lunedì 28 aprile 2008

Paradisi esotici per investirori

A Ciudad Juarez ,ogni settimana, una donna sparisce e di lei non se ne sa piu' nulla.
Le cronache ufficiali parlano di piu' di 470 omicidi e circa 600 sparizioni.

Le vittime sono giovani di eta' compresa tra i 15 e i 25 anni . Molte di loro lavoravano come operaie nelle numerose fabbriche che assemblano, per societa' multinazionali, prodotti per l'esportazione (maquiladoras). Questi insediamenti industriali costituiscono la fonte principale di sostentamento per gli/le abitanti della citta'. Il salario delle operaie impiegate nelle maquiladoras, è di circa 4$ US al giorno per dieci ore di lavoro.

Le maquiladora sono stabilimenti industriali posseduti o controllati da soggetti stranieri, in cui avvengono trasformazioni o assemblaggi di componenti temporaneamente esportati da altri paesi industrializzati in un regime di duty free ed esenzione fiscale. I prodotti assemblati o trasformati vengono esportati all'estero.

Le maquiladoras attingono manodopera da una popolazione povera , malgrado tutti i vantaggi (fiscali, infrastrutture moderne e gratuite, salari bassi) riconosciuti a chi investe, i lavoratori non partecipano in nessun modo allo sviluppo della citta'.
I dati sulle infrastrutture urbane e sui servizi erogati indicano che il 14% della popolazione non ha un accesso diretto all'acqua potabile, ed il 44% delle strade sono ancora senza asfalto e prive di illuminazione notturna.

Fonte www.mujeresdejuarez.org
Ciudad Juarez : citta' di frontiera, zona franca industriale, citta' violentaCartina Messico Ciudad Juarez - El PasoCiudad Juarez e' una citta' di frontiera che conta circa un milione e mezzo di abitanti ed e' situata in una regione desertica dello stato di Chihuahua al confine con gli Stati Uniti, a quattro chilometri da El Paso, Texas. Juarez sorge sulla linea di 3.500 Km di frontiera che separa il mondo sviluppato dal mondo in via di sviluppo: la sola frontiera al mondo ad avere questa particolarita'.

Ciudad Juarez attira le popolazioni povere degli stati dell'interno che arrivano a centinaia ogni mese alla ricerca di un lavoro o per tentare di attraversare il confine. Si stima che il 35% della popolazione economicamente attiva di Ciudad Juarez sia costituita da emigrati, sia uomini che donne.

Dopo la firma dell'ALENA, Ciudad Juarez e' diventata la piu' importante zona franca industriale di tutto il Messico. Nel 2003, c'erano 269 maquiladoras e 197000 lavoratori e lavoratrici.
Secondo le statistiche ufficiali nello stato di Chihuahua, le donne occupano il 48,3% dei posti di lavoro disponibili e hanno in media tra i 20 e i 22 anni ma si trovano anche delle minorenni (in Messico l'eta' legale per lavorare e' 16 anni).

A Juarez, il costo della vita e' paragonabile a quello di El Paso (Texas) MA i salari nelle maquiladoras non superano in media i 4$ US al giorno per dieci ore di lavoro. Nel 2003, il 18% della popolazione viveva nella poverta' piu' estrema, il 22% non aveva un servizio d'acquedotto e il 14% viveva senza acqua potabile. I nuovi arrivati si ammassano nelle bidonvilles costruite nella periferia della citta', istallandosi su terreni incolti che appartengono spesso a grandi proprietari terrieri.

La crescita incontrollata della citta' e' avvenuta senza uno sviluppo parallelo delle infrastrutture e dei servizi. Le maquiladoras attingono da questo stesso bacino di popolazione impoverita la mano d'opera di cui hanno bisogno ma non partecipano in nessun modo allo sviluppo della citta' malgrado tutti i vantaggi (fiscali, infrastrutture moderne e gratuite, salari bassi) di cui beneficiano. Un lavoro ingente sarebbe necessario e parecchie risorse finanziare dovrebbero essere stanziate solo per asfaltare le strade che ancora non lo sono (il 44%), senza contare l'illuminazione spesso insufficiente e l'organizzazione dei trasporti pubblici. Anche il sistema di trasporto destinato agli operai delle maquiladoras non e' sicuro. Non sorprende il fatto che molte ragazze scompaiano all'alba o la notte, all'uscita dal lavoro e anche in pieno giorno senza che nessuno se ne renda conto.

Ciudad Juarez e' una citta' violenta. Accoglie dal 1993, il cartello di narcotraficanti piu' potente del Messico. Attraverso Juarez transita l'80% della cocaina proveniente dalla Colombia e destinata al mercato americano. I narcotraficanti non hanno nessuna difficolta' a reclutare dei trasportatori che ricevono molto piu' denaro di quanto non potrebbero guadagnare sul mercato del lavoro formale.

A Juarez sono presenti piu' di 500 bande di strada che si dedicano ad attivita' criminali di ogni genere e spesso impongono ai nuovi membri lo stupro di una giovane ragazza per essere ammessi nel gruppo. I regolamenti di conto tra bande di strada rivali fanno registrare ogni giorno decine di vittime.

In questa citta', in cui il predominio maschile caratterizza ogni livello dell'organizzazione sociale, la violenza verso le donne si esprime tanto nell'ambiente domestico quanto in quello lavorativo, creando un facile contesto per gli assassini che possono contare sull'indifferenza assoluta.

Le statistiche redatte dal Centro di crisi di Juarez, Casa Amiga, indicano che il 70% delle donne che vi si rivolgono per cercare aiuto sono state picchiate dai loro mariti, mentre il 30% lo sono state da qualcuno che conoscevano. Nel solo 2001, sono state presentate 4540 denunce per stupro (12 al giorno). Ugualmente, le molestie sessuali e le minacce di licenziamento da parte dei supervisori e dei proprietari delle maquiladoras alle donne che rifiutano le loro avances sono un fenomeno corrente. La poverta' aumenta la vulnerabilita' delle giovani donne. La violenza che regna a Juarez sembra essere quindi il risultato di un insieme di fattori. Le statistiche nazionali del 1998 classificano Ciudad Juarez come la citta' piu' violenta di tutto il Messico.

Amnesty International, insieme ad altre Organizzazioni non governative, svolge da oltre un decennio una campagna per attirare l'attenzione mondiale sugli omicidi seriali di donne in Messico.

Il Messico
Il Messico e' una Federazione composta da 31 stati e da un distretto federale (Citta' del Messico).

Cosi' come la federazione e il distretto federale, ciascuno degli stati ha una costituzione propria e dispone di un sistema esecutivo, legislativo e giudiziario proprio. Ciascuno dei 31 stati e' suddiviso in un certo numero di amministrazioni comunali dotate a loro volta di un proprio potere esecutivo eletto.

In Messico ci sono diverse forze di polizia, ciascuna corrispondente a una delle diverse entita' amministrative quali la Federazione, gli stati, il distretto federale e le amministrazioni comunali.
Dall'inizio del mandato del presidente Vicente Fox, tutte le questioni legate alla sicurezza pubblica nazionale sono competenza del ministero della Sicurezza pubblica. La struttura fondamentale di questo ministero e' l'Ufficio del procuratore (la Procuraduria General de la República – la PGR). In ciascuno dei 31 stati si trova una Procuraduria General de Justicia del Estrado (PGJE).

Riguardo al funzionamento di questi organismi la Commissione interamericana dei diritti dell'uomo ha denunciato l'assenza di autonomia strutturale degli Uffici del procuratore rispetto al potere esecutivo federale ed ha richiesto al governo messicano di modificare questo stato di fatto.

La mancanza di coordinazione tra i corpi di polizia costituirebbe, secondo alcuni, la causa principale dell'elevato tasso di criminalita' a Juarez. Stupisce, pero', la perfetta convergenza tra i diversi gradi governativi, nel minimizzare il numero di omicidi e nel considerare le vittime le vere responsabili "perche' passeggiavano in luoghi bui e indossavano minigonne o altre mises provocanti...".

(Fonte: Nuestras hijas de regreso a casa (www.mujeresdejuarez.org))

sabato 26 aprile 2008

Chi è pronto a momenti di sacrifici?


Era il 1887, il26 gennaio.La targa nella fotografia parla di quattro soldati siciliani che quel giorno morirono a Dogali, in Eritrea, insieme ad altri 400 compagni.
Li possiamo immaginare nella canicola provare a resistere.Ad impedire che la morte si presentasse lì ad aspettare la fine del loro viaggio.
Come sarà stata la loro vita non lo sappiamo.Quale la loro classe sociale solo immaginare.Forse "cafoni" con le mani callose, o muratori o gente destinata ad emigrare per trovare fortuna ed un'altra vita.
Quello che leggiamo sono le solite parole tronfie della retorica dei buoni contro i "barbari" abissini.
Cosa avranno avuto da gioire le madri al "novo esempio d'eroismo" non lo sappiamo.
Pensiamo che abbiano pianto, al contrario, la mancanza di braccia in grado di sfamare le loro famiglie.
C'è una retorica che anticipa di un po' quella degli otto milioni di baionette e che fa da prologo alla mattanza della guerra del 1915.
Un modo di raccontare la fine degli ultimi solo quando hanno assolto alla loro funzione di carne da macello per chi governa.

Un modo che non troviamo quando si tratta di celebrare altri tipi di eroi.
E' il caso di 5 ragazzi anarchici che morirono tragicamente in un "incidente"stradale.

Il 26 settembre 1970 cinque anarchici tra i 18 e i 26 anni di età morirono in un tremendo incidente stradale alle porte di Roma.

"Volevano manifestare contro la visita del presidente americano Nixon nella capitale, si scrisse; andavano a consegnare un dossier di controinformazione, dissero altri.

Sulla vicenda dei cinque ragazzi si aprirono numerose polemiche: “agitatori capelloni” per alcuni, “compagni” morti per difendere la verità per altri. In città e negli ambienti anarchici iniziarono a rincorrersi le voci: troppi elementi fuori posto, la dinamica dell’incidente mai esattamente ricostruita, strane coincidenze mai chiarite.

Sono anni travagliati: i ragazzi muoiono in un’Italia che, appena nove mesi prima, ha conosciuto l’orrore di piazza Fontana, dopo un’intensa stagione di scontri sociali; muoiono in un paese confuso, mentre il “mostro” Valpreda è ancora in carcere e in altre stanze pare si stia preparando- di lì a due mesi- un colpo di stato.

Dopo breve tempo, però, sui cinque giovani cala il silenzio. E la storia di Giovanni Aricò, di sua moglie Annelise Borth, in attesa di un bimbo, dell’anarchico pittore Angelo Casile, di Francesco Scordo e di Luigi Lo Celso rimane un ricordo privato delle famiglie.

Nel 1993 il pentito Giacomo Ubaldo Lauro, nel corso dell’inchiesta Olimpia, torna a parlare di quella vecchia storia dimenticata. Racconta di come quella morte, in realtà, possa avere una spiegazione, parla di conversazioni a proposito dei presunti mandanti; voci, appunto, non sufficienti, però,a riaprire il caso."


Nella loro breve vita si sono occupati di controinformazione, forse per quello non ci sono più.I lati oscuri della vicenda, che voglio qui ricordare, rimandano ad un'Italia in cui lo stragismo e la strategia della tensione dettavano l'agenda politica.Anni in cui la prudenza del PCI, la sua politica alla ricerca di un equilibrio in grado di garantirne la legittimità "democratica" si lasciavano alle spalle le scorie di una generazione per nulla disposta a chinare la schiena o, semplicemente,a voltarsi dall'altra parte.

"L’incidente di Ferentino nel quale persero la vita i cinque ragazzi fu, come abbiamo visto, rapidamente archiviato. Non sussisteva, secondo chi svolse le indagini, alcuna responsabilità da parte dell’autista dell’autotreno o di ignoti. Restano tuttavia alcune zone d’ombra che, nel corso degli anni, hanno alimentato i dubbi di chi non ha mai creduto alla tesi dell’incidente.

“In Italia va di moda l’incidente”: così si intitolava un articolo di Camilla Cederna che illustrava come nei mesi successivi la strage di piazza Fontana numerosi testimoni o persone in qualche modo legate alla vicenda persero la vita in misteriosi scontri d’auto. Elementi di varia natura, coincidenze, sospetti…non è certo questa la sede per giudicare, ma è senz’altro corretto esporli, lasciando sospesa ogni valutazione sulla loro attendibilità.

Le prime coincidenze riguardano la figura di Junio Valerio Borghese, che appare in maniera inquietante sullo sfondo in più occasioni.

I fratelli Aniello risultano essere suoi dipendenti; in secondo luogo l’incidente avviene in vista del castello di Artena, di proprietà del principe Borghese. Nello stesso punto, otto anni prima, era morta in un incidente d’auto la moglie del comandante della Decima Mas, la nobile russa Daria Osluscieff, e nella stessa occasione era rimasto ucciso Ferruccio Troiani, il giornalista che l’accompagnava: stesso incidente d’auto nello stesso punto.

Ancora più inquietanti appaiono però le dichiarazioni del pentito Giuseppe Albanese:“L’avvocato Barbalace di Pizzo Calabro, durante la comune detenzione nel carcere di Lecce, ebbe a confidarmi che i giovani anarchici erano stati uccisi da una squadra che era alle dipendenze del principe Borghese. Aggiunse che quello stesso sistema era stato utilizzato per eliminare una parente scomoda dello stesso Borghese”. Queste parole si aggiungono alle affermazioni dei pentiti dell’operazione Olimpia, di cui abbiamo parlato nelle pagine precedenti. Cosa c’è di vero in queste frasi?

E ancora, irapporti dell’incidente della polizia stradale sono firmati da Crescenzio Mezzana, che pochi mesi più tardi si precipiterà a Roma per partecipare al golpe di Junio Valerio Borghese.

Dieci giorni prima dell’incidente di Ferentino, inoltre, viene ucciso a Palermo il giornalista Mauro De Mauro, marò della X Mas; dopo la sua scomparsa molti affermarono che fossevenuto a conoscenza delle collusioni tra la mafia siciliana e i piani di realizzazione del colpo di stato diretto da Borghese. Dalla tessera ferroviaria di Casile risulta che il ragazzo aveva compiuto nell’estate 1970 numerosi viaggi proprio a Palermo: è possibile che anche l’anarchico stesse seguendo una traccia simile a quella di De Mauro? Cosa stava accadendo a Palermo in quei mesi tanto da richiamare tutta questa attenzione?

Infine, esiste un’informativa del controspionaggio su quello che è successo a Ferentino: il documento però, contro ogni logica, è compilata dal controspionaggio di Palermo, diretto nel settembre 1970 dal colonnello Bonaventura, braccio destro del generale Miceli, accusato di aver partecipato ad alcune riunioni a Roma come referente dei servizi deviati siciliani.

Nel novembre 2001 Aldo Giannuli, consulente della commissione stragi, consegna una relazione al tribunale di Brescia: sostiene di avere identificato una nuova struttura clandestina parallela ai servizi segreti, attiva dal secondo dopoguerra fino agli anni Settanta, denominata come “Noto servizio”. La struttura era stata fondata da un gruppo di ex repubblichini riuniti attorno alla figura di Junio Valerio Borghese, e può contare su un gruppetto di “specialisti” in grado di simulare incidenti stradali, eliminando così elementi scomodi." fonte:http://www.lsdi.it/dossier/anarchici/



Era l'epoca in cui Almirante parlava in questo modo


Oggi siamo in un periodo in cui fascisti imprenditori vengono ricevuti dal prossimo presidente del consiglio il giorno in cui è ricorso l'anniversario della liberazione,un periodo nel quale è difficile muovere passi che non siano condotti all'interno di una "dialettica" istituzionale e codificata, tempi nei quali qualsiasi cosa diremo o faremo passerà al vaglio di un'informazione nelle mani di pochi.Il tutto con l'accondiscendenza di chi ha permesso, senza un minimo di resistenza degna di questo nome, che tutto ciò accadesse.

Sono convinto che arriveranno altre lapidi a celebrare "cafoni" morti lontani da casa.La voglia di essere presenti dove è "strategicamente necessario per i nostri interessi", come ha detto l'ex compagno Violante a proposito della necessità di rafforzare la presenza italiana in Afghanistan,mi inducono ad immaginare un futuro prossimo venturo non molto diverso da ciò che si celebra su quella targa di marmo del 1887.

Cosa ne sarà di noi, cosa ci aspetta sul fronte della lotta? Tutto sembra indicare un periodo in cui potremo contare solo su noi stessi.Dovremo fare i conti con chi si scandalizza per frasi urlate e vive con la testa sotto la sabbia il suo presente.Oggi se ci si vuole opporre bisogna sapere che il prezzo sarà molto alto, si pagherà in termini di libertà negata, in emarginazione sui luoghi di lavoro e nella società.Quanto più saremo in grado di tessere la nostra tela fatta di relazioni e di luoghi in cui fare politica, tanto meno sarà efficace la loro egemonia culturale.C'è un filo rosso tra avvenimenti così distanti e noi, oggi.Il bivio tra essere carne da macello e da consumo indifferenti a tutto o gente pronta a mettersi in gioco. A qualsiasi costo.Niente di nuovo, come al solito.




venerdì 25 aprile 2008

OGGI 25 APRILE

BUONA RESISTENZA



giovedì 24 aprile 2008

Il guanto di velluto della Marcegaglia

La signora Marcegaglia, quella che si fa fotografare in bici con il marito abbronzato e la figlioletta sulla canna, detta la linea.
Dopo aver fatto la classica premessa da buona madre di famiglia, "Noi crediamo al ruolo del sindacato", ha scoperto in men che non si dica quelli che sono gli obiettivi confindustriali.

1- rinegoziare un forte alleggerimento normativo ed economico del contratto nazionale
2- punto 1 premessa per la possibilità di valorizzare il lavoro e le scelte dell'individuo
3- più forza al secondo livello di contrattazione con, magari (citazione di Marcegaglia), con le gratifiche individuali

Meno interesse c'è per argomenti tipo l'abolizione dell'articolo 18 o la riforma delle pensioni.
In compenso, Confindustria, chiede la cancellazione delle sanzioni contro i datori di lavoro nel caso delle morti bianche e propone una "vasta campagna" con "corsi di formazione aziendale per responsabilizzare imprenditori e sindacalisti"
Marcegaglia è la stessa che, con indubbia sensibilità ambientale,pose il problema dei costi per l'industria dati dalla necessità di conformarsi alle nuove disposizioni europee.In sostanza, noi dobbiamo fare profitti, i costi sociali non rientrano nel nostro concetto di PIL.

A noi questa roba non fa impressione. E' il classico bagaglio ideologico, puntello della cultura aziendale, che viene fuori, in tutta la sua chiarezza ed evidenza, perché ora è il tempo per raccogliere i frutti.
D'altro canto se i maggiori competitor, sul piano politico, hanno la stessa visione di società perché attendere ancora?


In ogni caso siamo un po' in ritardo rispetto a quello che è già accaduto in giro per il mondo.
In Inghilterra, ad esempio, se negli anni 80 oltre il 50% dei lavoratori era coperto da accordi di settore si era ridotto al 36% sul totale nel 1992 il loro numero.

Tra il 1986 ed il 1997 naufragarono 14 accordi collettivi che coinvolgevano 1,2 milioni di lavoratori.

Le aziende estere che investivano in UK, da quel momento, rifiutarono qualsiasi contrattazione collettiva di settore preferendo la contrattazione individuale.

"Nel 1994 ilBritish Institute of Directors sollecitò una pressoché totale individualizzazione delle relazioni sindacali".
Questo fatto aveva come obiettivo quello di circoscrivere il ruolo del sindacato, a soggetto in grado di fornire "servizi" ai propri associati, dismettendo quello per cui storicamente era nato.

Stessa tendenza in Germania dove, la necessità di rendere più flessibili i contratti e le condizioni di lavoro, portarono anche alla non adesione di molte aziende alla associazione che le rappresentava nelle contrattazioni collettive(es. Gesamtmetall).

Infatti se nel 1980 era pari al 54% il numero delle imprese aderenti a questa organizzazione (per il 74% della forza lavoro) nel 1995 si era passati al 43% del numero complessivo (per il 65% della forza lavoro).

L'impatto sulla struttura della forza lavoro si è manifestato, per quei paesi, in tutta la sua evidenza.
Nel 1997, in UK, il 38% dei lavoratori era impiegato a tempo determinato.

In Francia, nel 1988, su 9 nuovi posti di lavoro 8 erano a tempo determinato, parziale od occasionale.Dopo 10 anni, al culmine del boom economico, tale percentuale era rimasta sostanzialmente invariata.

Nella Germania dell'Ovest le occupazioni di lavoro atipiche si sono espanse passando (tra il 1980 ed il 1997), dal 7 al 15,9%.

Negli USA la forza lavoro non impiegata tradizionalmente nel 1995 era di circa il 25%.

In compenso,in Europa, a fronte di una diminuzione del lavoro maschile è cresciuto l'utilizzo di manodopera femminile che, a parità di lavoro, ha salari mediamente più bassi.

Non ci soffermeremo, qui, su altri effetti quali quelli della costante caduta del numero degli iscritti alle organizzazioni sindacali.

Il "capitale umano" ridotto a fattore di produzione ed a costo, difficilmente potrà trovare la valorizzazione a cui fa riferimento la signora Marcegaglia.
Lo impedisce, in primo luogo, la necessità di rispondere in modo adeguato a quella che è la competizione a livello internazionale.Il punto è che questa strategia viene portata avanti in un paese che ha carenze strutturali di suo e che, una volta esaurita la leva demagogica della flessibilità, della produttività e del costo del lavoro, non avrà altri orpelli a cui agganciarsi per giustificare la sua emarginazione rispetto al contesto internazionale.
Riesce difficile pensare che i salari potranno recuperare il loro potere di acquisto basandosi semplicemente sul cambiamento di quelle che sono le regole negoziali, o nella semplice trasformazione della relazione da collettiva ad individuale.
Così come riesce difficile pensare che la sensibilità degli imprenditori su temi quali la sicurezza possa essere risvegliata grazie a qualche corso di formazione.

A questo assalto (su un corpo di per sé abbastanza scarnificato) si sommeranno quelli dati dall'attacco al welfare (minore tasse a fronte di minori servizi) che ancora di più amplieranno il gap di sofferenza tra chi ha molto e chi ha molto poco della torta.

In questo contesto chi scrive concorda con quegli economisti che evidenziano come l'ascesa del capitalismo globale, con le sue regole, sta riportando indietro i paesi industrializzati verso una nuova versione del primo capitalismo (quello senza regole):
-Alta competitività dei mercati,(relazione tra domanda ed offerta)
-Azienda tipica di piccole dimensione nel periodo del primo capitalismo industriale.
Adesso: tendenza a diminuire la propria quota di mercato interno, concentrazione sul core business e dismissione di attività di secondo livello. Crescita a livello internazionale (attraverso processi di fusione ed aggregazione ed al trasferimento di intere aree di attività).
-Competizione condotta essenzialmente utilizzando la leva dei prezzi
-Massimizzazione dei profitti nel breve periodo, tendenza rafforzata dalla necessità di mantenere o far crescere il valore per gli azionisti
-Negoziazione salariale condotta a livello individuale
-Mercato del lavoro altamente competitivo, bassi salari, massima flessibilità, poche protezioni sociali.Considerazione dei poveri come "parassiti del welfare" e tendenza a limitare la possibilità di usufruire di prestazioni sociali
-Cicli economici di lunga durata con poca possibilitàdi tenerli sotto controllo con meccanismi che consentano alla domanda dei consumatori di essere sostenuta, in caso di recessione, attraverso un sistema di previdenza sociale.
-La precarietà nel lavoro e del reddito funzionale alla struttura produttiva, impedisce ai poveri di accumulare qualsiasi proprietà stabile.
-Crimine, povertà e senza tetto fattore endemico.

Ora, mentre molti sono impegnati a spalare le macerie ideologiche del 900, il capitale ricostruisce su scala planetaria quella logica di modalità e di condizioni per l'accumulazione a vantaggio di pochi eletti (il perimetro sono 6 miliardi di individui) che in fondo non sembrano tanto una novità nella storia dell'uomo.




mercoledì 23 aprile 2008

Ali-taglia

Di oggi è la notizia che il berlusca pensa a tagliare qualche migliaio di posti di lavoro in Alitalia.
Adesso sono tutti lì a stracciarsi le vesti.
La domanda è "ma cosa avrebbe fatto di diverso quel signore con l'accento francese?"
Io penso nulla.
Quando si fece l'Hub di Malpensa gli unici ad opporsi, a quella specie di cattedrale nel deserto, furono un pò di ecologisti preoccupati dell'impatto ambientale e gli abitanti della zona che temevano per la propria quiete.
Frotte di brillanti economisti, supportati da uno studio della Bocconi, si affrettarono a spiegare che quella era un'occasione da non perdere.Decine di migliaia di potenziali clienti per l'area, migliaia di posti di lavoro. Bene, il risultato è servito su un piatto d'argento. Da una parte una struttura ridondante ed inutile rispetto ai numeri veri, dall'altra parte una compagnia di bandiera sull'orlo del fallimento.
Quando la qualità, di chi amministra, è scarsa conta poco che questa si manifesti tra il pubblico od il privato, il risultato è sempre lo stesso: un disastro economico ed umano per la collettività.

Però questo è il mercato, bellezza.

martedì 22 aprile 2008

Memoria partigiana

Proveranno a cancellare la memoria.Noi siamo e saremo qui ad impedirlo.Trasmetteremo ai nostri figli le immagini ed i ricordi di quelli che sono morti, di quelli finiti in galera.Trasmetteremo l'idea della resistenza come di un dovere per dare significato ad una vita che, altrimenti, sarebbe sbiadita e senza significato.
Trasmetteremo l'idea di vivere con la schiena dritta.Non ci piegheranno con le loro prebende.Oggi, forse, ci sentiamo soli.Come si sentirono soli loro.Una solitudine a cui seppero reagire.Da comunisti.
W la resistenza.


Foto segnaletica di Panzarini Lino, partigiano comunista fucilato

lunedì 21 aprile 2008

Meglio di così si muore


"A dominare sembrano comportamenti di tipo adattivo improntati ad una eternizzazione del presente e a una desertificazione del futuro che mescolano toni euforici e sconsolati.Da una lato, un senso di liberazione da ideali che impongono all'esistente un orizzonte di ulteriorità frustrante, abbinato ad una condanna talvolta spietata della sua imperfezione.Il piacere per prospettive di vita finalmente adeguate all'individuo ed alle sue effettive possibilità. Dall'altro, un senso di perdita e angustia, uno strano pessimismo che si fatica ad organizzare.Sensazioni divergenti radicate nella percezione che la vita è tutta qui, senza alternativa:un godimento del presente che non intende sacrificarne un attimo sull'altare di un domani diverso, di una felicità esile, su misura dell'ego, la magnifica ossessione del me generation.Chiedere di più si è rivelato rischioso.Meglio di così, si muore."

Enrico Donaggio e Peter Kammerer/ Karl Marx - Antologia




La strategia del controllo del consenso


"Una fiaba racconta che un giorno i topi decisero che la vita sarebbe stata molto più sicura se il gatto avesse avuto sempre al collo un campanellino.Il problema era decidere chi avrebbe rischiato la vita per mettere il campanello attorno al collo del gatto.

Come è possibile che i modesti eserciti delle forze occupanti o dei tiranni controllino per lunghi periodi popolazioni di gran lunga superiori numericamente?

Quando le persone devono agire individualmente e sperano che si crei un momento di aggregazione sorge la domanda"Chi va per primo?"

Vi sono persone mosse da considerazioni legate al dovere o all'onore, ma la maggior parte considera che i costi siano superiori ai benefici che se ne possono trarre.

Nelle grandi cooperative americane di taxi le auto vengono spesso assegnate ai guidatori da un addetto allo smistamento.Alcune auto sono buone, altre scassate.L'addetto può usare il suo potere di assegnazione per ottenere modeste tangenti da ogni taxista.Colui che si rifiuta di pagare riceve sicuramente un'auto scassate, mentre quelli che collaborano acquisiscono il diritto di partecipare al sorteggio dell'auto.L'addetto si arricchisce e i taxisti nel loro insieme hanno le stesse auto che avrebbero avuto se nessuno avesse pagato la tangente.Probabilmente se agissero collettivamente, i guidatori avrebbero la possibilità di mettere fine a tale situazione.Si tratta di organizzare il movimento."

brani tratti da -io vinco tu perdi-autori avinash dixit e barry nalebuff-cult book delle business school americane.

Quello che possiamo individuare come nostro punto di debolezza principale è essere indivuidui rispetto ad un contesto organizzato strategicamente che ha, a sua volta, il suo punto di debolezza nel precario equilibrio su cui si regge il suo consenso.

Scoprite il punto ed il sistema non avrà più puntelli.


domenica 20 aprile 2008

Guadagnarsi la pagnotta, compagni rifondaroli

Da :Repubblica
"Poco dopo ha preso la parola il governatore della Puglia Nichi Vendola, reduce da un successo personale all'assemblea di Firenze sul futuro della sinistra organizzata da alcuni intellettuali. Vendola ha messo in guardia da spaccature e lacerazioni, in questo momento letali. E ha avvisato: "Guai a chiudersi in un fortino. Dobbiamo rimettere in piedi una comunità a cui dare come orizzonte l'innovazione e non un fortino delle antiche certezze in cui rinserrarsi". "

Uno dei problemi di rifondazione è qui. Il reduce ha successo tra gli intellettuali e non se lo fila nessuno tra i proletari.Quando si parla di innovazione senza fare un solo esempio, semplice e chiaro,di cosa questo significhi continuiamo/no a fare solo esercizi di retorica.
C'è da chiedersi se Vendola si accorse di quella piazza vuota, a Roma, mentre un corteo rabbioso scorreva da un'altra parte.
La questione, compagno, è che nel fortino ti ci sei rinchiuso tu.Per tutto il tempo del governo Prodi.
Decenza vuole che molti di voi ritornino ad altre faccende.
Vale quello che ha detto Bernocchi per tanti che, come noi (la maggioranza), non li ha più votati"Dovranno tornare a guadagnarsi la pagnotta in mezzo alla strada,nei movimenti, che adesso non conoscono più."

sabato 19 aprile 2008

Il Veneto ha fatto una sorpresa?

Nel Veneto si è materializzata la brillante strategia del PD. La presenza di un imprenditore leghista ha sortito i suoi effetti.
Alle elezioni del 2006 (dati camera) l'ulivo insieme alla rosa nel pugno prendevano 915 mila voti.
nel 2008 il PD riesce a consolidare la sua posizione sul territorio sfondando al centro con ben 812 mila voti. Con un saldo negativo di 103 mila voti

L'alleato Di Pietro passa da 94 mila voti a 131 mila voti.Il saldo è positivo per 37 mila unità.
La sinistra arcobaleno passa da 218 mila voti a 68 mila. Perde 158 mila voti.

L'astensionismo in valore assoluto cresce di 111 mila unità (circa). Non abbiamo il dato sull'incremento delle schede nulle o bianche.
In soldoni ci sono (-103.000-158.000+37.000)=224 mila elettori del centro sinistra che si sono volatilizzati

Cosa è accaduto sul fronte opposto?
Il PDL (AN + FI) passa da 1milione 138 mila voti a 838 mila . La perdita è di 300 mila voti circa
La lega passa da 353 mila voti a 830 mila.Il guadagno è di 477 mila voti
L'UDC che nel 2006 contava su 247 mila voti, adesso ne ha avuti 170 mila. In soldoni 77 mila voti in meno.
Anche qui possiamo ricavarne il seguente dato (-300.000+477.000-77.000)=+100.000

E se lo scenario nel Veneto fosse che SA ha perso i suoi voti a favore di Di Pietro e dell'astensionismo ed il PD a favore della Lega?
Se così è, da un punto di vista strategico, per il PD ci sono poche speranze in prospettiva ed alla Sinistra extraparlamentare tocca fare proprio la sinistra extraparlamentare e radicale se vuole riprendersi il suo consenso.