lunedì 14 dicembre 2009

Quando la violenza si esercita su chi non è un Berlusconi

Ieri ho commentato l'aggressione a Berlusconi ed oggi per caso ho letto una notizia vecchia di qualche giorno:

"Nelle scorse settimane il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria aveva avviato un’inchiesta interna per accertare eventuali responsabilità di guardie carcerarie o militari nella morte di Stefano Cucchi. È di ieri sera la notizia che scagiona tutte le persone indagate per il presunto pestaggio che avrebbe causato lividi e ferite al ragazzo, morto all' ospedale Pertini di Roma lo scorso Ottobre.

L’avvocato della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo, ha commentato incredulo la decisione del Dap:” Questa tragedia ha preso dei toni grotteschi. Mica Stefano Cucchi sarà morto in sei giorni di vecchiaia?”.
Il Sindacato autonomo della polizia penitenziaria, dal canto suo, canta vittoria per la notizia “importante e confortante”, mentre l’organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria si mostra fiduciosa che “l’inchiesta si concluda con esiti altrettanto favorevoli per l’intera categoria”.


Dopo la morte di Stefano e le polemiche che ne sono seguite, cambiano le regole all’ospedale romano Sandro Pertini: da oggi infatti i familiari dei detenuti ricoverati lì potranno parlare con i medici. La notizia è stata diffusa dal presidente della commissione d’inchiesta sul servizio sanitario Ignazio Marino. ”Mi sembra un grande passo avanti per il futuro, ha dichiarato in proposito Ilaria, sorella di Stefano, che nessuna famiglia debba passare più quello che abbiamo passato noi”.

Alessandra Pugliese"


Per caso un anonimo ha lasciato un commento al post precedente. Quello in cui si parla di Berlusconi e di ciò che accade a Torino.

Il commento è questo:


"Ieri sulla pagina torinese di repubblica Alberto Campo (che di mestiere fa il critico musicale) manifestava la sua meraviglia per il trattamento che Venerdì uno stuolo di poliziotti, bardati alla robocop, hanno riservato ad un gruppo di studenti (il più vecchio di 17 anni) che manifestavano con un sit in contro i tagli alla scuola pubblica dalle parti di via S.Ottavio.
A sua figlia (quindicenne) sono toccati calci e manganellate."

sarò cattivo ma io ci ho gusto.
ci ho gusto.
ci ho gusto.
ci ho gusto.
ci ho gusto.

perché sti' giornalisti e "gente bene" si accorge di quanto è brutto il sistema SOLO quando tocca a loro. cazzo.

solo QUANDO li tocca sul personale-

perché altrimenti, tutti buoni e zitti a glorificare i padroni dalla carta stampata.

voglio proprio vedere se Campo si indignava e scriveva il suo ridicolo j'accuse da operetta se a prendere le legnate era un immigrato, un senza tetto, un operaio, uno studente "normale" che non ha papino giornalista, che non ha diritto di replica e di voce in questo schifoso paese... cose che succedono da anni senza che i giornalisti facciano pè, ma anzi tutti solidali contro i "facinorosi".

voglio vedere se se ne accorgeva! Campo. se a prendere le legnate era un figlio di pezzenti operai o un precario.

una volta tanto non capita ai poveracci vero? e SOLO ORA VE NE ACCORGETE di quanto è brutta.

sarò cattivo. ma ci ho gusto. anche se per la ragazza, personalmente, mi dispiace anche un po'. "

Provate voi a mettere in collegamento il tutto. Fino a che il conflitto si eserciterà in forme individuali lor signori potranno dormire sonni tranquilli ed a pagare saranno sempre i più deboli.

Magari qualche borghese tenerone se ne accorgerà quando la figlia quindicenne tornerà a casa con i lividi in una fredda mattinata torinese.

Qualcuno farà un inchiesta per vendere qualche copia di giornale in più; basterà una visita al questore con papà e tutto tornerà alla normalità; forse con le scuse della polizia.

Ma quando sei povero? Quando sei un cassaintegrato o uno che non ha più niente e che per questo prende calci nel culo nella manifestazione? Chi scriverà per te un pezzo sulla Repubblica?

Ci sarà un TG nazionale ad occuparsi della tua vita? Un Minzolini che fa un editoriale? E allora smettetela con questa ipocrisia della condanna del gesto. L'unica debolezza di quel gesto è il fatto che è isolato e stupido, che ancora questa classe dirigente non è stata messa di fronte al suo fallimento in modo tangibile.

Altro che volemose bene.







qq

domenica 13 dicembre 2009

L'aria che tira mentre si parla di Berlusconi


Quella che vedete è una delle immagini che testimoniano cosa è successo dopo lo sgombero di un centro sociale qui a Torino; la trovate nel sito di Macerie insieme ad una serie di articoli che parlano di uno dei tanti segmenti della vita di tutti i giorni in cui, in questo momento, si manifesta un conflitto duro e con pochi riflettori da parte dei media: la lotta contro i CIE.

L'ultimo post parla dell'aria che tira su questo fronte e riporta le parole di Franco Maccari (segretario generale del sindacato di polizia Coisp):

«[…] aspettando di vedere se la prossima volta saranno ancora i pochi colleghi schiacciati sotto il peso di un servizio disumano ad avere la meglio, o se magari resteranno vittime della violenza che ingiustamente si scatena contro di loro, o saranno costretti a gesti estremi.»

in poche parole si preannuncia il morto.

Da sottofondo a questo scenario avanza nella società civile un impercettibile disagio rispetto a situazioni che stanno assumendo il profilo della normalità.
Ieri sulla pagina torinese di repubblica Alberto Campo (che di mestiere fa il critico musicale) manifestava la sua meraviglia per il trattamento che Venerdì uno stuolo di poliziotti, bardati alla robocop, hanno riservato ad un gruppo di studenti (il più vecchio di 17 anni) che manifestavano con un sit in contro i tagli alla scuola pubblica dalle parti di via S.Ottavio.
A sua figlia (quindicenne) sono toccati calci e manganellate. Il bilancio parla di circa 10 contusi tra i manifestanti e quattro tra le forze dell'ordine (così ci racconta la questura). Andate a vedere come sono le contusioni tra i manifestanti e fate un paragone con quelle delle forze dell'ordine e vi farete un'idea di come stanno le cose.

In questa normalità c'è un pezzo d'Italia che assume come normale stivare la gente su autobus con le grate ai finestrini in movimento per la città e a caccia di "clandestini".
Capita a Milano così come capita che a Roma si esibisca la forza ed i muscoli per operare veri e propri rastrellamenti contro immigrati ed "eccedenze umane" non regolari.
C'è un altro pezzo d'Italia che crede che queste cose non siano giustificate e che la corda si sta per spezzare.
Di questo pezzo in molti fanno di Berlusconi il fantoccio contro cui tirare le freccette, perché mafioso e nemico dei giudici e della costituzione.
E' un pezzo d'Italia che si rassicura quando riempie una piazza ma che fa fatica ad intercettare, e in alcuni casi a vedere, la parte più profonda del malessere.
Un malessere che non si nutre solo di vuote alchimie politiche o simboli astratti come l'indipendenza della magistratura ma che si alimenta di condizioni di disagio e sofferenza materiale, cose tangibili come può essere tangibile la mancanza di un lavoro o di una casa. Il nascondersi perché "clandestino".

Un altro pezzo crede che Berlusconi è parte dello stesso zoo; questo pezzo di società prova a guardare alla sostanza dei comportamenti, a quello che passa il convento ed a cio' che sanciscono le leggi, quale classe d'individui riempie le carceri, quale i dormitori e chi fa la fila alla mensa dei poveri. Chi costruisce le gabbie e chi sancisce i privilegi. Chi può pagarsi un avvocato e chi no.Quale percorso ci porta a questo stato di cose e chi è connivente con il sistema.Il sottoscritto, che si trova in quel pezzo, non riesce a vedere grandi differenze tra il "Peron" di Arcore ed il "Macchiavelli" ex abitante di Botteghe Oscure (D'Alema).

Ci risparmiamo la lista della spesa sui tanti che hanno seminato il terreno che oggi consente ai più di guardare alle cose che accadono, contro i pezzi più deboli della nostra società, come a cose normali e necessarie per consentire loro di continuare a dormire al caldo.
Ci risparmiamo l'ipocrisia di quanti si scandalizzano per il "vile" gesto di un poveraccio fuori di testa, magari cianciando dal loro blog deberlusconizzato.

Io penso, al contrario, che quell'uomo sia l'unico cuor di leone in questa società di nani. La cosa triste è sapere che a lui hanno affidato la loro inconsistenza politica e la loro frustrazione i nani dell'opposizione istituzionale disconoscendolo nel momento in cui agisce.
Si sono spaventati a morte tutti. Fossi in loro guarderei oltre e mi preoccuperei di altro.








Colombia, lotta all'università e sbirri nostrani


Un compagno colombiano mi ha inviato questa foto. Anche lì ricorrono slogan identici a quelli dell'onda qui da noi.
Tanto per mantenesi in forma Venerdì i poliziotti hanno fatto vedere quanto sono forti, bardati da robocop, contro quindicenni che facevano un sit in in centro a Torino.
Roba da Sudamerica.
Ci provano anche contro gli operai, ogni tanto. Solo che lì incontrano gente con le mani callose ed incazzata e non è proprio come manganellare degli adolescenti.
Leccatevi il sangue, ragazzi. Assaggiatene il sapore, fa crescere .
A guardare certe scene mi chiedo se Pasolini scriverebbe ancora lo stesso su quei poliziotti. Quelli non sono figli del popolo. Ammesso che lo siano mai stati per qualche tenerone.

venerdì 11 dicembre 2009

Lo zio Tom (Obama)


Oggi abbiamo a che fare con un tizio che parla di guerra e pace riuscendo a distinguere le guerre giuste e le guerre ingiuste.
Questo tizio ha quello che si definisce "il fisico giusto per interpretare il ruolo".
E' nero (negro per i suoi detrattori razzisti), non si capisce se sia anche musulmano ed arriva dalla gavetta (così dicono).
Criticare lui, liberal e democratico, è un po' come sparare sulla croce rossa.
Ieri sera lo hanno celebrato per il suo discorso "imbarazzato"; mentre ritirava il nobel per la pace scorrevano le immagini dell'ennesimo massacro di civili in Afghanistan fatto "per errore".
Nel raccontarci quanto sia faticoso promuovere guerre giuste non ci ha pero' detto se quelle guerre è giusto giustificarle con la menzogna.
Ci viene in mente l'Irak, o l'intervento a Panama oppure quello dei Contras contro i Sandinisti quando un suo predecessore usava gli stessi argomenti che poi Bush usò per giustificare la guerra contro Saddam.
Questo solo per stare a cose che conosce perfettamente.

Se una guerra si fonda sulla menzogna è difficile che sia giusta.
Forse è giustificata la guerra che si fa per reagire quando ti attaccano. Da questo punto di vista l'unica guerra giusta che mi viene in mente è quella dei palestinesi. Ma sappiamo che quella non conta.
Ve lo immaginate uno di colore e liberal come lui che dice ad un sionista israeliano,che usa ancora a giustificazione delle sue azioni in Palestina il tallone di Hitler nei suoi confronti, di togliersi dai coglioni da territori che non gli appartengono sennò gli farà una guerra giusta?

Io non me lo vedo. Penso solo che in molti casi è meglio tacere, è meglio.
Sarebbe come dire che è giusta la guerra di resistenza, il terrorismo. Che era giustificata la bomba algerina in un bistrò parigino o il kamikaze su un pulman in Israele. Un discorso complicato quando si inizia a cercare il pelo nell'uovo.
Mi consolo proponendo il dibattito che si aprì sull'uso dello zio Tom, negli anni 60, nella comunità afroamericana e quello che pensava Angela Davis della politica statunitense sul Vietnam.
Quest'ultima è una "niger" che all'establishment bianco non piaceva per nulla. Mi chiedo il perché.


La condizione razziale ad uso e consumo

fonte: WWW.PARODOS.IT
La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe entrò nella storia come il più grande bestseller dell'Ottocento. Malgrado la brutalità dello schiavismo americano fosse narrata attraverso uno stile melodrammatico, il libro costituì un grande atto di accusa contro la sottomissione dei neri in America.
Il movimento di protesta afroamericano degli anni Sessanta si schierò contro il romanzo, poiché esso conteneva accenni all'inferiorità razziale dei neri. Tuttavia, il romanzo della Stowe costituì e costituisce ancora oggi un documento per comprendere le dinamiche razziali negli Stati Uniti dell'Ottocento.

«Così lei è la piccola donna il cui libro ha dato inizio a questa grande guerra», le disse il presidente Lincoln ricevendola alla Casa Bianca nel 1862. E anche se quel «piccola donna» non deve esserle sembrato un gran complimento, la guerra civile americana che Harriet Beecher Stowe aveva contribuito a fomentare con La capanna dello zio Tom era stata senza dubbio grande. Almeno quanto l'impatto del suo romanzo abolizionista sulle coscienze di chi l'aveva combattuta. Uncle Tom's cabin è stato il più grande bestseller dell'Ottocento non solo in America ma in tutto il mondo, secondo solo alla Bibbia con due milioni di copie vendute e chissà quanti miliardi di lacrime versate sul sacrificio del nobile schiavo picchiato a morte dal più vile dei padroni. Ma è stato anche un clamoroso esempio di romanzo politico, che ha usato gli strumenti del melodramma per protestare contro una legge del 1850 che obbligava tutti i cittadini americani, anche quelli del Nord non schiavista, a denunciare gli schiavi fuggiaschi. Dopodiché, abolita la schiavitù, è stato osannato, insegnato, ammirato [...] e poi, negli ultimi sessant'anni, ridimensionato, deriso e vilipeso. Nel 1949 il grande romanziere nero James Baldwin lo ha demolito con un saggio intitolato Everybody's protest novel. Negli anni Sessanta il Black Power ha trasformato «Zio Tom» in un insulto - che Mohammed Alì usava sul ring per esasperare i suoi sfidanti di colore. E ora il più autorevole intellettuale nero americano, Henry Louis Gates Jr, con l'autorità della sua cattedra di «African-American studies» ad Harvard [...] riabilita questo schiavo incline al perdono e «ansioso di compiacere i bianchi», lo spoglia del suo stereotipo negativo, e provocatoriamente rilancia il romanzo di Harriet Beecher Stowe con lo smalto di una grande edizione annotata (Norton) [...]. L'obiettivo di Gates è quello di riconoscere a La capanna dello zio Tom il ruolo di documento centrale nella comprensione dei rapporti di razza in America, soprattutto nelle loro implicazioni morali e politiche, e di restituirgli la sua dignità letteraria, con buona pace di George Orwell che lo aveva chiamato «un esempio supremo di buon cattivo libro», anche se «profondamente commovente e veritiero». La storia è quella di uno schiavo venduto da un padrone di buon cuore che si trova in difficoltà finanziarie. Così Tom è costretto a separarsi dalla sua famiglia per seguire un mercante di schiavi che lo venderà al padre di Eva, una bambina bionda che si affeziona a lui moltissimo. Ma Eva muore, suo padre anche, i loro schiavi vengono venduti e Tom cade nelle mani dell'odioso Simon Legree che gli impone di maltrattare gli altri schiavi della sua piantagione. Sostenuto dalla fede cristiana, Tom rifiuta di trasformarsi in un aguzzino e Simon Legree si vendica facendolo picchiare a morte. Le ultime parole dello schiavo, che spira tra le braccia del figlio del suo antico padrone, venuto a riscattarlo e riportarlo a casa, saranno di amore e di perdono. Per uno scrittore come Baldwin l'intera operazione era un insulto: un libro «pessimo» sul piano letterario, rovinato da un «virtuoso sentimentalismo», con tutti i limiti del «romanzo di protesta», e di un uso ipocrita del cristianesimo. Quanto alla sua autrice, i suoi «occhi bagnati di lacrime» non lo convincevano neanche un po' e sospettava che servissero a mascherare una «segreta e profonda disumanità».
Giudizi da rivedere, risponde oggi a Baldwin Henry Louis Gates Jr nella sua edizione annotata. È vero che la Stowe non riesce a nascondere la propria condiscendenza verso i neri neanche nei momenti di maggiore empatia; è vero che suggerisce a più riprese la loro inferiorità razziale; e anche che non si vergogna di usare gli strumenti del peggior melodramma vittoriano per raggiungere il suo scopo. Ma la qualità dei suoi dialoghi è «accurata fino alla precisione antropologica», le voci dei personaggi sono cariche di personalità, il romanzo nel suo insieme è «culturalmente capace», e la sua protesta commovente. Anche John Updike sul «New Yorker», ammettendo di avere letto il romanzo della Stowe per la prima volta solo ora, concorda che è da riscattare. Scrive con ammirazione di trovare «il fervore dell'autrice contagioso», e anche «centrato, non una ma mille volte, il suo obiettivo politico di mostrare che lo schiavismo americano era un veleno che contaminava chiunque ne venisse a contatto». Anche se a metà della sua recensione racconta di aver cestinato la preziosa edizione annotata di Henry Louis Gates Jr, tanto era irritato dalla petulanza delle sue note, per godersi Zio Tom e la sua capanna in una vecchia edizione senza pretese.

Angela Davis

Perché è comunista?
Prima di tutto io sono nera. Ho consacrato la mia vita alla lotta per la liberazione del popolo nero, il mio popolo asservito, imprigionato!
Io sono comunista, perché il motivo per il quale noi siamo costretti con la violenza a vivere miseramente, ad avere il livello di vita più basso di tutta la società americana, è in stretto rapporto con la natura del capitalismo. Se noi riusciremo un giorno ad emergere dalla nostra oppressione, dalla nostra miseria, se riusciremo un giorno a non essere i bersagli di una mentalità razzista, di poliziotti razzisti, dovremo distruggere il sistema capitalistico americano. Bisognerà sopprimere un sistema nel quale si garantisce a qualche ricco capitalista il privilegio di continuare ad arricchirsi, mentre un intero popolo, costretto a lavorare per i ricchi, non può mai elevarsi in maniera sostanziale, e ciò vale soprattutto per i neri.
Sono comunista perché credo che il popolo nero, il cui lavoro e il cui sangue hanno reso possibile edificare questo paese, ha diritto ad una gran parte delle ricchezze che hanno accumulato gli Hugh, i Rockefeller, i Kennedy, i Dupont, tutti gli strapotenti capitalisti bianchi d'America.
Sono comunista perché penso che i neri non dovrebbero essere costretti a fare una guerra razzista e imperialista nel Sud-Est asiatico, dove il governo USA rifiuta con la violenza più inumana ad un popolo non bianco il diritto di autogovernarsi, esattamente allo stesso modo in cui, durante interi secoli, ha usato la violenza per sopprimerci.
La mia decisione di iscrivermi al gruppo Che-Lumumba, collettivo nero militante del partito comunista, deriva direttamente dalla mia convinzione che la sola via per la liberazione di tutti i neri è quella del rovesciamento completo e totale della classe capitalista e di tutti i suoi mezzi di oppressione. Il compito del gruppo Che-Lumumba è di organizzare i neri in funzione dei loro bisogni immediati; ma, allo stesso tempo, di creare un'armata di combattenti per la libertà che rovesceranno i nostri nemici. Noi sappiamo che, per raggiungere questo scopo finale, dobbiamo unire le nostre forze a quelle degli elementi progressisti della popolazione bianca di America, che ha visto come noi la natura della bestia capitalista.

giovedì 10 dicembre 2009

Il premio nobel dato a zio Tom



E' giusto che, se siete arrivati fin qua, vi becchiate questo spot "amerikano" fatto di maionese e spaghetti; lo spot paga il pezzo della band che segue (non male) che narra di Natale e di zoo.

In fondo siamo messi così, non distinguiamo più i sapori e ci tocca ascoltare tutto ed il contrario di tutto. Ruminiamo sul sofà ributtando indietro quel pezzo di rigatone che ci torna su dallo stomaco mentre il colored presidente degli Stati Uniti ci racconta di come la guerra sia cosa giusta e necessaria; il tutto mentre raccatta un po' di dollari per un premio nobel che hanno dato ad un sacco di gente e che dovrebbe testimoniare cosa sia la pace.
Quei dollari saranno dati in carità a qualche ospedale in cui si cura, forse, qualche ragazzino fatto a pezzi da bombe umanitarie o ridotto così da qualche compaesano a cui, di contrabbando e tramite qualche multinazionale, hanno venduto mine antiuomo per ammazzare qualche soldato dagli occhi azzurri.
Il mondo va così.

Oggi questa notizia l'ha commentata tale Vittorio Zucconi il quale ha risposto per le rime a Fidel che ha osservato (sommessamente) che in quel premio c'è un filo d'ipocrisia.
Il nostro ha detto che "Fidel non deve parlare perché lui rischio' di far scoppiare una guerra atomica ospitando i missili sovietici". Infatti a lui il premio nobel della pace mica l'hanno dato.
Lo danno a questa specie di zio Tom, uno che va di moda nel mondo liberal e progressista (ma anche conservatore e reazionario) perché anche la forma ed i simboli in fondo sono sostanza.
Da quelle parti (in Svezia) sono abituati a numeri di questo tipo, in fondo celebrarono con lo stesso premio gente come Kissinger (l'amico di Pinochet)
Lo danno per sancire cosa? Una frase che passerà alla storia:

"La pace
si raggiunge con la guerra giusta"


Mah! Tutto 'sto tempo perso per sentire sparare cazzate ammantante di qualunquismo presidenziale?
Sembrerebbe proprio di sì.
Ah, un'ultima considerazione su Zucconi "baciami il culo yankee di mierda"

p.s.
c'è un ex assicuratore con l'elmetto in testa che mi dedica un post in cui scrive del sottoscritto come di un razzista.
L'embolo forse non sa che contro lo stereotipo del negro alla zio Tom si batterono negli anni 60 gli afroamericani negli USA.
E' colpa dei rigatoni, poveraccio.


sabato 5 dicembre 2009

Alex

venerdì 4 dicembre 2009

La guerra dell'acqua è iniziata

Da Antonio ed attraverso la mailing list di medicina democratica ricevo e pubblico:

Segnalo la gravissima situazione igienico sanitaria che si è creata oggi a Zingonia dove è stata tagliata l'acqua in pieno inverno a 150 famiglie di migranti. I media non ne parlano perchè interessati alla "grave" crisi politica dei rapporti tra il Berlusca e Fini. Intanto donne e bambini si devono lavare per strada al freddo, mentre i media sono preoccupati per la "gravissima" epidemia di influenza H1N1.

Chiedo a Medicina Democratica di prendere posizione con un comunicato ufficiale di condanna per il gravissimo rischio per la salute di queste persone che abitano in queste case dopo averle pagate tramite mutui agevolati. Chiedo che si ribadisca con fermezza che l'acqua è un diritto per la vita e per la salute che la stessa OMS e l'UNICEF fissano in almeno 50 litri al giorno per persona.

ANSA) - BERGAMO, 3 DIC - Ore di tensione a Zingonia, in
provincia di Bergamo, dove da questa mattina cinque palazzi,
oltre 150 famiglie, la maggior parte composte da
extracomunitari, sono senza acqua dopo che l'azienda competente
ha interrotto l'erogazione perche' da anni nessuno paga le
bollette. Il debito ammonterebbe quasi 300.000 euro. Tutta
l'area e' presidiata dai carabinieri in vista di una
manifestazione di protesta prevista nel pomeriggio.
La Bas SII, azienda della A2A che eroga l'acqua nel paese
della Bassa Bergamasca, ha disposto la chiusura del servizio
dopo aver sollecitato piu' volte il pagamento delle bollette
insolute. Alle 9 i tecnici dell'azienda si sono presentati, come
annunciato nei giorni scorsi, e hanno letteralmente tranciato i
tubi che portano l'acqua negli appartamenti. In giardino sono
state installate due fontane per l'approvvigionamento degli
inquilini.
Con il passare delle ore la situazione, anche dal punto di
vista igienico, e' diventata sempre piu' drammatica.(ANSA).


Leggi su questo il post di Antonio Palladino


A ZINGONIA E' INIZIATA LA GUERRA

Tutti i cambiamenti iniziano dagli ultimi. Se poi si tratta della privatizzazione dell’acqua, le nuove regole del governo riguardano gli ultimi tra gli ultimi. Questa mattina a Zingonia - in provincia di Bergamo - è partita la battaglia più turpe di questo governo, con il taglio della fornitura idrica per 150 famiglie.

Le prime vittime sono centinaia di migranti, che abitano il condominio Athena, palazzi che fino agli anni ’80 ospitavano i “terroni”, ed oggi sono il rifugio per gli stranieri che nel profondo nord nessuno vorrebbe come vicino. Donne e uomini sfruttati di giorno e costretti, ora, a sperimentare per primi la gestione privata dell’acqua.
I bambini ieri si sono dovuti lavare all’aperto nelle due fontanelle pubbliche aperte da A2A per “le esigenze vitali”. I sanitari non funzionano più, creando una situazione drammatica in una zona già degradata.
L’operazione di A2A - la stessa società, è bene ricordarlo, che gestisce l’inceneritore di Acerra - è in realtà la prima fase di una vera e propria pulizia etnica e sociale della zona, che è entrata nelle mire degli speculatori finanziari. Prima hanno mandato i provocatori fascisti della Lega - Borghezio e altri squadristi - che hanno creato un po’ di baccano e tanta propaganda. Poi hanno preparato i progetti di “riqualificazione”, nel senso di cacciare le famiglie e preparare il terreno ai palazzinari della Lombardia da bere. Ora - per terminare il lavoro - hanno deciso di assetare il nemico, di farlo rimanere senza un bagno, di rendere insopportabile la vita.
Servirà una reazione chiara da parte del movimento per i beni comuni, anche perché iniziano dai migranti, ma arriveranno nelle nostre case. E forse sarà già troppo tardi.


Quelli che nella vita incontri

Nella vita capita d'incontrare un sacco di gente. Quelli che alla fine ricordi sono i tizi che ti hanno colpito per qualcosa (in positivo o negativo) ed i pochi con cui hai diviso l'amicizia.
Tra i primi e tra questi quelli che negli ultimi anni mi hanno, in qualche modo, "impressionato" c'è una serie di soggetti virtuali incontrati a vario titolo ed in diverse occasioni su questo blog, andandoli a trovare a "casa" loro ed infine in quel luogo mitico della "sinistra" che si chiama Kilombo.
Qualcuno dirà: "Che palle!! di nuovo con 'sto Kilombo?"
Ebbene si, di nuovo.

Ora, c'è un tizio che un giorno insieme a degli amichetti ed amichette di merenda ebbe la meravigliosa idea di aprire un luogo (il Kilombo) pensando così di fare cosa buona e giusta e di arricchire con quell'iniziativa le piazze di dibattito in cui far convergere le diverse anime della sinistra.
Era l'epoca antecedente al mitico governo Prodi (l'amico dei banchieri).
Sono un paio di secoli che la sinistra si divide e litiga quasi su tutto (qui da noi), non ci sono riusciti personaggi mitologici ad unire le diverse anime figuratevi se lo poteva fare una piazzetta della minchia come quel contenitore.
Per di più con una carta che doveva sancire le "regole" con cui frequentare lo spiazzo.
Insomma un condominio con un bel regolamento da condominio con robe molto generiche e contorte tipo "non disturbate dalle 14 alle 16". Una roba scritta da avvocati e con lo spirito di rompere i coglioni senza specificare bene cosa con quello si intende. Sapete, una di quelle pippe che viene interpretata in mille modi diversi e che fornisce l'occasione per fondare emerite scuole di pensiero.

Non starò a ripercorrere tutte le fasi degli scazzi.
C'è, però e tanto per dare un'idea dell'ambiente, qualche episodio illuminante di come, stancamente, la vicenda si è protratta negli anni.
Si iniziò rompendo le palle a militante autonomo perché aveva osato esporre una bandiera dei sionisti israeliani con una croce uncinata. Sia mai.

Continuò la storia con un premio dato, in senso di amicizia per la pace tra i popoli, anche ai Kilombari (che per la cosa fecero anche un referendum, accettarlo o no?) sponsorizzato da una tizia che diceva di rappresentare (più o meno) l'opinione ed il voto di 2000 musulmani aderenti all'iniziativa.
Scoprimmo in seguito che il premio era taroccato e che dei duemila (2000) musulmani rimanevano giusto i parenti stretti e qualche amico.
E pensare che per questa roba si scrissero migliaia di post tutti BELLISSIMI e con una serie di argomenti che neanche la corte costituzionale si sogna quando vuole prendere a sberle il Berlusca.

Si arrivò anche a chiedere conto di ciò che esattamente si intendeva dire con quello che si era scritto nel post perché non si capiva bene e se non si capiva bene e veniva male interpretato poteva anche essere censurato perché, sai, il proprietario del dominio può anche essere denunciato e lui si caga negli slip per questo (il rivoluzionario dei bambascioni).

Si passò attraverso una guerra sfibrante in cui volente o nolente ti dovevi schierare. Salvo scoprire che la tizia che l'aveva scatenata è una che di mestiere (e con il culo coperto da amicizie altolocate) se la prende con mezzo mondo e che grazie a questo sport ha riempito le colonne dei giornali di mezza Italia. E già perché denunciare, una roba da onorevole, è qualcosa che mica tutti si possono permettere. Hai bisogno di soldi, tempo e voglia. Roba da borghesi insomma e se hai il problema della sopravvivenza figurati se puoi permettertelo.

Pensate che, i democratici kilombari che in massa parteciparono alla manifestazione sulla libertà d'informazione, sono riusciti pure a falsificare le elezioni per eleggere i redattori (si avete capito bene hanno inventato i voti) e che quei redattori eletti invece che rassegnare le dimissioni hanno pure magnificato la loro elezione con mirabolanti post sull'argomento. Prima di allora si è scoperto che hanno taroccato un paio di referendum, tanto per non farsi mancare nulla. Adesso in redazione c'è uno che ha superato la quarantina e si fa fotografare con il fazzoletto sul viso, che (rigorosamente per senso femminista) esibisce sul suo blog una guerrigliera modello Barbie con un mitra tra le cosce. Si, lui è quello che ha preso metà dei voti falsi. E controlla gli altri.

In tutto questo una serie di personaggi per me sono mitici. Uno per la sua coerenza ed al quale riservo l'onore delle armi (non farò il suo nome perché non mi frega un cazzo continuare oltre la polemica). Il tipo per un po' di tempo ha esibito sul suo blog il mio nome (Mario) e l'iniziale del mio cognome (P) associandomi ai suoi "persecutori" (i famosissimi troll che è una roba che fanno tutti ma che quando la fanno a te ti incazzi come una bestia e frigni solidarietà). Un cuor di leone che probabilmente ha avuto come consiglio, dal sindacato dei pensionati, il fatto di non scrivere per intero nome e cognome che non si sa mai nella vita che quello ti denuncia.
Lo stesso tizio per un po' ha soggiornato in redazione, dimettendosi la prima volta e mettendoci le radici la seconda con l'obiettivo di monitorare solo quello che scrivevo io e qualche altro "resistente" e censurarlo. Il genio, mentre Guerrillaradio si beccava un di bombe sioniste in quel luogo ameno chiamato Gaza, arrivò anche a censurargli un post sempre perché esponeva la bandiera israeliana con la croce uncinata. E sia mai 2. Adesso è di nuovo lì che scorrazza in Kilombo scrivendo di "tolleranza" e di palestra della sinistra. Ma dai!!!!

L'altro personaggio è il mitico "padrone" a questo vorrei dedicare un solo pensiero. Prima di farlo immaginate uno che con voi ordisce una trama guerrigliera, che condivide tutto di quello e che con voi prende la bisaccia e la borraccia, si mette la bandana che portava al mare, impugna il mitra,si infila gli scarponi e poi vi segue in montagna. Ecco guardatelo mentre impugna il mitra e vi spara alle spalle, non vi becca e mentre vi voltate per capire da dove arrivano i colpi lui guarda in alto ed indica una parte della collina in cui non si vede anima viva. Riprendete il cammino e questa volta non sbaglia il colpo. Vi becca proprio alle spalle. Ecco, a quest'uomo coraggioso vorrei dedicare un solo epitaffio : VAFFANCULO.

Chiudiamo chiarendo che da quel luogo siamo usciti per sempre. Se uno vuole anime candide a cui accompagnarsi, in lotta contro le ingiustizie del mondo forse è meglio che frequenti qualche camposanto o che emigri in altre latitudini. Questi sono merda e basta.

giovedì 3 dicembre 2009

Ferrero, i rifondaroli ed il nulla da rifondare.

L'intervista di Paolo Ferrero su Liberazione (che trovate qui:
http://www.paoloferrero.it/?p=1845)
ha dato lo spunto a Massimo di chiedere a me ed a Paolo un'opinione a riguardo.
Queste le nostre risposte, il dibattito è aperto.
Caro Massimo Caro Mario

devo dire che non sono entusiasta dell'intervista. Faccio le seguenti
riflessioni:

SUL TEMA DEL RECUPERO DI UNA POSIZIONE POLITICA CHIARA E POSSIBILMENTE UNIVOCA ALL'INTERNO DELLA SOCIETA'

Mi sembra che si ripetano solo degli slogan frusti e stentati (sia qualitativamente che quantitativamente).

Continuiamo a dirci che dobbiamo "riposizionare chiaramente" il baricentro (ora) della Federazione nel conflitto di classe.

Mi sembra che riposizionarsi all'interno del conflitto di classe non significhi ancora nulla o comunque poco.

Che cosa vuol dire stare dentro il conflitto ? Che la Federazione della Sinistra è a favore dei lavoratori ? E ' un po' poco ...

Bisogna fare una scelta di campo chiara e dire se siamo anticapitalisti o semplicemente non capitalisti o per così dire indifferenti rispetto al tema del controllo e/o della titolarità del controllo del capitale. Insomma dobbiamo spiegare all'opinione pubblica come intendiamo curarlo o prevenirlo o estirparlo 'sto benedetto conflitto sociale.

STARE NEL CONFLITTO DI PER SE' E' UNA POSIZIONE SCOMODA - SE SI VUOLE SOSTENERE UNA LOTTA BISOGNA ANCHE DICHIARARE QUAL' E' L'OBIETTIVO CHE SI PERSEGUE NELLA LOTTA - LIMITARE I DANNI, PRENDERNE IL MENO POSSIBILE O CERCARE DI TIRARE ANCHE QUALCHE CAZZOTTO ALL'AVVERSARIO ?

A oggi nessun cittadino (informato sulla politica) al quale venisse chiesto qual è il programma di politica economica del PRC saprebbe rispondere ...

Perchè in effetti non c'è o almeno non è dichiarato.

Se ci nascondiamo e/o eludiamo il problema perchè riteniamo o temiamo che una chiara scelta di campo sul tema del capitalismo (lotta e contrasto allo
stesso, suo superamento in qualche modo da precisare o almeno delineare) possa per così dire precluderci una qualche fortuna, be' ragazzi allora
possiamo veramente passare ad altro nella vita.

Ciò significherebbe che la destra avrebbe ormai vinto definitivamente ed irrimediabilmente la lotta che si è sviluppata nel secolo scorso.

Lo so che cosa state pensando che forse è così: be' ma allora se è così vale quello che ho detto prima. Andiamocene a casa ...

TEMA DEL RAPPORTO CON IL PD

Anche qui mi sembra proprio che sia assolutamente maturo il tempo di una nettissima presa di distanza da parte della sinistra radicale o Federazione che sia (o che sarà) rispetto al PD.

Credo che il nostro partito dovrebbe porsi un obiettivo tanto ambizioso quanto l'unico che oggi abbia o possa avere una sua dignità, stante appunto l'attuale posizionamento sociale e politico del PD. A mio avviso la Federazione deve porsi in competizione diretta con il PD nel senso di evidenziarne nella maniera più netta, continuata e reiterata possibile che il PD non è un partito di sinistra (nemmeno moderata) perchè è al contrario al soldo della Confindustria e dei poteri forti (banche e quant'altro). Su questo punto Berlusconi ha ragione da vendere. La Federazione dovrà/dovrebbe incalzare e mettere in mora il PD il più possibile in ogni sede e circostanza. Col cazzo che fino a quando il PD avrà l'attuale posizione si possa pensare a qualunque forma di collegamento o coordinamento con esso.

Il PD ha fatto la sua scelta (che non è ovviamente tattica bensì) strategica: quella di competere al centro, nel pieno dell'area moderata, con il PDL. Che ci resti e ne subisca tutte le conseguenze, ma non può certo pretendere (non glielo si può consentire) di presentarsi avanti all'opinione come partito di sinistra moderata ma nemmeno come partito di centro-sinistra.

Dal punto di vista della politica economica il PD è ancora più puramente liberista che non il c.d. centro destra che come sappiamo ha della venatura
populiste-protezioniste da destra sociale.

Bisogna dire chiaramente che la politica economica seguita dai governi Prodi ha impoverito la classe lavoratrice forse ancora più di quanto non siano riusciti a fare i vari governi Berlusconi. (Pazienza se c'eravamo dentro, l'autocritica non è un dramma, senza dire che ce ne siamo anche sfilati - nel 98 - e nelle ultime politiche ... OK sappiamo com è andata ... ).

Se un attacco frontale di tal fatta dovesse riuscire (quanto meno) nel medio periodo ben venga una scissione a sinistra dal PD. In Italia c'è sicuramente spazio (o bisogna altrimenti operare in questo senso) per una vera ed autentica sinistra moderata e (così ci piace ancora di pensare) per una vera ed autentica sinistra radicale.


TEMA DELL'ANTI-BERLUSCONISMO E DEL RAPPORTO CON I MOVIMENTI

Le dichiarazioni di Ferrero che ho trovato più autocontraddittorie sono state quelle sull'antiberlusconismo e più deleterie quelle sul rapporto con i movimenti.


E' vero che Berlusconi ha una concezione fascista del potere. Però se è vero (ed è vero) che la "forza del premier è quella di riuscire puntualmente a cambiare il terreno di discussione e far discutere di sè anzichè dei problemi del paese e che invece dovrebbe rispondere riguardo ai problemi del paese rispetto ai quali non è in grado di produrre nessuna soluzione", ecco qua la dimostrazione che incentrare tutta la linea politica di opposizione contro la figura personale del premier è appunto un enorme errore.

Proprio perchè è ormai provato (dalla famosa discesa in campo di Berlusconi), lo ricorda lo stesso Ferrero, che la semplificazione / riduzione / personalizzazione della politica ad una continua sollecitazione al "popolo" (tirato da un parte e dall'altra) di pronunciarsi sul gradimento / non gradimento (o disgusto) rispetto alla persona di Berlusconi non fa che spostare l'attenzione della "gente" dai temi veri che sono quelli ben noti e non certo se Berlusconi sia più o meno fascista, se sia decoroso o meno che il premier utilizzi prostitute etc etc.

La questione del rapporto con i movimenti: Ferrero mena vanto del fatto che la Federazione di Sinistra ha avuto "la prontezza e l'intelligenza di riconoscere questo protagonismo del popolo della rete e di aderire immediatamente alla manifestazione senz'altra pretesa".

Anche qua mi sembra che Ferrero pretenda di esibire l'abilità di nascondere il totale deficit (una volta di più) di iniziativa politica dei partiti della sinistra radicale.

Se il ruolo del/i nostro/i partito/i si limita ad essere quello di avere la prontezza e l'intelligenza di riconoscere quello che fa spontaneamente il popolo della rete vuole dire una volta di più che siamo panati.

Siamo una società complessa, d'accordo, ben venga l' attivismo e lo spontaneismo della base, ma ... porca pupazza il ruolo del partito deve essere quello di dare forma e contenuti a questa spontaneità a questo attivismo ... perchè se no vuol dire che ci resta solo quello che oggi come oggi è praticamente nulla e cioè totale mancanza di strategia, di iniziativa politica vera su obiettivi (anche pochi, pochissimi, per carità, ma) definiti.

Dico solo questo, accontentarsi di tentare di dare la spallata con manifestazioni di piazza a Berlusconi non vuol dire nulla.

Primo perchè non si dà nessuna spallata a Berlusconi con manifestazioni di piazza (anzi finisce che lo rinforziamo una volta di più, nella migliore della ipotesi non cambiamo di una virgola la situazione).

Secondo perchè anche riuscissimo a dargli la spallata ... lo sappiamo cosa provocheremmo, un cambio della guardia con un altro governo di (centro)destra con al posto suo un altro premier.

Un'ultima osservazione. Ho trovato agghiacciante quest'altra frase "nessuno è più in grado di fare da catalizzatore dell'opposizione in quanto tale ... E' questa una evoluzione che dobbiamo avere della nozione di internità ai movimenti che abbiamo avuto a Genova".

E allora viva i centri sociali e facciamo che dissolverci definitivamente al sole della prossima primavera ...

Auguri !!! Ciao Paolo

Carissimi,
confesso che le interviste di Ferrero non mi entusiasmano per nulla.Anzi.
Quando leggo quello che scrive dopo un po' ho il mal di mare.
Trovo le osservazioni di Paolo convincenti, in particolare dove scrive circa il conflitto di classe.
Qualche giorno fa , come sapete, vicino a casa mia hanno occupato l'ex facoltà di economia e commercio. Ieri c'è stato lo sgombero. Mi chiedo se, per PRC, quel tipo di conflitto (simbolico ma evidente) è un modo di stare nel "conflitto di classe".
L'impressione che ho è che questo partito non è in grado di produrre e definire nulla che abbia un senso da quel punto di vista. Viaggia in attesa degli eventi e si accoda a tutto ciò che fa fine e non impegna come la manifestazione del 5.
Sono troppo vecchio e non ho tempo e voglia di stare dentro quelle logiche. Oggi sento l'esigenza di imparare da altri e quegli altri non stanno dentro Rifondazione.
Quello che mi "sconforta", in questa vicenda, è il constatare come in attesa di un cenno di benevolenza da parte della Bresso questo partito si è ingessato in giochi e giochetti dialettici lasciando scorrere tutto ciò che viaggia alla sua sinistra.
Dal modesto osservatorio dei miei contatti in FB noto anche come grande sia la confusione sotto il cielo. Un partito liquido in cui ognuno fa un po' il cazzo che gli pare.
Sarò drastico nel mio giudizio però credo, purtroppo, che la generazione che ha militato in rifondazione appartenga ad un passato che non è tanto quello della simbologia e dei miti (falce e martello) quanto quella di un partito istituzionale come il PCI dalle radici del quale non mi attendo né radicalità, né conflitto. Tanto meno di classe.
Ed in ogni caso, in questa fase, molto meglio i centri sociali.
Un saluto ed auguri
Mario

martedì 1 dicembre 2009

Storia di finanza e borghesia, dal 1864

"Poiché siamo chiari sopra di ciò e alle ricerche che seguiranno nelle prossime lettere, è tolto ogni veleno e ogni sospetto di essere instituite a pro o a danno di chi si sia, io devo dire quale vantaggio ci ho visto, quando, son più mesi, mi risolvetti di scriverle. Il vantaggio è questo. I Governi liberi sono la maggior benedizione o la maggior peste d'un paese, secondo che questo prende maggiore o minore o punta parte alla politica che gli è fatta dalla classe d'uomini che ci si applica, e che, quantunque è scelta da'cittadini, pure resta, su per giù, in certi limiti, eccetto circostanze affatto straordinarie, per lungo tempo la medesima. Ora, le principali condizioni perché il paese sorvegli cotesta classe e la tenga soggetta alla sua influenza legittima, sono queste due: ch'esso sappia come la si comporta, e quello che fa od ha fatto: e che sappia anche che cosa esso vuole e deve volere. Ora, bisogna confessare che queste condizioni sono appunto mancate in Italia sinora. Una chiara cognizione dei mali nostri, e dei rimedii che comportano per la maniera in cui sono via via comparsi e hanno preso piede, mancava tanto agli elettori del 1865, che la Camera da loro scelta risolvette per prima cosa un' inchiesta pomposa su tutte le amministrazioni della finanza dal 1859 sin allora; risoluzione così ridicola, che non si potette neanche cominciare a metter mano ad eseguirla, quantunque la Commissione, per informare, fosse nominata con grandissima aspettazione dei fannulloni, e tra le risa, com'era naturale, di chi se n'intende. La Camera, uscita fresca fresca dall'urne, era tutta impregnata degli umori cattivi e dei vani sospetti del paese; e dove avrebbe dovuto trattare e curare reali ed aspre difficoltà di cose, si mostrava persuasa che non le bisognasse che scartare persone ed uccidere riputazioni, perché la finanza del Regno rifiorisse, e le tasche dei* contribuenti si ricolmassero.

Da un così basso stato d'informazione sulle cose nostre ci siamo rilevati assai oramai; ma, se forse dalla mente di molti molte vane opinioni sono scomparse, e molti sospetti scipiti si sono dileguati, non mi pare che in luogo di essi si sia già surrogata una cognizione netta e precisa delle cagioni che ci hanno condotti dove siamo, dei modi e dell'ora in cui ci siamo andati accostando, un passo dopo l'altro, a questa rovina, e, perciò, di quello che dobbiamo oggi fare per non cadérvi dentro."

Da: storia della foinanza italiana- lettere di Giuseppe Saracco