venerdì 4 dicembre 2009

La guerra dell'acqua è iniziata

Da Antonio ed attraverso la mailing list di medicina democratica ricevo e pubblico:

Segnalo la gravissima situazione igienico sanitaria che si è creata oggi a Zingonia dove è stata tagliata l'acqua in pieno inverno a 150 famiglie di migranti. I media non ne parlano perchè interessati alla "grave" crisi politica dei rapporti tra il Berlusca e Fini. Intanto donne e bambini si devono lavare per strada al freddo, mentre i media sono preoccupati per la "gravissima" epidemia di influenza H1N1.

Chiedo a Medicina Democratica di prendere posizione con un comunicato ufficiale di condanna per il gravissimo rischio per la salute di queste persone che abitano in queste case dopo averle pagate tramite mutui agevolati. Chiedo che si ribadisca con fermezza che l'acqua è un diritto per la vita e per la salute che la stessa OMS e l'UNICEF fissano in almeno 50 litri al giorno per persona.

ANSA) - BERGAMO, 3 DIC - Ore di tensione a Zingonia, in
provincia di Bergamo, dove da questa mattina cinque palazzi,
oltre 150 famiglie, la maggior parte composte da
extracomunitari, sono senza acqua dopo che l'azienda competente
ha interrotto l'erogazione perche' da anni nessuno paga le
bollette. Il debito ammonterebbe quasi 300.000 euro. Tutta
l'area e' presidiata dai carabinieri in vista di una
manifestazione di protesta prevista nel pomeriggio.
La Bas SII, azienda della A2A che eroga l'acqua nel paese
della Bassa Bergamasca, ha disposto la chiusura del servizio
dopo aver sollecitato piu' volte il pagamento delle bollette
insolute. Alle 9 i tecnici dell'azienda si sono presentati, come
annunciato nei giorni scorsi, e hanno letteralmente tranciato i
tubi che portano l'acqua negli appartamenti. In giardino sono
state installate due fontane per l'approvvigionamento degli
inquilini.
Con il passare delle ore la situazione, anche dal punto di
vista igienico, e' diventata sempre piu' drammatica.(ANSA).


Leggi su questo il post di Antonio Palladino


A ZINGONIA E' INIZIATA LA GUERRA

Tutti i cambiamenti iniziano dagli ultimi. Se poi si tratta della privatizzazione dell’acqua, le nuove regole del governo riguardano gli ultimi tra gli ultimi. Questa mattina a Zingonia - in provincia di Bergamo - è partita la battaglia più turpe di questo governo, con il taglio della fornitura idrica per 150 famiglie.

Le prime vittime sono centinaia di migranti, che abitano il condominio Athena, palazzi che fino agli anni ’80 ospitavano i “terroni”, ed oggi sono il rifugio per gli stranieri che nel profondo nord nessuno vorrebbe come vicino. Donne e uomini sfruttati di giorno e costretti, ora, a sperimentare per primi la gestione privata dell’acqua.
I bambini ieri si sono dovuti lavare all’aperto nelle due fontanelle pubbliche aperte da A2A per “le esigenze vitali”. I sanitari non funzionano più, creando una situazione drammatica in una zona già degradata.
L’operazione di A2A - la stessa società, è bene ricordarlo, che gestisce l’inceneritore di Acerra - è in realtà la prima fase di una vera e propria pulizia etnica e sociale della zona, che è entrata nelle mire degli speculatori finanziari. Prima hanno mandato i provocatori fascisti della Lega - Borghezio e altri squadristi - che hanno creato un po’ di baccano e tanta propaganda. Poi hanno preparato i progetti di “riqualificazione”, nel senso di cacciare le famiglie e preparare il terreno ai palazzinari della Lombardia da bere. Ora - per terminare il lavoro - hanno deciso di assetare il nemico, di farlo rimanere senza un bagno, di rendere insopportabile la vita.
Servirà una reazione chiara da parte del movimento per i beni comuni, anche perché iniziano dai migranti, ma arriveranno nelle nostre case. E forse sarà già troppo tardi.


Quelli che nella vita incontri

Nella vita capita d'incontrare un sacco di gente. Quelli che alla fine ricordi sono i tizi che ti hanno colpito per qualcosa (in positivo o negativo) ed i pochi con cui hai diviso l'amicizia.
Tra i primi e tra questi quelli che negli ultimi anni mi hanno, in qualche modo, "impressionato" c'è una serie di soggetti virtuali incontrati a vario titolo ed in diverse occasioni su questo blog, andandoli a trovare a "casa" loro ed infine in quel luogo mitico della "sinistra" che si chiama Kilombo.
Qualcuno dirà: "Che palle!! di nuovo con 'sto Kilombo?"
Ebbene si, di nuovo.

Ora, c'è un tizio che un giorno insieme a degli amichetti ed amichette di merenda ebbe la meravigliosa idea di aprire un luogo (il Kilombo) pensando così di fare cosa buona e giusta e di arricchire con quell'iniziativa le piazze di dibattito in cui far convergere le diverse anime della sinistra.
Era l'epoca antecedente al mitico governo Prodi (l'amico dei banchieri).
Sono un paio di secoli che la sinistra si divide e litiga quasi su tutto (qui da noi), non ci sono riusciti personaggi mitologici ad unire le diverse anime figuratevi se lo poteva fare una piazzetta della minchia come quel contenitore.
Per di più con una carta che doveva sancire le "regole" con cui frequentare lo spiazzo.
Insomma un condominio con un bel regolamento da condominio con robe molto generiche e contorte tipo "non disturbate dalle 14 alle 16". Una roba scritta da avvocati e con lo spirito di rompere i coglioni senza specificare bene cosa con quello si intende. Sapete, una di quelle pippe che viene interpretata in mille modi diversi e che fornisce l'occasione per fondare emerite scuole di pensiero.

Non starò a ripercorrere tutte le fasi degli scazzi.
C'è, però e tanto per dare un'idea dell'ambiente, qualche episodio illuminante di come, stancamente, la vicenda si è protratta negli anni.
Si iniziò rompendo le palle a militante autonomo perché aveva osato esporre una bandiera dei sionisti israeliani con una croce uncinata. Sia mai.

Continuò la storia con un premio dato, in senso di amicizia per la pace tra i popoli, anche ai Kilombari (che per la cosa fecero anche un referendum, accettarlo o no?) sponsorizzato da una tizia che diceva di rappresentare (più o meno) l'opinione ed il voto di 2000 musulmani aderenti all'iniziativa.
Scoprimmo in seguito che il premio era taroccato e che dei duemila (2000) musulmani rimanevano giusto i parenti stretti e qualche amico.
E pensare che per questa roba si scrissero migliaia di post tutti BELLISSIMI e con una serie di argomenti che neanche la corte costituzionale si sogna quando vuole prendere a sberle il Berlusca.

Si arrivò anche a chiedere conto di ciò che esattamente si intendeva dire con quello che si era scritto nel post perché non si capiva bene e se non si capiva bene e veniva male interpretato poteva anche essere censurato perché, sai, il proprietario del dominio può anche essere denunciato e lui si caga negli slip per questo (il rivoluzionario dei bambascioni).

Si passò attraverso una guerra sfibrante in cui volente o nolente ti dovevi schierare. Salvo scoprire che la tizia che l'aveva scatenata è una che di mestiere (e con il culo coperto da amicizie altolocate) se la prende con mezzo mondo e che grazie a questo sport ha riempito le colonne dei giornali di mezza Italia. E già perché denunciare, una roba da onorevole, è qualcosa che mica tutti si possono permettere. Hai bisogno di soldi, tempo e voglia. Roba da borghesi insomma e se hai il problema della sopravvivenza figurati se puoi permettertelo.

Pensate che, i democratici kilombari che in massa parteciparono alla manifestazione sulla libertà d'informazione, sono riusciti pure a falsificare le elezioni per eleggere i redattori (si avete capito bene hanno inventato i voti) e che quei redattori eletti invece che rassegnare le dimissioni hanno pure magnificato la loro elezione con mirabolanti post sull'argomento. Prima di allora si è scoperto che hanno taroccato un paio di referendum, tanto per non farsi mancare nulla. Adesso in redazione c'è uno che ha superato la quarantina e si fa fotografare con il fazzoletto sul viso, che (rigorosamente per senso femminista) esibisce sul suo blog una guerrigliera modello Barbie con un mitra tra le cosce. Si, lui è quello che ha preso metà dei voti falsi. E controlla gli altri.

In tutto questo una serie di personaggi per me sono mitici. Uno per la sua coerenza ed al quale riservo l'onore delle armi (non farò il suo nome perché non mi frega un cazzo continuare oltre la polemica). Il tipo per un po' di tempo ha esibito sul suo blog il mio nome (Mario) e l'iniziale del mio cognome (P) associandomi ai suoi "persecutori" (i famosissimi troll che è una roba che fanno tutti ma che quando la fanno a te ti incazzi come una bestia e frigni solidarietà). Un cuor di leone che probabilmente ha avuto come consiglio, dal sindacato dei pensionati, il fatto di non scrivere per intero nome e cognome che non si sa mai nella vita che quello ti denuncia.
Lo stesso tizio per un po' ha soggiornato in redazione, dimettendosi la prima volta e mettendoci le radici la seconda con l'obiettivo di monitorare solo quello che scrivevo io e qualche altro "resistente" e censurarlo. Il genio, mentre Guerrillaradio si beccava un di bombe sioniste in quel luogo ameno chiamato Gaza, arrivò anche a censurargli un post sempre perché esponeva la bandiera israeliana con la croce uncinata. E sia mai 2. Adesso è di nuovo lì che scorrazza in Kilombo scrivendo di "tolleranza" e di palestra della sinistra. Ma dai!!!!

L'altro personaggio è il mitico "padrone" a questo vorrei dedicare un solo pensiero. Prima di farlo immaginate uno che con voi ordisce una trama guerrigliera, che condivide tutto di quello e che con voi prende la bisaccia e la borraccia, si mette la bandana che portava al mare, impugna il mitra,si infila gli scarponi e poi vi segue in montagna. Ecco guardatelo mentre impugna il mitra e vi spara alle spalle, non vi becca e mentre vi voltate per capire da dove arrivano i colpi lui guarda in alto ed indica una parte della collina in cui non si vede anima viva. Riprendete il cammino e questa volta non sbaglia il colpo. Vi becca proprio alle spalle. Ecco, a quest'uomo coraggioso vorrei dedicare un solo epitaffio : VAFFANCULO.

Chiudiamo chiarendo che da quel luogo siamo usciti per sempre. Se uno vuole anime candide a cui accompagnarsi, in lotta contro le ingiustizie del mondo forse è meglio che frequenti qualche camposanto o che emigri in altre latitudini. Questi sono merda e basta.

giovedì 3 dicembre 2009

Ferrero, i rifondaroli ed il nulla da rifondare.

L'intervista di Paolo Ferrero su Liberazione (che trovate qui:
http://www.paoloferrero.it/?p=1845)
ha dato lo spunto a Massimo di chiedere a me ed a Paolo un'opinione a riguardo.
Queste le nostre risposte, il dibattito è aperto.
Caro Massimo Caro Mario

devo dire che non sono entusiasta dell'intervista. Faccio le seguenti
riflessioni:

SUL TEMA DEL RECUPERO DI UNA POSIZIONE POLITICA CHIARA E POSSIBILMENTE UNIVOCA ALL'INTERNO DELLA SOCIETA'

Mi sembra che si ripetano solo degli slogan frusti e stentati (sia qualitativamente che quantitativamente).

Continuiamo a dirci che dobbiamo "riposizionare chiaramente" il baricentro (ora) della Federazione nel conflitto di classe.

Mi sembra che riposizionarsi all'interno del conflitto di classe non significhi ancora nulla o comunque poco.

Che cosa vuol dire stare dentro il conflitto ? Che la Federazione della Sinistra è a favore dei lavoratori ? E ' un po' poco ...

Bisogna fare una scelta di campo chiara e dire se siamo anticapitalisti o semplicemente non capitalisti o per così dire indifferenti rispetto al tema del controllo e/o della titolarità del controllo del capitale. Insomma dobbiamo spiegare all'opinione pubblica come intendiamo curarlo o prevenirlo o estirparlo 'sto benedetto conflitto sociale.

STARE NEL CONFLITTO DI PER SE' E' UNA POSIZIONE SCOMODA - SE SI VUOLE SOSTENERE UNA LOTTA BISOGNA ANCHE DICHIARARE QUAL' E' L'OBIETTIVO CHE SI PERSEGUE NELLA LOTTA - LIMITARE I DANNI, PRENDERNE IL MENO POSSIBILE O CERCARE DI TIRARE ANCHE QUALCHE CAZZOTTO ALL'AVVERSARIO ?

A oggi nessun cittadino (informato sulla politica) al quale venisse chiesto qual è il programma di politica economica del PRC saprebbe rispondere ...

Perchè in effetti non c'è o almeno non è dichiarato.

Se ci nascondiamo e/o eludiamo il problema perchè riteniamo o temiamo che una chiara scelta di campo sul tema del capitalismo (lotta e contrasto allo
stesso, suo superamento in qualche modo da precisare o almeno delineare) possa per così dire precluderci una qualche fortuna, be' ragazzi allora
possiamo veramente passare ad altro nella vita.

Ciò significherebbe che la destra avrebbe ormai vinto definitivamente ed irrimediabilmente la lotta che si è sviluppata nel secolo scorso.

Lo so che cosa state pensando che forse è così: be' ma allora se è così vale quello che ho detto prima. Andiamocene a casa ...

TEMA DEL RAPPORTO CON IL PD

Anche qui mi sembra proprio che sia assolutamente maturo il tempo di una nettissima presa di distanza da parte della sinistra radicale o Federazione che sia (o che sarà) rispetto al PD.

Credo che il nostro partito dovrebbe porsi un obiettivo tanto ambizioso quanto l'unico che oggi abbia o possa avere una sua dignità, stante appunto l'attuale posizionamento sociale e politico del PD. A mio avviso la Federazione deve porsi in competizione diretta con il PD nel senso di evidenziarne nella maniera più netta, continuata e reiterata possibile che il PD non è un partito di sinistra (nemmeno moderata) perchè è al contrario al soldo della Confindustria e dei poteri forti (banche e quant'altro). Su questo punto Berlusconi ha ragione da vendere. La Federazione dovrà/dovrebbe incalzare e mettere in mora il PD il più possibile in ogni sede e circostanza. Col cazzo che fino a quando il PD avrà l'attuale posizione si possa pensare a qualunque forma di collegamento o coordinamento con esso.

Il PD ha fatto la sua scelta (che non è ovviamente tattica bensì) strategica: quella di competere al centro, nel pieno dell'area moderata, con il PDL. Che ci resti e ne subisca tutte le conseguenze, ma non può certo pretendere (non glielo si può consentire) di presentarsi avanti all'opinione come partito di sinistra moderata ma nemmeno come partito di centro-sinistra.

Dal punto di vista della politica economica il PD è ancora più puramente liberista che non il c.d. centro destra che come sappiamo ha della venatura
populiste-protezioniste da destra sociale.

Bisogna dire chiaramente che la politica economica seguita dai governi Prodi ha impoverito la classe lavoratrice forse ancora più di quanto non siano riusciti a fare i vari governi Berlusconi. (Pazienza se c'eravamo dentro, l'autocritica non è un dramma, senza dire che ce ne siamo anche sfilati - nel 98 - e nelle ultime politiche ... OK sappiamo com è andata ... ).

Se un attacco frontale di tal fatta dovesse riuscire (quanto meno) nel medio periodo ben venga una scissione a sinistra dal PD. In Italia c'è sicuramente spazio (o bisogna altrimenti operare in questo senso) per una vera ed autentica sinistra moderata e (così ci piace ancora di pensare) per una vera ed autentica sinistra radicale.


TEMA DELL'ANTI-BERLUSCONISMO E DEL RAPPORTO CON I MOVIMENTI

Le dichiarazioni di Ferrero che ho trovato più autocontraddittorie sono state quelle sull'antiberlusconismo e più deleterie quelle sul rapporto con i movimenti.


E' vero che Berlusconi ha una concezione fascista del potere. Però se è vero (ed è vero) che la "forza del premier è quella di riuscire puntualmente a cambiare il terreno di discussione e far discutere di sè anzichè dei problemi del paese e che invece dovrebbe rispondere riguardo ai problemi del paese rispetto ai quali non è in grado di produrre nessuna soluzione", ecco qua la dimostrazione che incentrare tutta la linea politica di opposizione contro la figura personale del premier è appunto un enorme errore.

Proprio perchè è ormai provato (dalla famosa discesa in campo di Berlusconi), lo ricorda lo stesso Ferrero, che la semplificazione / riduzione / personalizzazione della politica ad una continua sollecitazione al "popolo" (tirato da un parte e dall'altra) di pronunciarsi sul gradimento / non gradimento (o disgusto) rispetto alla persona di Berlusconi non fa che spostare l'attenzione della "gente" dai temi veri che sono quelli ben noti e non certo se Berlusconi sia più o meno fascista, se sia decoroso o meno che il premier utilizzi prostitute etc etc.

La questione del rapporto con i movimenti: Ferrero mena vanto del fatto che la Federazione di Sinistra ha avuto "la prontezza e l'intelligenza di riconoscere questo protagonismo del popolo della rete e di aderire immediatamente alla manifestazione senz'altra pretesa".

Anche qua mi sembra che Ferrero pretenda di esibire l'abilità di nascondere il totale deficit (una volta di più) di iniziativa politica dei partiti della sinistra radicale.

Se il ruolo del/i nostro/i partito/i si limita ad essere quello di avere la prontezza e l'intelligenza di riconoscere quello che fa spontaneamente il popolo della rete vuole dire una volta di più che siamo panati.

Siamo una società complessa, d'accordo, ben venga l' attivismo e lo spontaneismo della base, ma ... porca pupazza il ruolo del partito deve essere quello di dare forma e contenuti a questa spontaneità a questo attivismo ... perchè se no vuol dire che ci resta solo quello che oggi come oggi è praticamente nulla e cioè totale mancanza di strategia, di iniziativa politica vera su obiettivi (anche pochi, pochissimi, per carità, ma) definiti.

Dico solo questo, accontentarsi di tentare di dare la spallata con manifestazioni di piazza a Berlusconi non vuol dire nulla.

Primo perchè non si dà nessuna spallata a Berlusconi con manifestazioni di piazza (anzi finisce che lo rinforziamo una volta di più, nella migliore della ipotesi non cambiamo di una virgola la situazione).

Secondo perchè anche riuscissimo a dargli la spallata ... lo sappiamo cosa provocheremmo, un cambio della guardia con un altro governo di (centro)destra con al posto suo un altro premier.

Un'ultima osservazione. Ho trovato agghiacciante quest'altra frase "nessuno è più in grado di fare da catalizzatore dell'opposizione in quanto tale ... E' questa una evoluzione che dobbiamo avere della nozione di internità ai movimenti che abbiamo avuto a Genova".

E allora viva i centri sociali e facciamo che dissolverci definitivamente al sole della prossima primavera ...

Auguri !!! Ciao Paolo

Carissimi,
confesso che le interviste di Ferrero non mi entusiasmano per nulla.Anzi.
Quando leggo quello che scrive dopo un po' ho il mal di mare.
Trovo le osservazioni di Paolo convincenti, in particolare dove scrive circa il conflitto di classe.
Qualche giorno fa , come sapete, vicino a casa mia hanno occupato l'ex facoltà di economia e commercio. Ieri c'è stato lo sgombero. Mi chiedo se, per PRC, quel tipo di conflitto (simbolico ma evidente) è un modo di stare nel "conflitto di classe".
L'impressione che ho è che questo partito non è in grado di produrre e definire nulla che abbia un senso da quel punto di vista. Viaggia in attesa degli eventi e si accoda a tutto ciò che fa fine e non impegna come la manifestazione del 5.
Sono troppo vecchio e non ho tempo e voglia di stare dentro quelle logiche. Oggi sento l'esigenza di imparare da altri e quegli altri non stanno dentro Rifondazione.
Quello che mi "sconforta", in questa vicenda, è il constatare come in attesa di un cenno di benevolenza da parte della Bresso questo partito si è ingessato in giochi e giochetti dialettici lasciando scorrere tutto ciò che viaggia alla sua sinistra.
Dal modesto osservatorio dei miei contatti in FB noto anche come grande sia la confusione sotto il cielo. Un partito liquido in cui ognuno fa un po' il cazzo che gli pare.
Sarò drastico nel mio giudizio però credo, purtroppo, che la generazione che ha militato in rifondazione appartenga ad un passato che non è tanto quello della simbologia e dei miti (falce e martello) quanto quella di un partito istituzionale come il PCI dalle radici del quale non mi attendo né radicalità, né conflitto. Tanto meno di classe.
Ed in ogni caso, in questa fase, molto meglio i centri sociali.
Un saluto ed auguri
Mario

martedì 1 dicembre 2009

Storia di finanza e borghesia, dal 1864

"Poiché siamo chiari sopra di ciò e alle ricerche che seguiranno nelle prossime lettere, è tolto ogni veleno e ogni sospetto di essere instituite a pro o a danno di chi si sia, io devo dire quale vantaggio ci ho visto, quando, son più mesi, mi risolvetti di scriverle. Il vantaggio è questo. I Governi liberi sono la maggior benedizione o la maggior peste d'un paese, secondo che questo prende maggiore o minore o punta parte alla politica che gli è fatta dalla classe d'uomini che ci si applica, e che, quantunque è scelta da'cittadini, pure resta, su per giù, in certi limiti, eccetto circostanze affatto straordinarie, per lungo tempo la medesima. Ora, le principali condizioni perché il paese sorvegli cotesta classe e la tenga soggetta alla sua influenza legittima, sono queste due: ch'esso sappia come la si comporta, e quello che fa od ha fatto: e che sappia anche che cosa esso vuole e deve volere. Ora, bisogna confessare che queste condizioni sono appunto mancate in Italia sinora. Una chiara cognizione dei mali nostri, e dei rimedii che comportano per la maniera in cui sono via via comparsi e hanno preso piede, mancava tanto agli elettori del 1865, che la Camera da loro scelta risolvette per prima cosa un' inchiesta pomposa su tutte le amministrazioni della finanza dal 1859 sin allora; risoluzione così ridicola, che non si potette neanche cominciare a metter mano ad eseguirla, quantunque la Commissione, per informare, fosse nominata con grandissima aspettazione dei fannulloni, e tra le risa, com'era naturale, di chi se n'intende. La Camera, uscita fresca fresca dall'urne, era tutta impregnata degli umori cattivi e dei vani sospetti del paese; e dove avrebbe dovuto trattare e curare reali ed aspre difficoltà di cose, si mostrava persuasa che non le bisognasse che scartare persone ed uccidere riputazioni, perché la finanza del Regno rifiorisse, e le tasche dei* contribuenti si ricolmassero.

Da un così basso stato d'informazione sulle cose nostre ci siamo rilevati assai oramai; ma, se forse dalla mente di molti molte vane opinioni sono scomparse, e molti sospetti scipiti si sono dileguati, non mi pare che in luogo di essi si sia già surrogata una cognizione netta e precisa delle cagioni che ci hanno condotti dove siamo, dei modi e dell'ora in cui ci siamo andati accostando, un passo dopo l'altro, a questa rovina, e, perciò, di quello che dobbiamo oggi fare per non cadérvi dentro."

Da: storia della foinanza italiana- lettere di Giuseppe Saracco

lunedì 30 novembre 2009

venerdì 27 novembre 2009

Il nuovo sciopero della fame di Kassim Britel

Kassim Britel: Nuovo sciopero della fame nel carcere di Oukasha a pochi giorni dalla Festa del Sacrificio

Ieri mattina presto nel reparto dei detenuti islamici si è svolta una perquisizione umiliante e del tutto immotivata, che ha portato alla confisca di oggetti utili, soprattutto per cucinare, e di proprietà dei detenuti stessi. I fratelli provvedono da soli alla preparazione di un pasto in comune al giorno, condividendo quanto portato dalle famiglie nella visita settimanale, per questo si sono dotati del minimo indispensabile dato che nulla viene fornito dal carcere.
Le celle ed il reparto che i fratelli mantengono puliti e in ordine erano in condizioni pietose.
Mentre gli agenti se ne andavano con il loro ricco bottino di tajine, i fratelli decidevano di entrare immediatamente in sciopero della fame e diffondevano il comunicato che segue in una traduzione casalinga.

Le sofferenze dei detenuti islamici non sono sufficienti? O meglio non guariscono i cuori di alcune persone che si sono spogliate di ogni umanità con precedenti vergognosi.
Pochi giorni prima della festa di 'Aid il Direttore del carcere di Oukasha ha predisposto un'ispezione provocatoria ed umiliante per i detenuti islamici che sono stati privati di oggetti di loro proprietà con insulti e minacce. Uno è stato portato nella segreta.
Abbiamo chiesto spiegazioni sull'accaduto. Ci è stato risposto che il motivo sono i contatti con le Associazioni dei Diritti Umani e la presentazione di reclami e denunce ufficiali.
Per l'azione di questo Direttore siamo costretti ad uno sciopero della fame aperto da oggi martedì 24 novembre.
Rinnoviamo la nostra lamentela per coloro che sono interessati a muoversi per riportare il Direttore nei limiti della sua funzione e far cessare l'ingiustizia che spesso ci colpisce da parte sua.
Fra le provocazioni nel carcere di Oukasha:
- chiudere celle vuote per creare sovraffollamento nel reparto,
- nessuna provvista alimentare
- impedire ai detenuti di usufruire della formazione professionale
- impedire agli studenti universitari di usufruire di strumenti informatici
- vietare l'ingresso di libri e riviste
- vietare l'ingresso di alcuni cibi essenziali,
- ....
Al momento i detenuti islamici in sciopero della fame sono 27.
Oukasha, 24 novembre 2009

fonte: la moglie di Kassim

martedì 24 novembre 2009

Quando la precarietà dipende dai santi in paradiso

Copio una mail ticevuta da una compagna nella quale si descrive la situazione che ha come oggetto la stabilizzazione di alcune insegnanti precarie. Come potete leggere sembra che in Italia la questione vale solo se sei un insegnante di religione. Ma come mai?
L'altra domanda è: come si comporteranno i laici del PD? Ed i fustigatori della morale dell'IDV?



Insegnanti di religione assunte nelle scuole materne comunali: un pateracchio all'italiana

Nonostante le voci di dissenso delle settimane scorse da parte di diversi soggetti sociali e politici (Coordinamento Nidi e Materne, COOGEN, Consulta Torinese per la laicità delle Istituzioni, Rete Deportatimaipiu, Cobas, consiglieri comunali di Prc e Sinistra Democratica), la Giunta e i
sindacati hanno siglato un accordo per fare un concorso che stabilizzerà 31 insegnanti di religione delle scuole materne di Torino nella figura di insegnanti di Attività Integrative o di sostegno.
Le pressioni della Curia, della Cisl e dei consiglieri teodem sono dunque state più forti e si è trovato "l'inghippo" per consentire le assunzioni.

L'assessore Borgogno e i sindacalisti Cgil affermano di aver almeno ottenuto l'assicurazione di un altro concorso da farsi nel 2010 per stabilizzare un numero ancora imprecisato di insegnanti
precarie di nidi e materne. Sembra anche che nel concorso "dedicato" possano forse rientrare 4 o 5 persone che non sono insegnanti di religione.
Ma ciò non toglie che sia stato fatto un gran pateracchio all'italiana, all'insegna dell'integralismo cattolico.
Quanto questo possa costituire un precedente a livello italiano non so valutarlo, ma il fatto è che a Milano, patria della Moratti, si sono scandalizzati tutti perchè in 175 materne comunali sono salite da 20 a 46 le insegnanti di religione a tempo determinato indicate dalla Curia (e pagate dall'Assessorato ai servizi sociali). Torino è molto più avanti: non solo da anni ha 31 insegnanti di religione, ma adesso le assume anche a tempo indeterminato.

Il provvedimento sarà ratificato dalla Giunta di martedì mattina.

Di seguito il comunicato che abbiamo inviato oggi ai giornali.
Abbiamo presentato una interpellanza con Sinistra Democratica, che sarà discussa il prossimo lunedì.


Saluti cari
Terry Silvestrini







Pateracchio all'italiana:
la Curia diventa l'Ufficio di Collocamento del Comune e l'insegnamento della religione diventa una Attività Integrativa


L'Intesa tra Repubblica Italiana e Vaticano del 1985 e la successiva legge del 2003 prevedono che nelle scuole materne l'insegnamento della religione possa essere affidato a insegnanti di classe o di sezione disposte/i a svolgerlo e riconosciute/i idonee/i dalla autorità ecclesiastica. In subordine questo insegnamento può essere affidato a docenti esterne/i indicate/i dall'ordinario diocesano e dotate/i della qualificazione prevista.

Ma al Comune di Torino l'insegnamento della religione nelle materne risulta affidato da anni a docenti esterne, sulla sola base dell'indicazione della Curia. Non c'erano insegnanti di ruolo disposte/i a svolgere questo insegnamento?
E' stata fatta la "ricerca di professionalità interna" prevista dalla legge? Quali sono le necessità di docenti di religione nelle materne comunali? Non si sa: forse lo scopriremo a seguito dell'interpellanza che abbiamo presentato. Quello che si sa è che negli anni si è creato un gruppo di 31 precarie che hanno insegnato religione nelle materne maturando un'"anzianità" di oltre 36 mesi che ora viene fatta valere dalla Cisl e dai politici teodem del Pd come un "diritto" per l'inserimento in ruolo con un concorso ad hoc, nonostante una sentenza contraria del TAR del 2008.

Siamo in Italia: non vengono rispettate neppure le Intese fra Stato e Chiesa, pur di accontentare quella o quell'altra lobby che fanno capo a cordate politiche in vista delle campagne elettorali.

Le 31 docenti precarie diventeranno dunque insegnanti di ruolo di Attività Integrative, dato che non hanno i titoli per entrare di ruolo nei profili di Istruttore pedagogico previsto per le scuole materne, ma soprattutto non dispongono dell'abilitazione all'insegnamento. Se risultassero in soprannumero andranno a coprire i posti di insegnante di sostegno all'handicap, che, come noto, sono carenti, ma per i quali non hanno la qualifica.

In sostanza un pateracchio all'italiana: fatta la legge trovato l'inganno, furbizia e arbitrio alla faccia della "governance", dell'efficienza, dell'efficacia e dell'economicità con cui la Giunta comunale di centro sinistra scimmiotta Brunetta quando le conviene e lo smentisce quando le pare.

Per condire il tutto di italianità verace, se ne fa una strumentalizzazione politico-confessionale: il catechismo viene brandito come un trofeo politico "di parte", l'insegnamento della religione diventa legittimazione ad aggirare le regole e la Curia diventa l'Ufficio di Collocamento del Comune. "Una parte", quella "cattolica", "canta vittoria" per essere riuscita a far fessi gli altri: complimenti!

Tutto ciò, mentre i "tagli" di bilancio e il patto di stabilità "obbligano" il Comune a ridurre il personale di oltre 1300 unità, a gestire i nidi e le materne attraverso folte schiere di precari/e che non hanno santi in Paradiso, a stipulare fantasiosi contratti atipici nelle Fondazioni culturali, a introdurre cooperative che "costano meno" nelle partecipate comunali mettendo in mobilità i lavoratori dipendenti, a ridurre all'osso i cantieri di lavoro, a distribuire come elemosine le borse lavoro, a respingere le richieste di sussidio economico delle/i cittadine/i disoccupate/i che si
rivolgono ai Servizi sociali, a ridurre i soggiorni estivi dei disabili, ecc., ecc.



Nella crisi globale, la Torino "always on the move" è tornata al Medioevo, alla lotta tra guelfi e ghibellini: si negano diritti, si creano privilegi e si salvi chi può.

E' questo il Governo della Città? Rifondazione non ci sta!



Maria Teresa
Silvestrini e Luca Cassano

Gruppo Comunale di Rifondazione




Giulia Bertelli
Responsabile Provinciale Scuola Rifondazione Comunista

lunedì 23 novembre 2009

W la democrazia (?)



Questa roba che chiamano democrazia è uno strano animale. Ti fornisce tutto ed il contrario di tutto. Ti permette di fare del male a te stesso grazie al fumo o all'alcool e nello stesso tempo non ti permette, vietandolo, che tu ti possa drogare con un po' di erba o facendoti di eroina.
E' talmente attento alla tua salute questo sistema democratico che è capace di imbastire campagne forcaiole perché qualcuno sbronzo, di nazionalità romena ed al volante fa una strage ed in cui la questione è il romeno e non l'uso degli alcolici o la produzione di vetture troppo veloci; lo stesso sistema ci mette anni a non vedere riconosciuti i diritti al risarcimento di migliaia di persone avvelenate e morte per produrre in una fabbrica piena di amianto a Casale Monferrato.

Questo sistema celebra la libertà in tutte le sue espressioni; libertà di pensare e dire, libertà di lavorare, libertà di fare impresa ed infine libertà di mercato.
Per fare questo celebra l'abbattimento di muri scordandosi di quelli che costruisce e pontifica auto-incensandosi sulla sua maestosità e bellezza.
E' un sistema che celebra gli oggetti anche se inutili e si dimentica degli uomini,che inventa e produce mestieri per affabulatori per puntellare con l'arte della ragionevolezza la sua impalcatura.

Ha talmente fiducia di sé ,questo sistema, che costruisce marchingegni giuridici per evitare che tutti i cittadini vengano rappresentati con le loro idee, o che possano esprimere la loro preferenza per tizio o caio.
E' un sistema che ti accoglie per sfruttarti bene e nello stesso tempo ti esclude con campagne xenofobe anche se a questi signori tu paghi le tasse.
Una gabbia che ha bisogno di tanti spioni e di moltissimo sospetto per costringerti a chinare la testa.
E' questa pietanza, il sistema, condito con questi ingredienti e con questa quantità industriale di sale, la democrazia, che ce lo fa giudicare come un sistema ipocrita, buono per chi ha potere e può esercitarlo e farlocco per la maggioranza degli abitanti di questo pianeta.
E' un sistema in cui la lotta è impari perché il gioco è truccato fin dall'inizio. Ed in tutti i giochi truccati finisce che quello che si sente fregato rovescia il tavolino e spara all'altro.




domenica 22 novembre 2009

Appuntamento da non perdere

Bussoleno (TO)
Mercoledì 25novembre
ore 21
Osteria La Credenza
Via W. Fontan, 16
Renato Curcio presenta: Respinti sulla strada. La migrazione ipermoderna di minorenni e ragazzi stranierili

venerdì 20 novembre 2009

La cultura della destra in Italia (e la sua mutazione)

Il pensiero unico delle oligarchie finanziarie transnazionali che dominano l’economia globalizzata del mercato mondiale non è né di destra né di sinistra, ma è di destra in economia (potere del denaro), di centro in politica (potere del consenso) e di sinistra in cultura (potere dell’innovazione nel costume, che flessibilizza e ‘scioglie’ le vecchie incrostazioni conservatrici delle tradizioni precedenti). È questa allora la ragione per cui la cultura di destra va affannosamente in cerca di un compratore, ma nessuno la vuole comprare, perché il vecchio comunismo storico novecentesco è vergognosamente imploso da solo, ed il vecchio armamentario del tradizionalismo culturale appare del tutto ‘fuori fase’ nell’epoca di Internet e del clero giornalistico internazionale di lingua inglese. Non è dunque un caso che i più intelligenti intellettuali europei provenienti da una tradizione culturale di destra (come l’italiano Marco Tarchi ed il francese Alain De Benoist) propongano lucidamente non tanto un "rilancio selezionato ed aggiornato" della cultura tradizionalista, ma un vero e proprio superamento della dicotomia culturale sinistra/destra in vista di una nuova sintesi. A mio avviso essi hanno perfettamente ragione, anche se questo aperto riconoscimento non implica affatto che io sia d’accordo con loro nel merito concreto delle proposte avanzate, per il semplice fatto che a mio avviso la tradizione marxista, convenientemente criticata e filtrata, continua ad avere un potenziale emancipativo che pensatori come Tarchi e De Benoist non sono affatto disposti a concedere. Più in generale la deriva produttiva dalla cultura di destra, pur essendo mille volte migliore del mantenimento dell’identità di destra, resta carente sul piano dell’universalismo e della critica al capitalismo, ed il suo eclettismo non è scevro di ambiguità culturale e di opportunismo teorico.
La crisi della cultura di destra è dunque anche un episodio del mutamento di campo del suo committente culturale tradizionale, che si trova più a suo agio con la flessibilità nichilistica post-moderna della sinistra ex-populista ed ex-marxista. Essa era già da tempo carente proprio su di uno dei suoi piani preferiti, quello "nazionale". Da un lato la destra, che avrebbe in teoria dovuto difendere le identità nazionali, produceva una serie di grotteschi e ridicoli anti-italiani professionali, come l’impenitente fascistoide Indro Montanelli, l’osceno negazionista dell’uso dei gas asfissianti della campagna colonialista e razzista in Etiopia nel 1936. Il copione teatrale dell’anti-italiano consiste nell’attribuire all’intera collettività nazionale i difetti specifici ed irripetibili della propria canagliesca personalità individuale, con in più l’ipocrisia del tirarsene fuori e del fingersi un sofisticato lord anglo-scandinavo capitato per caso in un mondo di trogloditi mediterranei. Dall’altro la destra, che si avvolge spesso nella bandiera come in un accappatoio, è poi di fatto la bandiera di una sorta di americanizzazione sfrenata e servile del costume, e si pensi solo al familismo consumistico della cultura di un Silvio Berlusconi, in cui la famiglia abbiente identificata con una unità affluente di consumo è esplicitamente collocata come fondamento filosofico, economico e sociale del rapporto fra l’individuo ed il mondo circostante. Il carattere del tutto post-borghese, ed appunto perché post-borghese integralmente capitalistico (nel senso del capitalismo della terza rivoluzione industriale), è in Silvio Berlusconi ingenuamente manifesto, e dovrebbe indurre alla riflessione coloro che si attardano ad identificare la borghesia con il capitalismo.
I tentativi di Gianfranco Fini (Fiuggi I e Fiuggi II) di dare alla destra italiana un profilo culturale moderno sono interessanti perché mostrano il completo nichilismo dei politici professionali nei confronti della propria tradizione culturale (ed in proposito il parallelismo fra Fini e D’Alema è impressionante e rivelatore). Da un lato non si vuole ‘buttare via niente’, perché vi sono nicchie di mercato di destra ancora interessate ad Evola ed a Spengler. Dall’altro bisogna farsi accettare spiritualmente dalle oligarchie ultracapitaliste e sioniste che dominano il pianeta, ed allora via con Popper, Hayek, Isaiah Berlin, eccetera. Ma questo ciarpame colto non può che toccare alcune centinaia di laureati pretenziosi. Per la ‘base elettorale’ resta purtroppo soltanto l’evocazione paranoica della minaccia dell’emigrazione di colore, l’enfatizzazione dell’insicurezza del cittadino minacciato dalla delinquenza comune, l’illusione di guarire i mali sociali con il pugno di ferro dell’inasprimento delle pene, eccetera.

Costanzo Preve