidente che una votazione sulla questione espulsione non ha alcuna possibilità di passare . Quello che mi interessava con quel si, era evidenziare, nei fatti, l'impossibilità per un aggregatore "democratico" di censurare chiunque nel momento in cui si accetta di farlo parte della comunità o del club e nel momento in cui si vuole discutere della cosa votando.
Nello stesso tempo, rendere giustizia alla battaglia nei confronti della censura e delle regole.Mi sono candidato con questo modesto obiettivo e cerco di essere coerente in questo.Preferisco delegare al corpo di Kilombo la discussione su una richiesta, perchè immagino che questo, in qualche modo faccia crescere la passione e la partecipazione. Rifiuto l'idea che in 6 si possa avere il diritto di decidere per altri su questioni importanti come la libertà di espressione.
Sostieneprodhon (e gli altri) hanno posto una questione di sostanza, non solo di forma o contenuti del post.
Per come vanno le cose oggi, chi è che ci garantisce la esatta rispondenza dei principi della sinistra a quello che pensiamo su tutta una serie di argomenti.Chi è che ci garantisce dal fatto che, il far parte di una minoranza con pochi diritti, ci qualifichi immediatamente come persona rispettabile e coerente nei comportamenti di tutti i giorni e solidale con chiunque viva quella condizione.
Io ho imparato, che, alla fine posso essere nella quotidianità e nei confronti degli altri molto più vicino a caio qualunquista (ma solidale e aperto senza pregiudizi) che a tizio progressista (ma stronzo ed elittario).
Vale quello che siamo tutti i giorni e, su quello, nessuno se non noi stessi possiamo leggerci nell'anima.
Quello che mi diverte sono le reazioni, gira su questo aggregatore una letterina di tal Giampi sponsor del val Pier, costui si dedica alla difesa della causa con fine eloquio. Peccato che ogni tanto inciampa anche lui. Vuol dare lezioni di tolleranza il nostro, a qualche condizione:
1- che si sia di intelligenza certificata da lui, in caso contrario suggerisce di censurare i commenti
2- che si accetti il principio che se sei un poveraccio, preda del racket, è giusto che di te inizi ad occuparsi il più vicino commissariato di sicurezza.Ingabbiandoti
3- che se non la pensi come lui sul turpiloquio e la bestemmia sei uno nato in un porcile.
Forma e sostanza. Parole e pensieri che preludono comportamenti inquietanti.
Noi comunisti e lo signori cattolici abbiamo molto che ci accomuna. potrei citare la Santa Inquisizione ed i tribunali del popolo. la fede in qualcosa ed in qualcuno. Siamo molto più simili di quanto possa apparire in superficie. Forse è per questo che, la storia, è proprio a noi più che ad altri chiede di ragionare su che cosa è la libertà (quella vera). Io penso che noi siamo molto più avanti di lor signori, in questo. Loro no, sono prigionieri di una "santa" ipocrisia.

giovedì 6 settembre 2007

Frattini ed i poveri

L'ex ministro Frattini offre alcuni suggerimenti al governo italiano sulla questione "poveri", zingari ed accattoni.Fa riferimento ad una recente norma europea che dal suo punto di vista dovrebbe evitae quello che in gergo oxfordiano viene chiamato " country shopping".In pratica, secondo il nostro, " Il concetto di country shopping è facile:sono senza arte nè parte e mi scelgo il paese che mi pare.Eh no!Devi dimostrare di poterti mantenere"
Questo un primo contributo, prosegue sempre più infervorato ricordando la Francia che, recentemente," ha smantellato interi campi Rom" . Alla fine cala quello che in gergo si chiama 2 di briscola" Chi guadagna meno di quella soglia, e insomma rientra nella sfera della povertà, secondo me andrebbe rimpatriato". In questo ultimo punto si riferisce al fatto di stabilire una soglia di reddito, per l'immigrato, sotto il quale (essendo povero) si deve togliere dai coglioni.Anche perché tra un po', visti i chiari di luna, avremo bisogno di spazio per i nostri poveri "originali" e made in Italy.
Io penso che questo modo di argomentare, forbito e pieni di buoni propositi per i cittadini italiani, sia l'anticamera di una riproposizione di logiche di esclusione tipiche di un certo ambiente "borghese" che ha avuto i suoi epigoni negli Usa agli inizi del 900 e nella solcialdemocrazia dei paesi nordici tra gli anni 30 e 50.In molti di quegli ambienti si svilupparono correnti di pensiero che mischiarono l'esigenza di preservare il pedigree, con il problema di assicurare un welfare sostenibile per i propri cittadini .
Tra i membri del B&C (associazione conservazionistica d'America) c'era Theodore Roosevelt.Come scrive Gianni Moriani, questi era sempre più preoccupato del suicidio della razza provocato da un torrente di degenerazioni che, portato dai diversi gruppi razziali d'immigrazione, contaminava la purezza dello stock razziale americano.Queste sue preoccupazioni potevano essere state suscitate da un suo amico e membro del B&C, Madison Grant al quale Hitler espresse sincera ammirazione per le sue teorie razziali.
Preoccupazioni non molto dissimili furono quelle che produssero le leggi sulla sterilizzazione in Svezia e negli altri paesi scandinavi.
Dal 1934 al 1976 40 mila norvegesi, 6 mila danesi e 60 mila svedesi furono sterilizzati, il 90% erano donne. L'obiettivo era quello di limitare la formazione di famiglie numerose.
Le sterilizzazioni vennero considerate necessarie alla realizzazione di alcune riforme.Esemplare il dibattito che si svolse in Svezia (dal 1944) relativamente agli assegni familiari.
Gunnar Myrdal temette che il sussidio favorisse le nascite presso gli elementi inferiori della popolazione da un punto di vista ereditario.

Si tramanda che povero è sinonimo di "soggetto sessualmente molto impegnato perchè non dedito ad altre attività", quindi non è un caso che quei cazzo di straccioni si ostinino a fare figli.
Quanto vogliamo scommettere che, dopo le brillanti idee dell'ex ministro, salta fuori qualcuno con il chiribizzo di verificare la dichiarazione dei redditi per consentire non solo la cittadinanza ma anche la residenza in un comune alle famiglie numerose (extracomunitarie, romene e meridionali)?

mercoledì 5 settembre 2007

La soluzione finale per i rom.

I nazisti, gente seria ed organizzata, affrontarono l'emergenza degli zingari cercando, in primo luogo, di risolvere una questione per loro paradossale: essendo gli stessi originari dell'India erano anch'essi ariani. Robert Ritter (fondatore dell'ufficio d'igiene del Reich) adotto' , per la valutazione,il criterio di purezza della razza, cosa che gli permise di giungere alla conclusione che oltre il 90% degli zingari, appartenenti all'etnia Sinti e Rom, potevano essere catalogati tra i "sangue misto" ed in questo modo iniziare le prime deportazioni nel 1936 a Dachau.
Secondo i criteri adottati il discrimine per verificare la purezza di quegli individui era dato dalle loro usanze e costumi,essi furono stigmatizzati come persone inutili ed asociali,privi di struttura e carattere oltre che "proletari cenciosi".
Queste caratteristiche furono assunte dai biologi razziali come elementi identificativi di una forte proprnsione alla criminalità.
Nel 1937 Wilhelm Kranz scrisse"Poichè sarebbe assurdo continuare i tentativi compiuti da secoli per trasformare gli zingari con le buone o con le cattive in membri utili allo stato, lo stato ha il diritto e il dovere di liberarsi di loro il più presto possibile con il metodo più adeguato"
L'assistente di Ritter (Eva Justin) attaccò gli zingari indicandoli come violatori dell'etica del lavoro poichè erano nomadi primitivi che si cullavano sul dolce ozio.
nel 1947 Ritter fu nominato a Francoforte direttore dell'ufficio assistenziale per psicopatici e malati di nervi, la sua assistente Eva Justin il 1° Marzo 1948 ottenne un posto come "psicologa criminale" e poté dedicarsi alla consulenza per bambini difficili.
Gli zingari uccisi dai nazisti furono circa 500.000.
A differenza di quanto avvenne per gli ebrei non si hanno fonti che citino esempi di solidarietà a difesa di quelle persone.Eichmann, davanti ad un giudice istruttore ebreo dichiarò che "non vi furono da nessuna parte interventi di qualsiasi tipo a favore degli zingari"
Il 28 maggio 1942 il comandante del ghetto di Varsavia emise il seguente ordinanza:
-art,1 gli zingari, che si trovino sul territorio del distretto di Varsavia al di fuori del quartiere ebraico, devono essere condotti nel più vicino quaartiere ebraico.
-art.3, gli zingari, che dopo il trasferimento nel quartiere ebraico abbandonino illegalmente detto territorio, saranno puniti con carcere e ammenda di 10 mila zloty e nei casi più gravi con reclusione in penitenziario a norma della sopraccitata ordinanza.


Questi accenni storici, in cui ricorrono temi classici del perbenismo piccolo borghese, mi hanno fatto pensare che in realtà Dominici più che a Lenin pensava, inconsciamente(?), a questi "risolutori pragmatici" quando parlava del problema dei Rom e dei lavavetri.

lunedì 3 settembre 2007

Poveri e lavavetri ed un omicidio

Cosa c'è di disprezzabile in un uomo o donna che si alza al mattino, prende un secchio di plastica e sta lì per ore a cercare di elemosinare qualche euro pulendo il vetro di un'auto?
Si dirà, il racket è alle spalle di quella gente e poi sfruttano anche i bambini.
Sarà, ma allora perchè non ce la prendiamo con il racket ed offriamo condizioni dignitose di vita a quella gente. Non è che con un foglio di carta bollata i poveri spariscono, e non sparisce neanche l'intolleranza. Oggi la gente non sopporta nulla a prescindere da quello che uno fa, siamo di volta in volta vittime e carnefici. Siamo fannulloni se impiegati statali, evasori se artigiani o liberi professionisti, drogati e bulli se studenti. Non sopportiamo quelli che ci mettono i volantini nella cassetta della posta, quelli che ci telefonano a casa per venderci qualcosa e quelli che vendono porta a porta. preferiamo luoghi asettici in cui cercare merce, che siano prima di tutto posti in cui isolarci senza che qualcuno ci spieghi come è fatto un prodotto. Siamo in imbarazzo in ascensore se siamo in più di uno (noi stessi).Facciamo fatica a parlare di qualcosa che non sia calcio o lavoro. Da giovani pensiamo che la vita sia una lunga linea retta fatta da millenni e non da ore, ci sentiamo potenti ed arroganti.Da vecchi ci immalinconiamo e pensiamo di aver sprecato il tempo che ci è stato dato e non abbiamo nè ricordi nè gente paziente attorno. E allora cerchiamo il diverso, il debole, l'altro su cui buttare le frustrazioni del nostro vivere. Non ci tornano i conti nella nostra vita ordinata , come è possibile che ci sia gente che vive così, con regole che non sono le nostre, con una dimensione del tempo e delle vita così lontana da quella che ci hanno inculcato sin da piccoli. vestiti in modo così "strano", itineranti sulle strade e senza fissa dimora, che vivono accontentandosi di scarti e di elemosina.
In tutto questo modo ipocrita di rapportarci nessuno che abbia l'onestà di spiegare cosa farebbe al posto loro. Cosa farebbe di fronte ad una vita spesa senza opportunità, in un contesto in cui ti senti tutti i giorni gli occhi addosso come se fossi il primo dei criminali. anche se suoni un organetto in metropolitana o hai un secchiello ed uno spazzolone. Sei uno del racket e non lo sai. Della tua vita conosce ogni particolare quel giornalista o quella signora con la messa in piega recente, non hanno mai diviso un minuto della loro vita con te ma loro sanno e tu no!
L'unico articolo degno di nota che ho letto sull'argomento è di Barbara Spinelli e lo ha scritto sulla Stampa.
Alcuni brani


" Quel che conta è fare subito qualcosa di spettacolarmente repressivo che però non costi inimicizie di lobby troppo potenti:lavavetri o nomadi sono ottimi, essendo senza difesa.
Colpisce la perdita di memoria, su quel che è stata la questione del nomadismo e della povertà in Europa.I poveri un tempo santificati e poi criminalizzati, che in alcune disposizioni medioevali venvano chiamati inutili al mondo e che nel 600 furono soprannominati poveri che lo meritano.
Quando Marco Revelli mette in guardia contro queste fantasie igienico-repressive non è un vecchio stereotipo che mette in scena. Mette in scena quello che è stato l'itinerario d'Europa. Ricorda che il vero stereotipo non è l'assistenza inclusivo del diverso, ma l'illusione di poterlo allontanare dagli occhi bandendolo. Giacchè che è così, bandendo gli ultimi, che nell'800 e 900 è nata -apparendo insolubile senza violenza rivoluzionaria-la questione sociale.
E' una resistenza che nasce sia dentro il cristianesimo nel 500 (Filippo Neri difensore degli zingari che papa Ghisleri vorrebbe bandire da Roma; Vincenzo dé paoli che si ribella agli ospizi prigione) sia nella società secolarizzata (sommosse di artigiani e operai, poi nell'800 socialismo).In tutto questo roma e l'Italia sono stati avanguardia.nella crudeltà e non crudeltà"

Non ci vuole molto oggi a fare il salto della barricata, passare dal minimo indispensabile che abbiamo per sopravvivere al nulla ed alla necessità di soddisfare i bisogni primari della nostra esistenza.
E' molto più difficile abbaterlo un muro di diffidenza che costruirlo partecipando al massacro quotidiano dello stereotipo proposto alla coscienza della gente. E se questo lo facciamo con lucidità intellettuale siamo colpevoli più di tanti che vorremmo giudicare ed ingabbiare.
Così come non ci vuole molto ad avere stravolta la tua vita, passare dall'ordine dei giudizi piccolo borghesi contro gli altri al banco degli imputati per un gesto irrazionale e violento.
pensavo a tutto questo oggi quando ho aperto il giornale ed ho letto quella notizia.
quell'uomo, che conosco come persona mite, è diventato un carnefice ed ha ucciso una persona a testate per un niente. Qui a Torino città ordinata e quadrata ai piedi delle Alpi. in cui l'esercizio che va di moda è avvelenare l'anima della gente.

domenica 2 settembre 2007

Concentrazione , libero mercato e proprietà privata

L'approccio usato dal sottoscritto, per indagare e discutere di fenomeni di natura economica, è influenzato dal pensiero di Marx ed in particolare dai concetti che sono alla base del materialismo storico. Il metodo empirico d'indagine si avvale di "modelli teorici" che sebbene supportati da dall'osservazione empirica della realtà ne rappresentano un approssimativo esatto della stessa e non riescono ad andare oltre quella che Marxianamente possiamo definire come "la ricostruzione del pensiero di essa".
per andare oltre l'apparenza ci avvaliamo di un modello teorico e di un sistema di concetti sulla base dei quali ricostruiamo le leggi di movimento che regolano la natura del fenomeno.
Marx ci ha lasciato una esposizione della struttura e del funzionamento complessivo del "movimento reale dell'economia capitalista" , per questo non ci accontentiamo di indagare le forme particolari in forma di percezione spontanea del fenomeno, ma vogliamo descrivere il sistema di relazioni interne ed esterne che stanno alla base della sua genesi e del suo sviluppo.
I fenomeni dell'economia si presentano in forme storiche-congiunturali che ne modificano la forma ,senza per questo inficiare la validità delle leggi fondamentali che ne rappresentano la struttura portante.
Il paradosso del pensiero di Marx porta alla scoperta delle contraddizioni dello sviluppo del capitale, prima di dare qualche numero sui fenomeni oggetto del titolo del post ricordiamo cosa scrisse a proposito della proprietà privata:

"Ci si è rinfacciato, a noi comunisti, che vogliamo abolire la proprietà acquistata personalmente, frutto del lavoro diretto e personale; la proprietà che costituirebbe il fondamento di ogni libertà, attività e autonomia personale......Parlate della proprietà del minuto cittadino, del piccolo contadino che ha preceduto la proprietà borghese? Non c'è bisogno che l'aboliamo noi, l'ha abolita e la va abolendo di giorno in giorno lo sviluppo dell'industria"

Questo estratto ironizza su ciò che è movimento di un fenomeno nell'economia del capitale e su ciò che ideologicamente ne rappresenta una contraddizione. La polarizzazione della ricchezza e la concentrazione in poche mani dei mezzi di produzione, di per sé, oltre che elemento di diseguaglianza è fenomeno di esproprio di quel diritto che l'ideologia vorrebbe preservare.

In un paragrafo del suo libro "Come un'onda che sale e che scende", Volmann scrive (estratti):
"L'avvocato Clarence darrow credeva che le prigioni e i penitenziari di tutti i paesi del mondo fossero pieni fino a traboccare di uomini e donne accusati di reati contro la proprietà.
Stimava che le persone chiamate in giudizio con reati contro la proprietà fossero il 90%. L'FBI (quasi un secolo dopo) riconduceva alla questione della proprietà il 91,2% di tutti i crimini registrati (le statistiche relative alla Parigi del XVIII secolo sono pressoché identiche), e la cifra è quasi certamente sottostimata.

Nel 1910, in Inghilterra, il 10% della popolazione possedeva quasi il 50% della ricchezza; negli anni 50, malgrado le riforme, il rapporto restava invariato. (E' cambiato qualcosa da allora nella proporzione? mia nota)

Forse Licurgo, legislatore spartano, non aveva poi così torto quando proponeva di limitare e distribuire in modo omogeneo i beni disponibili."


Nello stesso modo in cui l'ideologia santifica il principio di libertà d'impresa, di concorrenza e di proprietà, l'economia reale ha strutturalmente la tendenza alla concentrazione in pochi soggetti dei mezzi di produzione e specularmente l'allargamento della forbice tra chi ha e chi non ha.

Vediamo qualche fenomeno in atto in alcuni settori dell'economia nazionale ed internazionale:

-industria farmaceutica
-agroalimentare

INDUSTRIA FARMACEUTICA
Ecco, nell’ordine, le più importanti case farmaceutiche al mondo nel 1980:
  1. Hoechst (Germania)
  2. Hoffmann La Roche (Svizzera)
  3. Merck (USA)
  4. Sandoz (Svizzera)
  5. Pfizer (Germania)
  6. Warner Lambert (USA)
  7. Rhone-Poulenc (Francia)
  8. Upjohn (USA)
  9. Bristol-Mayer (USA)
  10. Squibb (USA)
  11. Shering Plough (USA)
  12. Abbott (USA)
  13. Smith Kline (USA)
  14. Glaxo (Gran Bretagna)
Ed ecco l’elenco delle prime dieci industrie farmaceutiche al mondo vent’anni dopo, esattamente nel 2001:
  1. Pfizer (USA), con un fatturato di 25,5 miliardi di dollari e il 7,4% di quota di mercato.
  2. GlaxoSmithKline (USA-Gran Bretagna), che il 25 aprile 2003, in conseguenza della pressione politica e di cause pendenti negli Stati Uniti, ha annunciato di aver tagliato del 43% il prezzo del suo trattamento di punta Combivir per le persone infette dall’Aids nei Paesi poveri, portandolo a 90 centesimi di dollaro al giorno9.
  3. Merck & Co (USA)
  4. Astra-Zeneca (Svizzera-Gran Bretagna)
  5. Bristol-Myers Squibb (USA)
  6. Aventis (Germania-Francia)
  7. Johnson & Johnson (USA)
  8. Novartis (Svizzera)
  9. Pharmacia (Svizzera-USA)
  10. Eli Lilly (USA)
Che cosa si evince da questo secondo elenco? “La scalata delle aziende statunitensi a scapito di quelle europee, le fusioni transnazionali e la progressiva concentrazione del mercato nelle mani sostanzialmente di dieci aziende, che nel 2000 arrivano a gestire il 48,8% della quota di mercato, a confronto del 24,5% del 1980”, spiega ancora il Rapporto 2004 Salute e Globalizzazione. “Questi mega-gruppi esercitano un’influenza sempre maggiore nei confronti dei governi nazionali: ognuno di essi ha ormai un giro finanziario che è superiore al prodotto interno lordo di oltre la metà dei Paesi del pianeta”.Sul fronte dei brevetti farmaceutici, poi, le nazioni industrializzate detengono il 97% di quelli esistenti a livello mondiale, e più dell’80% di quelli concessi ai Paesi poveri sono di proprietà di singoli cittadini dei paesi industrializzati. Tuttavia, il WTO, World Trade Organization, viene spesso tirato in ballo oggi per impedire ai Paesi poveri di ripercorrere con successo la stessa strategia di sviluppo industriale che ha portato alla realizzazione di quei brevetti. Gli “accordi Trips”10, infatti, ribaltano la questione:mettono la parola fine al processo biologico-chimico-ingegneristico inverso che ha permesso a molti Paesi del Sud del mondo di arrivare a produrre qualsiasi tipo di farmaco. E nel fare questo si barricano dietro il Know-how che ha permesso la creazione di un’industria dei Paesi ricchi, e che lasciando le medesime opportunità ai Paesi poveri finirebbe per favorire l’invenzione di nuove terapie farmacologiche lontano dai centri di potere dei mega-gruppi farmaceutici. “Lo si è visto nel caso del pranzi-quantel”, precisa Nicoletta Dentico, “per il quale un produttore generico sudcoreano ha scoperto un processo di fabbricazione più efficiente di quello del detentore del brevetto, che è la Bayer”. I Paesi in via di sviluppo, in buona sostanza, dovranno pagare somme ingenti nei prossimi anni per i diritti sui brevetti:secondo la Banca Mondiale, circa 40 miliardi di dollari.

Agroalimentare Italia- estratto da Promotion obiettivi e strategie

Il comparto agroalimentare italiano è il secondo in termini di fatturato dopo il settore metalmeccanico con un valore della produzione che ammonta a 107 miliardi di Euro
ll settore agroalimentare è composto in massima parte da PMI anche se, a seguito dei fenomeni di concentrazione in atto da anni, oltre il 50% del fatturato è realizzato da un numero limitato di imprese multinazionali e grandi gruppi industriali italiani. Nonostante il processo di concentrazione le dimensioni medie delle aziende italiane non sono sufficienti ad assumere capacità operative adeguate a confrontarsi con il settore distributivo, dove, soprattutto a livello internazionale, la GDO sta assumendo un ruolo predominante, riducendo, quindi, notevolmente la forza contrattuale di aziende di piccole dimensioni.
Per quanto detto precedentemente, al fine di conseguire una maggiore capacità competitiva si rende necessario:
  • Aumentare la dimensione produttiva, o almeno concentrare l'offerta commerciale;
  • Rafforzare la politica nazionale di export promotion come supporto alla crescita aziendale e come fattore di riequilibrio della competitività internazionale, soprattutto per le imprese medio-piccole e meridionali.
  • Avviare i meccanismi per la progressiva strategia unitaria dell'intera filiera
Potremmo continuare all'infinito con settori "pesanti" come la metallurgia, o servizi come i trasporti e la logistica (i maggiori operatori, oggi, si contano sulle dita di una mano), potremmo sconfinare nel mondo dei media e della pubblicità così come in quella della telecomunicazione e del credito (banche).
La tendenza è quella. ed è una tendenza rispetto alla quale esistono delle spiegazioni legate alla logica dei numeri e della statistica industriale.

Riporto un estratto di Christian Garavaglia del 2006 :


La struttura di mercato(concentrazione) dipende
dalla entità deicostifissi(+) e dalla dimensione del
mercato(-)
2) La strutturadi mercato si mantiene concentrata
anche quandola dimensione(la domanda) cresce
indefinitamente
Esaminiamo i costi esogeni procedendo nei termini di un gioco composto di due stadi. Al primo stadio del gioco, l'impresa sostiene costi
fissi che sono associati all'acquisizione degli impianti per avviare l'attività(costi di setup). Questi costi fissi affrontati al primo stadio del
gioco sono considerati come costi irrecuperabili e non hanno alcun ruolo nella determinazione delle politiche di prezzo prese dall'azienda durante
la gestione ordinaria della sua attività. Nell'analizzare poi la competizione di prezzo al secondo stadio, si presume che tutte le imprese
operino allo stesso livello costante di costo marginale una volta fissati i propri prezzi. I prezzi fissati al secondo stadio dipendono dai costi di
setup solo indirettamente, vale a dire, solo per l'influenza che essi hanno sulle decisioni d'ingresso nel mercato al primo stadio. Ne segue che
ingressi eccessivi nel settore possono condurre al fallimento, perchè i prezzi fissati al secondo stadio possono non coprire totalmente i costi di
investimento iniziale.
I costi endogeni sono quelli su cui l'impresa ha potere decisionale, in quanto
vengono sostenuti a seguito di scelte discrezionali. Essi possono essere di diversa
natura: i costi pubblicitari ne sono l'esempio più evidente.
• Sono costi sopportati con lo scopo di modificare ed influenzare la volontà a
pagare dei consumatori (la domanda) e quindi sono scelte strategiche
dell’impresa!
• Supponiamo che, sostenendo maggiori spese promozionali al primo stadio del
gioco, un'impresa riesca a rispondere successivamente alla domanda per i suoi
prodotti. Ciò equivale a dire che, per ogni livello di prezzo fissato dalle
concorrenti, la curva di domanda dell'impresa aumenta. E' ovvio che le decisioni
prese al primo stadio possono portare ad una escalation di spese delle imprese, e
condurre così a costi non recuperabili più alti al livello di equilibrio. Inoltre,
quanto più grande è la dimensione del mercato (e quindi i profitti raggiungibili
allo stadio 2), maggiori saranno gli incentivi per le imprese ad investire in tali
costi fissi per potersi accaparrare parte della domanda di mercato.
Ciò che è emerso è che esiste, in condizioni generali, un limite inferiore al
livello di equilibrio della concentrazione del settore, indipendentemente
dalle dimensioni che può raggiungere il mercato. Il livello di questo limite
dipende da come la domanda affrontata dalla singola impresa risponde agli
aumenti delle sue spese fisse (nel nostro caso pubblicitarie) al primo stadio
del gioco. Maggiore è il grado di risposta della domanda, maggiore sarà il
limite inferiore dei livelli di concentrazione del settore.
A queste condizioni, aumenti nella dimensione del mercato non possono
portare ad una sua frammentazione; piuttosto, sarà prevedibile una
escalation competitiva delle spese all'inizio del gioco che farà elevare il
livello di equilibrio dei costi non recuperabili (e quindi i profitti totali che le
imprese potranno dividersi in equilibrio saranno minori...e quindi sarà
minore il numero delle imprese che possono sopravvivere in equilibrio)
sostenuti dalle imprese già presenti nel settore ogni qualvolta la dimensione
del mercato aumenterà, evitando perciò la tendenza alla frammentazione
(vedere esempio del mercato della Birra sul Cabral, pag. 302).

Cosa comportano questi fenomeni nella società, nelle relazioni tra individui,nelle conseguenze in cui organizziamo la società e le sue componenti in funzione degli interessi in gioco, nel significato vero che vogliamo dare alla nostra azione politica ed a ciò che di questa realtà vogliamo cambiare è ciò di cui voglio parlare. Partendo da un assunto: quello che è dato oggi non è immodificabile e non è frutto di fenomeni naturali, sono le scelte consapevoli degli uomini che possono determinare i cambiamenti necessari per rendere questo sistema più giusto. quali? Io partirei proprio da dove partì Marx : il possesso dei mezzi di produzione.

sabato 1 settembre 2007

I ricchi sono una risorsa

Una settimana fa Veltroni ha rilasciato un'intervista nella quale ha anche affermato che la sinistra deve imparare che il nemico non è il ricco ma la povertà.
Questo concetto è stato ripreso, il giorno dopo, da Milly Moratti in una intervista alla stampa. la sintesi del suo pensiero è questa:
1- bisogna saper distinguere tra chi i soldi li ha fatti creando valore per la comunità e chi fa fortuna speculando
2- la missione dei ricchi è quella di produrre ricchezza che dia impulso all'economia e sia foriera di opportunità di lavoro per la comunità, i ricchi come classe dirigente consapevole
3- il processo del punto 2, se fatto senza rotture di balle, deve essere realizzato all'interno dei confini nazionali senza delocalizzazioni che impoveriscono il paese.
La sintesi forse è un pò brutale e semplice ma contiene il senso delle parole della Milly.
Che dire ?
Intanto constatiamo il disagio di dover distinguere, moralmente, tra due tipi di ricchezza : quella speculativa e quella della economia "reale". I compagni di Walter, all'epoca di Fiorani ed i furbetti del quartierino, non sottilizzavano neanche su questo.
Potremmo cercare di risalire alle origini ed al modo in cui qualcuno è diventato ricco e molti no. Quanta spazzatura sotto i tappeti di quei salotti buoni.
Credo che il concetto di ricchezza, in se, ha una varietà di elementi che possono soddisfarne il significato che non necessariamente deve essere ricondotto a fatti di ordine materiale.
Perchè questi signori hanno bisogno di legare la ricchezza solo allo status economico che li distingue dalla maggioranza di noi? Uno può essere ricco di talento e dotato di capacità che mette a disposizione della comunità, si può essere ricchi per il semplice fatto di vivere in un ambiente a dimensione uomo senza l'assillo di primeggiare su qualcuno, in un contesto sano dal punto di vista naturale e guadagnare in salute, si può essere ricchi di soddisfazioni perchè le persone che hai intorno riconoscono nelle cose che fai valore per la vita della gente.
Eppure per questi il concetto è drasticamente e squallidamente materiale. hanno bisogno della ricchezza materiale perchè dei valori non sanno cosa farsene. Quella ricchezza che gli permette di isolarsi dalla massa quando è necessario, preservare la propria specie pagando per la propria salute a discapito di chi questo non lo può fare, costruirsi angoli incontaminati di mondo ecologicamente compatibili fuori dal caos quotidiano e dal veleno per comuni mortali.

La ricchezza materiale è un elemento di distruzione della solidarietà tra le persone, porta all'individualismo senza regole, esaspera il concetto di difesa del territorio e della proprietà perchè allena la testa e l'animo degli individui a soddisfare l'ego con il nulla del primato del danaro.
I ricchi non sono un nemico, lo diventano quando per loro bisogna sacrificare risorse che sono di tutti, quando ambiscono ad espropriare le persone della capacità di decidere guardando agli interessi generali e decidere in funzione di quelli.

La povertà è lo specchio speculare della ricchezza. Se la quantità di quello che è disponibile (risorse, opportunità e quant'altro è necessario a vivere) è distribuito in modo diseguale per la pretesa di salvaguardare interessi particolari quella ricchezza è un elemento di pericolo e va combattuta.
Per questo la Milly è una simpatica persona ma, fino a quando non avrà la possibilità di vivere coerentemente sulla sua pelle la differenza tra ricchezza materiale e povertà da povera, irrimediabilmente una nemica.

venerdì 31 agosto 2007

Merdaccia

Mentre Fiorani impazza in televisione, la Melandri si sente male a Filicudi, Wualter gira le Maldive con la famigliola, il Vaticano continua a non pagare l'ICI, i consiglieri regionali hanno un adeguamento automatico dello stipendio (+ o - 5.000 € all'anno), continua la produzione di merda che non si capisce come smaltire, si bruciano i boschi e manca l'acqua, il contratto dei metalmeccanici langue, i poveri continuano a crepare male ed i ricchi bene, insomma mentre il cielo diventa sempre più blu..... in tutto questo bel casino spunta un nuovo invasore: IL LAVAVETRI ED IL RACKET.
Questo popolo meraviglioso di merdacce si riconosce come un sol corpo nella iniziativa di quel democratico assessore che vive vicino alla gente e grida: IN GALERA, IN GALERA.
Finalmente un paese unito, finalmente una coscienza civile che sfavilla e ci induce all'ottimismo.
Cosa può consolarci? Essere destinati tutti a far da concime alla terra, insieme ai lavavetri e come gli scarti e la merda.

sabato 11 agosto 2007





CI RIVEDIAMO TRA UN PAIO DI SETTIMANE..POLLI!!!!!