venerdì 21 settembre 2007

I tre periodi dell'economia volgare prima della sintesi dei neoclassici

Alla fase di sviluppo del pensiero economico che faceva da contro altare alla presa di coscienza e di ruolo nella società della classe borghese (periodo dell'economia classica 1600/inizio 1800), seguirono dei periodi di sviluppo del pensiero, e delle teorie economiche, in funzione di quelli che erano gli avvenimenti storici e politici di quei momenti.Potremmo definire questo percorso come un susseguirsi di teorie di assestamento di quelli che rappresentano i valori essenziali dello sviluppo economico capitalista.Un supporto ideologico che, oltre che tracciare teorie economiche, consolida l'immagine di un sistema dato in modo naturale, creatore di "dogmi" sul e per il mercato e valido "erga omnes".

In questa parte arriveremo, in modo sintetico, fino al 1870

1- periodo 1820-1830
E' il momento in cui si fa strada l'esigenza di abbandonare la strada dell'analisi scientifica del modo di produzione capitalista, definendo contenuti che ne abbelliscano la sostanza e che ne facciano l'apologia.
Viene abbandonata la distinzione tra "lavoro produttivo" ed "improduttivo" e viene concepito il pensiero che "ogni lavoro è ugualmente produttivo"
E' l'espressione teorica della borghesia vittoriana dell'epoca.

In questo contesto i discepoli di Ricardo si dividono in una destra ed una sinistra.
I rappresentanti di questa seconda corrente (Thompson, Percy,Rovenstone,Hodgskin)traggono conseguenze e rivendicazioni egualitarie dalla teooria Di Riccardo del valore -lavoro, risolvendo il problema dell'origine del profitto in termini di "furto del lavoro altrui".
Quello che emerge è una prima rivendicazione della "riappropriazione del profitto", in quanto il capitalista non paga il giusto prezzo del lavoro", limitandone però l'impatto ad una semplice richiesta di "equa distribuzione del reddito" e non nell'abolizione della produzione basata sul valore di scambio.

La destra dei Ricardiani (Halmers, Say, Malthus) abbandona la teoria classica del valore-lavoro e, con una serie di modificazioni, la trasforma in una "teoria dei costi di produzione" in cui il ruolo specifico del lavoro, in quanto creatore del valore, viene definitivamente cancellato.

2- periodo 1830-1840

Questo periodo è successivo alla "rivoluzione di luglio" in cui in Francia " fu instaurato un regime che, per quanto censitario, assumeva una precisa fisionomia parlamentare, offrendo un'adeguata rappresentanza all'alta borghesia degli affari e della finanza".
In questa situazione si manifestano le contraddizioni di classe tipiche del capitalismo. Gli economisti si preoccupano di cancellare gli ultimi residui originari della teoria del valore-lavoro. Le contraddizioni del capitalismo vengono negate e scompaiono completamente dalla teoria economica.
Bastiat rappresenta l'economista più illustre di quel periodo. Per lui il capitalismo rappresenta un "sistema di armonie", il migliore dei mondi possibili.

3- periodo 1848-1870


E' il periodo dei contrasti di classe che si sviluppano pienamente. le teorie economiche scientifiche vengono abbandonate e sostituite o dalla semplice descrizione storica dei fenomeni o degradata a teoria fittizia in cui si abbandona completamente il terreno della realtà oggettiva, per rifugiarsi nelle regioni della psicologia( primi accenni alla "teoria soggettiva del valore").
I massimi teorici del periodo, Senior e Gossen, sostengono che il lavoro è un sacrificio psichico; se il salrio è la ricompensa per la fatica del lavoro, l'interesse sul capitale è la ricompensa per il sacrificio soggettivo del risparmio, la rinuncia al consumo immediato del capitale.
Due classi di individui che soffrono in modo diverso: i primi lavorando, i secondi risparmiando.

giovedì 20 settembre 2007

Polito e La Torre, precari e statali

Questa mattina mi sono imbattuto in una surreale discussione tra alcuni molto rispettabili onorevoli e Cremaschi della Fiom.
Tra i rispettabili segnalo l'ex direttore del riformista Polito, anche lui moralista accanito e censore dei fannulloni come Ichino.Vogliamo ricordare costui per l'abilità con cui si è fatto fare un giornale (che non legge nessuno), se lo è fatto finanziare (compreso il suo stipendio) dallo stato ed ha occupato tutti gli interstizi delle trasmissioni, in cui in qualche modo si parlava di politica, come autorevole commentatore.Dopo aver dispensato saggezze è passato alla carriera parlamentare, tanto per non farsi mancare nulla, grazie ad una legge che ha impedito agli elettori di scegliersi con attenzione i rappresentanti.
Costui insieme a La Torre dei DS (proprio quello delle intercettazioni) parlava di pensioni e precari.
Di fronte all'obiezione che "non si capisce come si possa chiedere la fuoriuscita di gente, incentivandola e contemporaneamente appoggiare una riforma delle pensione che aumenta l'età lavorativa", hanno risposto con due argomenti degni di analisi ed approfondimento.
Tesi Polito:
In questo modo si libera l'amministrazione statale dai lavoratori fannulloni e si ringiovanisce la macchina burocratica. In sostanza, per il genio, si premia (con una buona uscita)gente che a suo dire non ha fatto un cazzo per una vita e si fa entrare qualche giovanotto di belle speranze.Della serie inauguriamo il condono del fannullone.
Tesi Latorre:
In questo modo si libera la macchina dello stato da gente che ha oltre 50 anni, non parla una parola d'inglese (immagino che il suo sia come quello di Rutelli o Fassino),non è flessibile ed abituata alle nuove tecnologie e si fa entrare un pò di gente che ha studiato per una vita e che ha diritto ad un lavoro dignitoso.
In pratica, oltre i 50 anni sei uno che non può più dare nulla alla società per i motivi esposti dall'onorevole ed è meglio che ti togli dai coglioni. Come fare a lavorare per avere i contributi che ti mancheranno alla pensione non sono cazzi dello stato, che alla fine avrà un bel bilancio in attivo e tanta gente in fila alla mensa dei poveri.E' nota, tra l'altro, la qualità degli skills necessari per stare dietro uno sportello delle poste a far pagare bollettini, e la fila di anglofoni che chiedono notizie sullo stile delle architetture che compongono il patrimonio immobiliare in cui sono ospitati i dipendenti statali.
Poiché anche i signori industriali ragionano allo stesso modo vedo delle prospettive rosee per il nostro beneamato paese.

mercoledì 19 settembre 2007

Teorie eonomiche e Marxismo-Economia classica-

Iniziamo un percorso nelle teorie economiche dal punto di vista di un comunista. L'obiettivo è quello di cogliere gli aspetti attuali e ripercorrere, contestualmente, la critica marxista allo stato delle cose.

Economia classica ,

tra gli economisti di questa corrente troviamo l'espressione teorica del capitalismo in ascesa (Petty,Hume, Smith,Riccardo).
L'opera di questi signori è rivolta principalmente contro i rappresentanti della vecchia società, contro i percettori delle rendite fondiarie e contro gli usurai di vecchio stampo.
In quanto rappresentanti di una "classe" emergente ed a suo modo "rivoluzionaria", hanno la tendenza ad esplorare la realtà economica con la visione di rappresentanti di una "classe" ed interessati all'economia nella sua oggettività (necessità di comprendere le tendenze e lo sviluppo).
L'aspetto teorico più interessante è quello che riguarda la legge del valore-lavoro (Ricardo).
Analizzando mercato e prezzi si scopre il "valore di scambio", quindi il "lavoro come produttore di valore di scambio" ed infine il "plusvalore-profitto".
Per costoro il modo di produzione capitalista non è storicamente determinato ma assoluto ed in quanto tale rappresenta l'evoluzione ultima e definitiva dei precedenti modi di produzione.
Essendo i rappresentanti di una classe emergente, a costoro manca la possibilità e la capacità di portare fino in fondo la loro analisi.Il punto di debolezza consiste nel non individuare nel processo di produzione capitalista una unità contraddittoria tra valore di scambio e valore d'uso, cioè la produzione di valori d'uso in forme di valori di scambio.In questo modo manca la possibilità di spiegare la produzione del plusvalore-profitto in base alla legge del valore-lavoro. Se il capitalista paga l'operaio il valore del lavoro, come fa a prodursi un valore in più, un plusvalore?
-continua-

martedì 18 settembre 2007

Socrate, Aristofane, Prodi e la politica

Ieri sera il nostro molto onorevole presidente del consiglio ha cercato di esorcizzare il "comico" Grillo parlando di Socrate."E quando Platone , nell'apologia di Socrate, parla della morte di Socrate, dice che è stato ucciso da molti, ma soprattutto da uno scrittore di commedia, Aristofane.."
E' un pò di tempo che uno dei modi usati per tentare di arginare il "grillismo" è quello di alzare "impropriamente" la statura di tanti nostri politici.Un pò come faceva il Berlusconi quando, dotato di zeppe sotto i tacchi, tenntava così di ottenere pari dignità con i suoi colleghi stranieri.
Dire che se si segue Grillo molta gente, della staura di un Einaudi o di un Togliatti o De Gasperi, non avrebbe potuto esercitare perchè impediti da una legge che dovrebbe limitare il numero dei mandati a due, è un argomento che rischia di ritorcersi contro di fronte a quella che è la realtà di "oggi" di questa classe politica.

La Stampa sabauda, a pagina 5, ci narra di tal onorevole Margotta (margherita) che colto dalla polizia a sfrecciare con autista a velocità elevata, non solo non si è fermato allo stop intimatogli ma ha telefonato alla moglie (Luisa, nome proprio di persona da cui la Luisona pasta nota ai cultori di Benni) solerte poliziotta per spiegarle la situazione. Per spirito di solidarietà, la Luisa chiama il suo collega Alessandro della polizia stradale di Fiano.Da lui arrivano i suggerimenti giusti "Per evitare guai, basta mettere i motivi i motivi istituzionali per i quali la vettura viaggiava a 160 km/h contro gli 80 previsti. Il tutto naturalmente su carta intestata del Senato o della Camera."
Questa deve essere una procedura standard per l'onorevole in questione considerato che, scrive il giornalista,era la seconda volta in tre settimane che la cosa accadeva.Lo stesso onorevole la cronaca lo segnala come interessato a capire i motivi del sequestro di alcuni immobili, effettuati dalla GdF a Bruxelles ai danni di alcuni imprenditori potentini.

Ora le domande sono molto semplici:"Ma credete veramente di potervi paragonare a Togliatti o De Gasperi? Passereste del tempo in galera come Pertini o Gramsci pur di difendere le vostre convinzioni (lo immaginate Mastella?)? Pensate veramente di lasciare traccia nella nostra vita come quei filosofi di cui studiammo, a scuola, il pensiero?
Signor presidente, non crede molto più onesto dire" Italiani, siamo una banda di cazzoni sbandati, viviamo dentro una torre di cristallo, vi vediamo dall'alto e distanti, non sentiamo e ci riesce difficile avere il senso della realtà e del ridicolo. Sopportateci, per favore teniamo famiglia"

lunedì 17 settembre 2007

Capitalismo ed esegeti

TPS ha un tesoretto di 8 miliardi di euro, nessuno capisce come sia possibile la cosa. Sembra che la somma sia apparsa all'improvviso ed abbia detto: Bau, bau, eccomi qui!
Le previsioni sulla crescita oscillano tra il 2%, l'1,9 e l,8.
Prodi dice che bisogna attendere i dati.

E' la dimostrazione che l'economia è una scienza fatta da se e da ma, da sistemi di calcoli complessi e montagne di logaritmi che aumentano gli indici e la confusione. Intorno a questa Babele hanno costruito un dogma "quello del mercato" che, a sentire i suoi esegeti più estremi, troverà un equilibrio sempre, a prescindere dagli interventi che si vogliono fare. Anzi, meglio lasciare che il mercato sfoghi "naturalmente" i suoi eccessi per non turbare il suo andamento naturale.

Se non fosse che a quelle oscillazioni sono legate le condizioni di vita di milioni di persone, avrebbero ragione loro. Cosa c'è di più bello che non ammirare l'evoluzione di un sistema di forze magmatico.
Da quando i mercati, quello dell'economia reale e quello della finanza, si rincorrono l'un l'altro diventa sempre più difficile capire il nesso tra naturalezza del fenomeno ed artificio.
Devono aver pensato questo i correntisti di quella banca inglese in fila a riprendersi i quattrini.Il paradosso di questa situazione è che se facessimo tutti così, quel feticcio incredibile, che è quelle misura con cui qualcuno misura il successo, non avrebbe più un senso ed alcun valore.Sai che big- bang in quel caso.

La medicina che ci vogliono far digerire, in questa epoca di pensiero debole, è quella che Marx aveva detto alcune cose esatte ma mancato in modo paradossale la conclusione giusta. Più mercato.
Invece di immaginare un modello diverso avrebbe dovuto concludere la sua ricerca in modo opposto. Così come tutto il pensiero marxista che si è speso nella critica del sistema e che,in parte, non vede come evolve il mercato, le sue forze, il miglioramento delle condizioni economiche "dei proletari", la loro sparizione e la nascita di nuove classi.
Più mercato.

La prima obiezione sarebbe quella di cercare di capire se loro lo hanno studiato o letto qualche testo di Marx e sapere se, nel caso, hanno prodotto una qualche corrente di pensiero che ne illustra la sua evoluzione adattandola ai giorni nostri.

Quello che non si adatta ai nostri giorni è il capitalismo predone. Quello che esso è.Quando la rivoluzione industriale si sviluppò in Inghilterra (metà 700), il sistema poteva contare su un sistema triangolare fatto da colonie che fornivano materia prima estratta da schiavi locali o importati dall'Africa, una trasformazione in prodotti nella più sviluppata Inghilterra.
Certo il Pil si sviluppava ma quei costi gli esegeti continuano a dimenticarli.
Non deve essere un gran bel sistema quello del libero mercato se i suoi riferimenti storici sono questi.L'abitudine ad uno sviluppo in cui domina il più forte, in cui la sua prosperità la paga qualcun altro in una lotta tra forze impari.Niente di nuovo si dirà nel corso degli eventi.
Se così è si presuppone la capacità di accettare per intero il concetto di forza, il fatto che questa possa svilupparne di altrettanta e contraria. Se così è si può immaginare di dover accettare il fatto di dover soccombere un giorno.Senza retorica e falsi moralismi.

Certo c'è stato lo sviluppo delle democrazie e le cose in parte sono cambiate. Ma chi ha prodotto quei cambiamenti se non i milioni di uomini che si sono battuti per maggiori diritti ed uno sviluppo più equilibrato? Non c'erano i borghesi a sostenere quei cambiamenti, loro erano sempre dall'altra parte della barricata.Alla logica del mercato e del profitto era legata la possibilità di sfruttare lavoro minorile, dilatare il tempo di lavoro occupandone tutti gli interstizi nelle 24 ore, creare macchine con l'unico scopo di produrre sempre di più e meglio.
La forza del mercato produceva sfruttamento e contemporaneamente produceva i suoi anticorpi. Proletariato urbano estraneo alla logica della produzione padrone solo delle proprie braccia e della propria coscienza.
Da cosa nasce questa volontà di voler, in modo coercitivo, piegare anche la forza del mercato (come la natura) a quelle che sono le esigenze di tanta gente?
Credo che la risposta sia proprio nella natura irrazionale del mercato e delle sue leggi. Sono quei marosi e quelle forze che continuano ad affascinare i comunisti come noi?


sabato 15 settembre 2007

Stranezze di una politica economica seria

' "E' evidente" che anche i fondi pensione sono sottoposti "agli stessi rischi" di mercato delle altre attività' finanziarie "gestite in modo privatistico": il Ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa spiega che nessuno strumento finanziario può' risultare immune dall'andamento dei mercati. E "come ogni strumento che ha un rendimento, anche i fondi pensione non possono essere banditi da ipotesi di rischio. E' quindi importante che operino con questa consapevolezza".

Mi chiedo se qualcuno tra i solerti sindacalisti ha speso un po' del suo prezioso tempo a spiegarlo ai lavoratori.Mirabile esempio di legge dello stato che sequestra soldi ai nuovi assunti e proietta un po' di gente tra le grandi braccia del libero mercato. Bisognava pur trovarli un altro po' di posti, nei consigli di amministrazione dei fondi, ad un po' di soggetti che infaticabilmente passano il tempo a non far arretrare di un solo millimetro le conquiste fino ad ora ottenute.

Dopo aver raccontato che c'è troppa gente che va in pensione giovane, scopriamo che c'è un sacco di anziani che stanno con il culo attaccato al seggiolino in qualche ufficio statale. Mirabile idea, questi che i requisiti li hanno tutti, per andare ad occuparsi dei nipotini, li incentiviamo con due o tre annualità di stipendio per togliersi dai coglioni. In questo modo al cambio di tre contro uno, permettiamo ad un giovane di entrare nel mondo del lavoro statale.
Devo dire, signori, che siamo un po' confusi.Abbiamo dato un occhiata a quel mondo ed abbiamo scoperto che:
  • rispetto al 2005 i lavoratori precari sono aumentati del 11,55%
  • i lavoratori a tempo indeterminato sono aumentati dello 0,23%
  • i giovani con meno di 35 anni nel 1990 pesavano per il 31%, nel 2005 pesano per il 9%
In buona sostanza se vuoi lavorare nello stato l'unica possibilità è da precario.
Ci hanno raccontato che è indispensabile allungare l'età lavorativa.Abbiamo un settore in cui questa regola viene seguita fino allo sfinimento ed ecco che, addirittura, per mandarli via li vogliono pagare?
Mi sono perso qualcosa di questa logica ferrea per cui in fabbrica ti ci voglio finché non crepi ed alle poste ti caccio via a dobloni d'oro?
Deve far parte di una nuova strategia che tende ad unire operai e statali, giovani e vecchi in un sol fronte o il suo contrario?
Il fascismo amava le corporazioni e questo sindacato anche.Tra le righe l'impressione è che molta è la confusione sotto il cielo solo che la situazione non è eccellente.

Molti sono preoccupati perché l'INPS, se continua il trend, farà fatica a pagare le pensioni alle nuove generazioni. A parte che se continuiamo ad invecchiare, non fare figli e prendiamo a calci nel culo quelli che da noi vengono a lavorare l'equazione non ha soluzioni per estinzione della specie, mi chiedo come fare a risolvere il problemino di allungare l'età lavorativa, sostituire i vecchi con giovani precari, permettere alle aziende di ristrutturarsi mettendo in mobilità anziani che costano troppo ed inserendo giovani che costano una cippa lippa.
Misteri di una sana egestione economica.

Un curriculum un pò così

Riprendo pari pari questo articolo.Senza voler fare della gogna mediatica solo una domanda: ma è vero? Se non è vero tante scuse al protagonista dell'articolo e la condanna senza se e senza ma di un gioco sporco, se è vero sapremo cosa fare del pezzo di carta che ospita i suoi articoli. Così come delle opinioni di quelli che gli danno ancora retta.


Al dott. Ichino, esperto in lavoro (degli altri)

Breve storia di un arrampicatore sociale: ovvero, come ha potuto un grillo, introfulatosi tra le file operaie che hanno fatto dure lotte sindacali, trasformarsi, una volta giunto nel bel mezzo della piramide sociale, e mostrare la sua vera natura

ichino.jpg

di Arnolfo Spezzachini (tratto dalla lista Rekombinant)

Ho letto qualcosa di Pietro Ichino dopo aver sentito discutere delle sue opere in tv in questi giorni e soprattutto a proposito del suo libro 'I nullafacenti'. Allora ho pensato... Questo qui ne capisce di lavoro... lavora, avrà lavorato?! Insomma, sono andato a vedere il suo curriculum.
L'Ichino mi nasce a Milano nel 1949, fin da giovanissimo si appassiona al mondo del lavoro (non al lavoro ma al mondo del lavoro) ed alla tenera età di vent'anni (nel 1969) diviene dirigente sindacale della CGIL-FIOM, incarico che ricoprirà fino al 1972.
Assolve gli obblighi di leva come marconista trasmettitore (come me, sigh, anch'io cantavo la canzoncina 'onda su onda noi siam trasmission, gente che non fa niente che non c'ha voglia di lavorar, gente specializzata a stare in branda a riposar') ed è quindi pronto a rientrare nel mondo del lavoro, ritorna infatti tra i ranghi della CGIL dove resterà sino al 1979.

Nel 1979 Ichino ha ormai trent'anni, posso immaginare la moglie che gli dice "Pie' ormai c'hai trent'anni, se non vuoi trovare un lavoro almeno trova uno stipendio ed una pensione". Detto fatto l'Ichino viene eletto alla Camera dei deputati, e va pure in Commissione Lavoro.
Però non è ancora contento, ha lo stipendio, si è assicurato una ricchissima 'pensione', che comincerà a percepire nell'aprile del 2009 dopo aver 'lavorato' ben 4 anni alla Camera (dal 1979 al 1983), ma sente che gli manca qualcosa. E qualcosa arriva, nel 1981 (non vi sfugga che nello stesso momento era parlamentare) viene assunto come ricercatore all'Università di Milano. Nel 1986 diviene docente di Diritto del lavoro dopo concorso.

Quasi dimenticavo la cosiddetta Legge Mosca, leggina allucinante (poco) nota per aver contribuito a creare una piccola voragine nei conti pubblici italiani, tale legge era nata come legge numero 252 del 1974 e consentiva a chi avesse collaborato con partiti e sindacati di vedersi regolarizzata la propria posizione contributiva scaricando i costi sulla fiscalità complessiva e dietro una piccola certificazione presentata dal partito o dal sindacato. In buona sostanza con questa legge vennero "regolarizzate" le posizioni di migliaia di persone che risultarono essere state impegnate come dirigenti sindacali sin dalle scuole medie, questa orda assetata di soldi è costata alle casse dello stato una cosuccia come 25mila miliardi di lire distribuiti tra oltre 40.000 persone, si badi bene non tra 40.000 lavoratori ma tra 40.000 oscuri funzionari di partito e nobilissimi rappresentanti dei lavoratori.

Comprendo bene la vostra obiezione, la Legge è del 1974 l'Ichino è stato sindacalista fino al 1979, se ne ha goduto è solo per una parte della sua carriera ed in fondo la legge c'era, lui che poteva fare. Errore, la legge era del 1974 ma è stata prorogata più volte; particolarmente interessante per meglio illuminare il personaggio Ichinesco è l'ultima proroga, avvenuta nel 1979; abbiamo detto come il nostro sia stato deputato nella VIII legislatura, durata dal 20 giugno 1979 all'11 luglio 1983, ma l'Ichino non è arrivato alla Camera il 20 giugno 1979 ma il 12 luglio in sostituzione di un collega ed il suo primo atto, da vero alfiere dei veri lavoratori, è stato quello di correre ad aggiungere la sua preziosa firma alla proposta di legge numero 291 presentata il 10 luglio 1979 ed avente a titolo "Riapertura di termini in materia di posizione previdenziale di talune categorie di lavoratori dipendenti pubblici e privati", così facendo il deputato Ichino si affrettava ad aggiungere la sua firma sotto un progetto di legge che favoriva spudoratamente i sindacalisti come Ichino, contribuendo a causare una voragine nei conti pubblici che il professor Ichino propone oggi di sanare per il mezzo di rigore, sacrifici e duro lavoro (degli altri).

In buona sostanza io, che ho 39 anni, sono impiegato pubblico e, tra mille difficoltà, lavoro da quando avevo 21 anni non so come e quando andrò in pensione mentre il castigatore dei nullafacenti si trova ad avere già diritto a due pensioni ottime (quella di docente universitario e quella di deputato che SONO CUMULABILI) più un altro paio potenziali, quella di giornalista e quella di sindacalista. Insomma Ichino, ho capito che dovrò lavorare fino a 250 anni di età per pagare LE SUE pensioni, ma almeno non potrebbe evitare di prendermi pure in giro?
http://arnolfospezzachini.blog.kataweb.it

giovedì 13 settembre 2007

Mussi ed il capitalismo

Ancora più impegnativo il "ma" pronunciato dal ministro dell'Università Fabio Mussi che non si è limitato a lamentare la necessità di incrementare drasticamente gli investimenti nella ricerca, ma ha denunciato la necessità di rivedere profondamente l'intero modello di sviluppo economico. "Il capitalismo nella sua forma attuale è incompatibile con il pianeta Terra", ha affermato strappando un lungo applauso alla platea.

Questa "perla" l'ho presa dal sito della Repubblica di ieri.
Naturalmente Mussi si guarda bene dall'andare fino in fondo in questa sua "analisi". Sarebbe forse costretto a diventare un "sovversivo" e dividere spazio e tempo con qualcuno che è chiuso in qualche gattabuia ed a cui hanno buttato la chiave.
E' ipocrita questo modo di rapportarsi criticamente all'esistente e di coniare massime che, a leggerle, ti fanno ribollire il sangue.
Ma come "è incompatibile il capitalismo con il pianeta terra (nella sua forma attuale)" e rimaniamo chiusi ed abbarbicati nelle stanze di Montecitorio, dicendo che non è il caso di seguire la piazza, e senza assolvere a quella che dovrebbe essere "la missione" di un'avanguardia come Mussi?

Quale sarebbe l'altra forma del capitalismo che si potrebbe accettare i solcialdemocratici fanno fatica a spiegarlo bene.Forse è il sempre verde modello dei paesi nordici? Magari con gli stessi criteri con cui si pensava al welfare scandinavo (un pò di castrazioni chimiche per chi fa troppi figli). Sempre meglio di quello che è il nostro capitalismo domestico in ogni caso, basta non accorgersi degli orrori e delle cadute di stile.

Qui, in questo contesto libero e liberista, produciamo condizionatori, ed altre amenità, che producono effetto serra che produce calore che produce malattie che producono morti.
E' il tipo di sviluppo che ci siamo scelti ed è quello che lasceremo ai nostri figli.
E' sulla base del numero dei condizionatori che misuriamo il benessere di una società, e pazienza se questo modello produce scorie e merda impossibili da digerire in un circolo virtuoso fatto di qualche anno e non di centinaia.
Qualche buon tempone sostiene che quando la questione ambiente assumerà una dimensione di costo tale da essere diseconomico per il sistema, allora ci penserà il mercato a rimettere tutto a posto.Fino ad allora se si desertifica qualche pezzo di Africa in più è problema per gente abituata a questo ed a molto peggio, cosa volete che sia.
Il modello continua a creare quei valori (consumi) e quelle scorie.Questo modelo lo riproduciamo consapevolmente e no ogni giorno, nelle relazioni, nell'educazione e nella prassi quotidiana.
Costa fatica prendere un pulman pubblico, l'auto è sinonimo di libertà, la Cina è criminale con i dissidenti ma non tanto per i danni che procura all'ambiente. Anche perchè su quello non possiamo dare lezioni a nessuno (anche sulla prima parte in verità).

Marx non aveva previsto in questa dimensione i costi indiretti di questo modo di sviluppare l'industrializzazione nei paesi.Però aveva posto il problema del controllo dei mezzi di produzione.Forse è proprio attraverso un passaggio di questo tipo che passano tante risposte.
Si tratterebbe di rovesciare il mondo. sai la fatica? Meglio discettare e sparare cazzate dal palco di un simposio.

Produciamo merce in modo indistinto facendo finta che tutto è utile ed indispensabile.
E' molto evidente il gioco delle parti:
-contesti il sistema di sviluppo? che risposte dai ai milioni di probabili disoccupati se si cambia registro?
Già che risposte dare? Il punto da cui partire è cambiare i soggetti che devono dare le risposte.Forse più che i soggetti le classi d'individui . Riscrivere i valori. Insieme a questo recuperare il senso di una comunità che nel suo insieme deve dare risposte, guardando ai fenomeni nella loro complessità ed alle loro ricadute complessive. Troppo difficile per questo tipo di classe dirigente.
Preferiamo isolarci e curare la depressione acquistando merce, perchè ci hanno spiegato che rafforza l'autostima e migliora il morale. Alla condizione di averli i soldi.
Se le medicine sono queste che speranza volete avere?

Ma cosa vuole la FIOM?


Ma cosa vuole la Fiom?
Allego la relazione presentata da Rinaldini che spiega il perchè del no all'accordo.E' utile ricordare che nel 95 la riforma Dini fu votata da circa 4 milioni di persone, tra i lavoratori attivi passò con il 59% dei consensi e fu respinta dai metalmeccanici.
Dalla relazione emergono alcune "chicche" sulla riforma proposta e sulla questione precariato. Come si potrà leggere, la preoccupazione del sindacato operaio FLM non è "solo" sulla conservazione di "privilegi" di casta. C'è da ricordare che questo sindacato, con l'azione di Cremaschi, è l'unico che ha portato avanti le istante sul mondo del precariato con azioni che sono state "trasversalmente" condannate da tutti gli altri protagonisti del sindacato e dei partiti.
La Fiom è anche critica sulla detassazione degli straordinari(per le aziende) che, non portando vantaggi ai lavoratori, creano il paradosso di far diventare conveniente questa pratica a fronte del lavoro ordinario e contribuiscono a formare un'ulteriore barriera d'ingresso a nuove assunzioni.
La Fiom non sarà un sindacato "rivoluzionario" nel senso classico della parola ma, se non altro, mostra (in questa occasione)un segnale importante che è quello di interrompere la pratica per cui queste strutture non fanno altro che diventare una cinghia di trasmissione del consenso delle politiche "economiche" tra governi e base sociale.
La questione che si pone è? Chi difende i meno garantiti? Gli operai, loro malgrado, ci provano con messaggi che tendono ad unire e non a dividere. Tocca anche agli altri assumere responsabilita' e "prendere coscienza" di quale sia il fronte e di quali siano gli interessi.


10–11 Settembre 2007
Al termine dei lavori del Comitato Centrale della Fiom sono stati presentati due
documenti alternativi che sono stati votati in contrapposizione. Il documento
presentato da Gianni Rinaldini è stato approvato con 125 voti a favore. Il documento
presentato da Fausto Durante ha raccolto 31 voti a favore. I voti di astensione sono
stati 3.
Successivamente, il Comitato Centrale ha approvato, all’unanimità con 2 astensioni, un
documento sul fisco, presentato dalla Segreteria nazionale.
Documento presentato da Gianni Rinaldini
Il Comitato Centrale non approva l’intesa del 23 luglio 2007 su Previdenza, lavoro e competitività
pur esprimendo un apprezzamento positivo sulle seguenti questioni:
• Incremento delle pensioni basse con il riconoscimento del percorso lavorativo individuale. Il
reddito individuale come parametro di accesso permette di riconoscere l’aumento a tante
donne pensionate fino ad ora escluse.
• Miglioramento del sistema di rivalutazione delle pensioni dal 90% al 100% della variazione
dei prezzi dell’indice Istat, per le fasce compreso tra 3 volte e fino a 5 volte, il minimo
attuale (da 1.308,48 a 2.180,70)
• Norme sulla totalizzazione dei contributi previdenziali, il riscatto della laurea, e primi
interventi nel sistema degli ammortizzatori, come l’indennità di disoccupazione.
Questi interventi sono finanziati con una parte dell’extra-gettito suddiviso 1/3 per interventi sociali
e 2/3 per la riduzione del debito pubblico.
Viceversa sui capitoli dell’intesa relativi al superamento dello scalone del governo Berlusconi, sul mercato del lavoro e competitività esprimiamo le seguenti valutazioni:
Il superamento dello scalone avviene con la condivisione del vincolo finanziario posto dal Governo dell’autofinanziamento di 10 miliardi di euro nell’arco di 10 anni, escludendo in questo modo, gli aumenti contributivi sui lavoratori dipendenti decisi nell’ultima finanziaria, che vengono impropriamente utilizzati per ridurre il debito pubblico. Ci riferiamo ad esempio all’aumento degli oneri previdenziali dello 0,30 equivalente a circa 1 miliardo di euro annuo, cioè 10 miliardi di euro nell’arco di 10 anni.
Questa scelta sbagliata attraversa tutti i diversi aspetti della nuova normativa, dall’incomprensibile meccanismo delle quote associate alla crescita dell’età minima, che ha la sola funzione di sommare l’aumento dell’età anagrafica con l’elevamento dell’età contributiva da 35 a 36 anni, fino a 2 prevedere una “clausola di salvaguardia” di un eventuale ulteriore aumento contributivo dello 0,09% dal 2011 come elemento di garanzia sui conti generali.
Gli stessi aspetti potenzialmente positivi sono negativamente segnati da questa scelta.
a) Il ripristino delle 4 finestre con 40 anni di contributi, quantificato in un costo di 4 miliardi di euro, viene totalmente finanziato attraverso l’introduzione delle finestre sulle pensioni di
vecchiaia, per garantire una operazione a costo zero.
b) I lavori usuranti particolarmente faticosi e pesanti sono definiti sulla base di criteri che
hanno un vincolo finanziario di un massimo di 5.000 lavoratori all’anno.
c) Per quanto riguarda la revisione dei coefficienti di trasformazione del sistema contributivo,
viene demandato al lavoro di una Commissione la definizione di nuovi e diversi criteri che
potrebbero assumere come riferimento il 60% dell’ultima retribuzione. In assenza di nuovi
criteri a partire dal 2010 si applicano gli attuali coefficienti con la riduzione del 6–8%. Si
tratta di fatto di un rinvio condizionato che richiede da parte del movimento sindacale la
costruzione di una proposta precisa che garantisca una copertura pubblica del 60% con 35
anni di contributi.
Su mercato del lavoro e competitività l’intesa prevede scelte sbagliate, giocate esplicitamente
contro la Cgil come scelta politica, tanto più evidente, perchè riguarda misure che non hanno
particolari costi finanziari.
a) Per i contratti a termine e sullo staff leasing siamo alla conferma della legge del governo
precedente sempre osteggiata dalla Cgil. Ciò che viene confermato e per certi aspetti
peggiorato non è soltanto la possibilità di proroga oltre i 36 mesi , ma l’assenza di causali
specifiche per attivare rapporti di lavoro a tempo determinato. In questo modo il Lavoro
Interinale ed il Contratto a Termine mantengono la stessa causale “esigenze tecnico,
produttive, organizzative o sostitutive” che sono cumulabili nel tempo
b) Sulla contrattazione l’eliminazione della sovracontribuzione per il lavoro straordinario
costituisce un preoccupante incentivo all’aumento dell’orario di lavoro, mentre la
detassazione del salario aziendale totalmente variabile indebolisce la contrattazione
collettiva e, in particolare, il contratto nazionale.
Il Comitato Centrale della Fiom valuta positivamente la decisione di Cgil, Cisl, Uil di promuovere la consultazione certificata delle lavoratrici, dei lavoratori e dei pensionati ed applicherà rigorosamente le modalità che saranno definite dagli esecutivi Cgil, Cisl, Uil convocati per il 12 settembre.
Il Comitato Centrale della Fiom impegna tutte le strutture ad operare per favorire la più ampia informazione e partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici alla consultazione democratica.

mercoledì 12 settembre 2007

Tutti in galera. I più poveri.

Il grafico che vedete (tratto da www.Lavoce.info) vuole evidenziare una correlazione tra la popolazione carceraria, le rapine in banca e cosa è accaduto per quest'ultimo reato in coincidenza dell'indulto.
Non voglio entrare nel merito del provvedimento però qualche obiezione a come, in genere, si leggono i dati e le tendenze voglio esprimerla.

Cosa mostra il grafico:
1- una tendenza della popolazione carceraria alla crescita dal gennaio 2004 al Luglio 2006
2- svuotamento delle carceri in coincidenza dell'indulto
3- un andamento altalenante del reato oggetto del grafico

Basta questo per mettere in evidenza una correlazione tra le due cose? A mio avviso no, tenuto conto del fatto che, pur in presenza di un andamento costante alla crescita della popolazione carceraria, le rapine sembrano avere un andamento legato più ad altri fattori che ad un'efficace azione di repressione da parte della polizia.In particolare a fronte di una diminuzione della popolazione carceraria che quasi dimezza la sua quota in coincidenza dell'indulto(da 0,61 a 0,38), l'incremento di questo reato è tale da portare il picco a 0,80 (per scendere subito dopo a 0.65) contro il massimo raggiunto tra febbraio e marzo 2005 che era di 0,75, periodo in cui si era in presenza di una costante crescita della popolazione carceraria.Si può sulla base di questi elementi accettare una l'ipotesi di una correlazione statisticamente evidente?

Questo modo di rappresentare la realtà serve soltanto a fare della demagogia creando la sensazione che la questione "sicurezza" sia da giocare "soltanto" in funzione di politiche di repressione.
Ci garantisce di più la galera dalla "tentazione" di compiere reati?Ha senso estenderne la fattispecie mettendo sullo stesso piano (reato penale)il lavavetri, la questua molesta o la frode fiscale?

Vale la pena evidenziare cosa è accaduto negli USA negli ultimi decenni.
A partire dagli anni 60 la popolazione carceraria aveva avuto un andamento decrescente (picco minimo 380.000 reclusi nel 1975).Con il mutare delle politiche "sociali" fino ad allora a favore degli strati più deboli della popolazione, la situazione è drasticamente cambiata:
740 mila detenuti nel 1985
1,6 milioni nel 1995
In 16 anni il numero delle persone in libertà vigilata sono quadruplicate toccando la cifra di 3,8 milioni nel 1995.Che effetto hanno avuto queste politiche?

Nello stesso periodo (1960-1997) il numero dei rifugiati nel mondo, è passato dalla cifra di 1,5 milioni a 22 milioni e costante ed in crescita è stato il fenomeno delle migrazioni "clandestine" verso i paesi più ricchi.

C'è una correlazione, al contrario, tra più politiche sociali inclusive e minori fenomeni "violenti" di marginalità? Io credo di si perché sono convinto che di fronte alla scelta tra vivere e morire senza speranza, in una società in cui le immagini che bombardano in modo trasversale ricchi e poveri sono quelle di un opulenza ostentata e priva di valori sostanziali (se non di ordine materiale), molti di noi trasformerebbero se stessi in potenziali delinquenti pur di garantire a sé ed ai propri figli un minimo per sopravvivere.

Il passaggio ineludibile, per una politica degna di questo nome,deve essere quello di grattare sotto la crosta dell'immaginario collettivo per riportarci, in modo efficace, a ragionare su cause ed effetti dei tanti fenomeni che ci riguardano.L'opposto è un modello di coesione sociale in cui si sopravvive se ci si può permettere (acquistando) la sicurezza.E su questo la realtà è che a pagare saranno, in massima parte, i più deboli.Probabilmente questo è il modo sapientemente scelto per "governare" le tensioni, alimentando l'insicurezza e facendo crescere le fasce di emarginazione. Creare un corto circuito in cui si alimenti l'intolleranza, si modifichino i valori indebolendo quelli solidali, e trasferendo al basso gli effetti negativi di una società di diseguali.