sabato 31 marzo 2007

Padoa Schioppa ed i liberisti

Ieri, sulla Stampa, c'era un articolo che parlava del nostro eroe.
Descrive il modo in cui, Lui, cerca di gestire i rapporti con gli altri ministri e di come porta avanti, con metafore, la sua politica di ministro dell'economia.
Padoa Schioppa è uno che, molto efficacemente, ha detto che "non bisogna prendere lucciole per lanterne, neppure il contrario.La finanziaria è una lanterna"
Quella lanterna ha fatto incazzare quasi tutti i sindaci d'Italia e, una volta verificato l'effetto sui redditi delle famiglie, quasi il 90% degli Italiani.
La cosa geniale è che è riuscito a mandare di traverso il caffè alla maggioranza di quelli che, il governo, voleva difendere perché deboli.
Si dà il caso che questo è un paese in cui le politiche economiche, nella maggior parte dei casi, sonno state appannaggio, nelle linee guida, della borghesia e di quelli che contano "veramente".
Non è un caso se i lavoratori italiani hanno salari tra i più bassi d'Europa (fonte Eurispes).
La piattaforma che in questo momento i sindacati dei metalmeccanici stanno discutendo tra di loro, prevede aumenti salariali nell'ordine dei 150€ (lordi mensili) al massimo nel giro di tre anni.La confindustria si dice preoccupata e fa balenare l'idea di un aumento che non superi i 60€ (lordi e mensili e sempre in tre anni).
Quando ci misuriamo con gli altri paesi e con le loro politiche economiche, misuriamo e compariamo dei risultati ottenuti e non un mondo immaginario.
Si dirà che, la situazione dei salari, dipende dal fatto che il nostro è un paese ingessato dalle troppe regole nel sistema economico.
Nel dire questo ci dimentichiamo che la struttura economica del paese è fatta, prevalentemente, da aziende di piccole dimensioni.In queste la flessibilità, e la possibilità di gestire la forza lavoro secondo criteri di "compatibilità" economica, è un modo di fare impresa che nessun sindacato è in grado di condizionare.
Così come dimentichiamo le riforme del mercato del lavoro che si sono succedute negli ultimi 15 anni, le leggi che garantiscono sulle modalità di conferimento della mobilità lunga senza oneri per le aziende, la cassa integrazione a carico della comunità e le ristrutturazioni pesanti che hanno falcidiato migliaia di posti di lavoro.
Il mondo che i liberisti prefigurano, è un mondo in cui il "vantaggio" di uno (impresa) è vantaggio della collettività. Un pò come diceva Platone.
Il punto è che il vantaggio di questo uno è dato dalla necessità di legare, sempre e comunque, al profitto il destino della comunità.
Quando il profitto, in quanto essenza del vantaggio del signore e dell'impresa, è messo in crisi è opportuno e legittimo sacrificare la comunità ed i suoi interessi.
Insieme alla comunità le risorse disponibili.
Una visione così radicale dei rapporti non può che produrre conflitto.Questo conflitto ha la possibilità di trovare soluzioni e mediazioni se la comunità può contare su una struttura di leggi e regole che la aiutino in quanto soggetto più debole rispetto all'altro.Se queste regole mancano, o vengono distorte, il conflitto ha buone probabilità di diventare ingovernabile.
In questo ogni parte della classe dirigente ha modo di misurare in modo "responsabile" come pensa di governare i rapporti tra le classi e come mediare tra questi.
Scegliere la via del radicalismo economico ha il suo prezzo in termini di conflitto.
Se questo è vero, ci aspetteremmo, dal governo di centro/sinistra e dal suo ministro dell'economia, un atteggiamento più prudente quando parla di lavoratori.Al contrario l'idea che sembra balenare è solo quella della sciabola.
Nelle ultime due settimane TPS ha paventato l'idea di tagliare un altro pò di posti di lavoro nelle FS.Contemporaneamente il suo piano di riorganizzazione del suo ministero, prevede esuberi per 8.000 persone.
In quindici giorni, se si lascia fare a questo signore, almeno 30.000 tra uomini e donne dovrebbero concretamente pensare a come sopravvivere.
Quello che colpisce è la leggerezza con cui si forniscono ricette di questa natura. Una delle obiezioni morali poste nei confronti dei terroristi, che colpivano persone, era che questi riducevano tutto a simboli senza storia, anima ed identità. Direi che non c'è molta differenza, nella sostanza, con la visione economica che riduce masse di persone a numeri e basta.A loro si prospetta al posto di "una fine terribile una esistenza terribile senza fine".
La morale di questi individui, fattasi classe dirigente, è molto ben sintetizzata dalla vicenda dei lavoratori di un'azienda di Rivoli, la Oasis.
In questa ci lavorano 18 operai.Dopo due anni di crisi l'azienda è stata rilevata. A Gennaio le cose sembravano andare per il meglio.Gli operai facevano fino a 100 ore di straordinario per rispondere alla domanda.
In una notte di Marzo i titolari sono stati sorpresi mentre cercavano di far uscire dalla fabbrica, gli stampi della produzione. Sono stati chiamati i carabinieri e da quel giorno non si lavora più. I lavoratori son in attesa dell'istanza del fallimento e sperano in qualche imprenditore meno squalo.
L'esempio di una piccola comunità che non si è piegata al bene di uno solo.

venerdì 30 marzo 2007

Padoa Schioppa? mandiamolo a casa

Il nostro ministro del tesoro, con grinta ed autorevolezze, ha affermato che per fare quadrare i conti delle Ferrovie dello Stato bisogna fare nell'ordine le seguenti cose:
1- licenziare un pò di gente perchè costano troppo
2- aumentare le tariffe che sono le più basse d'Europa
3- tagliare i rami secchi.In sostanza limitarsi a fornire servizi di trasporto solo nelle tratte dove si guadagnano soldi.
4- liberalizzare
5- eliminare il doppio macchinista
Questa amara medicina è necessaria se vogliamo un sistema efficiente e che dia un buon servizio.
Ironia della sorta ( e sfiga per il ministro)su quel versante sono accadute le due seguenti cose:
1- un treno si è schiantato a Porta Nuova (Torino) contro la banchina della stazione.Sembra che non abbiano funzionato i freni
2- e' uscita una statistica sul livello di servizio (Piemonte) che dimostra come, in fatto di puntualità, sulle tratte dei pendolari le cose vadano sempre peggio.A leggere i dati ci sono tratti in cui il treno mediamente parte in ritardo nel 40% dei casi ed arriva tardi nel 50%(tratta Torino-Savona), in alcuni casi (Torino-Pinerolo)partono inritardo nel 44% dei casi ed arrivano in ritardo nel 70%.
Le ferrovie dello stato sono quell'azienda che nel corso degli ultimi 15 anni ha quasi dimezzato il numero dei suoi dipendenti.La maggior parte di quelle persone, andate in pensione prima del tempo, non pesano più sui bilanci dell'azienda. In compenso costano all'INPS.Contemporaneamente l'azienda ha aumentato il numero dei suoi dirigenti.
La ricetta del ministro è veramente molto ingegnosa. Mi chiedo come non ci abbiano pensato prima (eccetto la mannaia sui dipendenti, il resto sono tutte idee nuove!).In fondo a chi cavolo volete che interessi un trenino regionale che porta un pò di studenti, pensionati e pendolari.Se non ci si guadagno tagliamolo ed a quella gente diciamo di provvedere altrimenti (cazzi loro!).
La questione del costo dei biglietti, poi, è una cosa indecente.Come possiamo permetterci un sistema ferroviario se non adeguiamo il costo a quello tedesco o inglese.
Qui, purtroppo, gli ultimi dati non aiutano il nostro eroe.L'Eurispes ha pubblicato un pò di statistiche dalle quali risulta che:
1- in termini di salario netto (medio) siamo al penultimo posto con 16.242€.Un inglese ne guadagna 28.000.
2- la crescita del salario lordo ci vede al terzultimo posto.In Italia negli ultimi 5 anni è cresciuto del 13,7% contro il 27,8% degli inglesi.
In sostanza, in Europa, i lavoratori italiani sono tra quelli che guadagnano meno.
Spaventato dai numeri, l'altro mago merlino della finanza, il commissario Almunia ha in ogni caso affermato che abbiamo esagerato e che il nostro costo del lavoro è particolarmente pronunciato.
Ho il sospetto che gli stiamo sul belino.
La mente geniale deve aver pensato: "aumento le tariffe, quindi questo impatta sul numero degli utenti che diminuiscono, che diminuiscono ancora se tolgo un pò di linee.Questo fatto automaticamente mi aiuta a dimostrare un livello di efficienza basso, quindi posso mandare a casa un pò di gente.Se poi contemporaneamente riformo il sistema pensionistico, quelli che mando via mi costano un cazzo.Privatizzo ai miei amici un pò di tratte e quindi mi libero di altra gente.Alla fine avrò da gestire 20 treni al giorno e lì posso sistemare, a dirigere il tutto, i miei figlioli precari con un co.co.co. ed i conti tornano"
Questo genietto dei numeri, supportato da stuoli di laureati in diseconomia e smercio, è lo stesso che attraverso sofisticatissime analisi fatte con modelli matematici molto complessi ci raccontò che:
1- siamo alla frutta ed al disastro economico
2- serve una manovra lacrime e sangue perchè così vuole l'Europa
Sappiamo tutti come è andata a finire.
Operai che guardano la busta paga e sono incazzati come iene digiune, industriali che ridono con circospezione e barbieri costretti ad alzarsi anche al Lunedì mattina presto (non dipende da lui, ho capito!).Ed infine, cosa che mi fa proprio incazzare, ha chiesto di fatto scusa a Tremonti perché forse non ci aveva capito un cazzo.
Negli ultimi mesi, il nostro, di previsioni non ne azzecca una.Non si capisce perchè non sia stato in grado di stimare il quantum delle entrate, in modo attendibile, prima di una manovra finanziaria di quella portata.
Non sia in grado di valutare, a consuntivo, in modo preciso la crescita del pil.
Sia costretto a fare opera di revisione dei dati della finanza pubblica ogni due settimane.
Questo signore è uno che ha molta credibilità tra il mondo della finanza, molto poca tra la gente normale a leggere i dati sui gradimenti dei ministri.
E' uomo dall'aspetto austero. Un autentico professionista di primo ordine "prestato" alla cosa pubblica.
E' uno che abitualmente non sale sui treni perchè usa l'autista e la macchina blu.Quella con il lampeggiante.
Ama richiamare all'ordine quando si tratta di conti. Anche se la maggior parte non guadagna un cazzo e fa fatica.
Ha il mito del libero mercato come soluzione ai guai.
E' uno che pensa di abbassare ancora di più i salari e tagliare le pensioni perchè,per sbaglio, ha letto i dati della Danimarca e non ha ancora capito che siamo in Italia.
Ma, sopra ogni cosa, è uno che ne capisce.
Eppure ce lo dobbiamo tenere perchè se no torna Berlusconi.

giovedì 29 marzo 2007

Radicalismo, uso della violenza e pacifismo

In questo periodo mi diletto nel leggere un discreto mattone (peso e sostanza) di tal W.Vollmann, intitolato Come un'onda che sale e che scende-pensieri su violenza,libertà e misure d'emergenza.
La questione che la lettura mi ha sollecitato è quella dell'uso della violenza come strumento per la soluzione di interessi contrapposti ed antagonisti.
Da un punto di vista "morale" la tendenza è quella di trattare l'argomento dell'uso della violenza con una negazione della sua legittimità, salvo rendere relativo questo giudizio in funzione di una serie di se e di ma che rimandano a quelle che vengono considerate le condizioni oggettive ed il contesto di riferimento.
Una analisi interessante è quella che fornisce l'autore del libro.
Cala la "filosofia" della non violenza di Gandhi in due contesti storici precisi:
1- il nazismo e lo sterminio degli ebrei
2- la lotta contro il colonialismo inglese
Una delle conclusioni, a cui giunge il ragionamento, è che una strategia di tipo gandiano non avrebbe avuto, contro il nazismo, gli stessi risultati raggiunti con la lotta per l'indipendenza dell'India.
Questo concetto parte dalla visione che Hitler aveva (all'epoca) del diverso modo in cui i due imperialismi (il suo e quello inglese) si ponevano nei confronti di chi li osteggiava.
Secondo Hitler "La primissima necessità, in un tipo di lotta fondato sull'uso della forza bruta, è e sarà sempre la persistenza.non appena la forza vacilla e si alterna alla tolleranza, la dottrina da reprimere non solo recupererà vieppiù vigore, bensì sarà in condizione di trarre nuovi vantaggi da ogni persecuzione,perchè quando l'ondata di pressione si attenua, lo sdegno per le sofferenze inflitte attira alla vecchia dottrina nuovi adepti...."
Secondo l'autore, uno dei segreti del successo di Gandhi risiede proprio nella diversa soglia di "determinazione" usata dagli inglesi nei confronti suoi e dei suoi seguaci.
In sostanza nel contesto indiano e con interlocutori di quel tipo, una strategia pacifista di massa ha avuto un senso ed ha portato a dei risultati. nei confronti di un "mostro" come quello nazista non avrebbe prodotto nulla.
Spostandoci ai giorni nostri devo confessare, senza ipocrisia, che per lungo tempo ho pensato che l'uso della violenza, come strumento di emancipazione e di lotta,fosse legittimo anche nel nostro paese.
Ho praticato una militanza politica dura, a Torino, senza sottrarmi nè a scontri di piazza nè ad azioni di militanza nei confronti di quelli che, all'epoca, identificavo come "nemici":i fascisti.
All'epoca in nessun modo sorse il dubbio che una strategia diversa potesse servire meglio gli obiettivi che ci prefiggevamo.
Oggi, qui ed in questo contesto, credo che una forma radicale di uso della non violenza offre maggiori opportunità rispetto ad una qualsiasi manifestazione di tipo contrario.
Quando penso ad un uso radicale, vedo le esperienze recenti di forme di lotta antagoniste come quelle degli operai di Melfi (corpi e mani alzate contro i manganelli della polizia), piuttosto che l'esperienza della Val di Susa.
Significa questo essere pacifisti?
Come singolo individuo penso di no. Io non sono un pacifista.Non credo che questo modello abbia un valore universale.
Nel 1992 (31 di Dicembre) ho assistito alla occupazione di S.Cristobal da parte degli zapatisti.Appena arrivati in paese, quelle persone, saccheggiarono la farmacia distribuendo le medicine agli indios.Nei giorni seguenti ci furono scontri cruenti con l'esercito messicano.I morti furono diverse centinaia.
In quella occasione l'intelligenza politica mischiò un uso della forza a manifestazioni di non violenza che garantirono (e garantiscono) al movimento uno spazio fisico (occupazione di un intero territorio-Selva la candona) ed uno mediatico internazionale oltre che la sopravvivenza.
Anni prima ho visitato paesi come il Guatemala ed il Salvador.I miei viaggi mi hanno portato a contatto con persone che, in quei luoghi, lottavano clandestinamente contro i rispettivi governi.
Dai discorsi, fatti sia con militanti comunisti che cattolici, mai è emerso il dubbio sulla legittimità dell'uso della violenza.
Il comune denominatore di quelle esperienze, oltre che la visibilità su un mondo in cui non esistono sfumature o vie di mezzo, è stato il verificare come quelle scelte erano sempre fondate sul reagire ad un potere che tendeva a conservare i privilegi di pochi con la forza e la brutalità.L'impressione che avevo, parlando con le classi "ricche", era identica a quella che ho avuto leggendo quel pensiero di Hitler. Una spietatezza non incline a considerare altri metodi, se non lo stermino fisico, di chi non accettava il proprio status.
(continua)

mercoledì 28 marzo 2007

Antipolitica,estremismo,moderati e pensiero unico

Qualche tempo fa, l'on. Tabacci,ha affermato che l'attuale sistema è da riformare perchè costringe i partiti ad allearsi in coalizioni non omogenee.
Nel sostenere questa tesi ha anche affermato, riferendosi alla sinistra radicale, che non tutti hanno una cultura di governo e che non si può costringere Caruso a stare con Treu.
Ieri sera, durante una vomitevole puntata di ballarò, Rutelli e Casini pomiciavano e filosofeggiavano sempre sul concetto di cultura di governo, responsabilità istituzionale e amenità varie.
Sul secondo canale l'on. Rizzo affiancava l'on. La Russa (minchia!) gigioneggiando sull'argomento Afghanistan con affermazioni tipo:
Rizzo:< Saremmo contro ma se votiamo no torna quell'altro>
La Russa:"Saremmo a favore, anche se un cicinino più armati, ma questi ci stanno sulle balle e quindi ci asteniamo" (che vale come votare no!)
Da rimanere impressionati.

Nel novero di quelli istituzionalmente corretti, siede da tempo l'on.Bertinotti. Anche Lui è diventato più realista del re e quindi liquida la contestazione di Roma con frasi del tipo:< C'è una sinistra che rifiuta la politica>

Sono tutti perfettamente alleati e solidali nella condanna dell'estremismo e della antipolitica anche se con qualche distinguo.
L'altro argomento, che riscuote applausi, è quello della necessità di riportare nelle aule parlamentari il dibattito.
L'obiettivo di tutto questo argomentare è quell'universo di persone che, scientemente o meno, vive le questioni in modo "radicale".
Gente che un problema te lo sbatte in faccia, in modo istituzionalmente poco corretto, perché nel delirio collettivo cerca una strada che marchi le differenze e trovi soluzioni alla sostanza dei problemi.

Il comune denominatore della politica istituzionale è la mediazione.Questa, se non sollecitata con spintoni radicali, di solito offre risultati scarsi e di poco valore per le persone.

Faccio un esempio che mi viene da un articolo letto sulla Stampa.
Il luogo è Roma e la situazione è l'occupazione di uno stabile, INPDAI, da parte di un numero di famiglie con il problema della casa.
La politica, con la voce dell'assessore competente in materia, come risposta a chi sollecitava una qualche soluzione per uno che vive con 1.000€ al mese e non può pagarne 800€ di affitto, suggeriva un trasferimento in periferia "perchè lì gli affitti costano meno".
L'antipolitica ha risolto la questione occupando un palazzo pieno di appartamenti liberi.
E' evidente che una futura mediazione dovrà partire da questo punto. Un nucleo consistente di inquilini (e non individui isolati) ed un fatto materiale che dovrà costringere le "istituzioni" ed il tele predicatore Veltroni (quello che doveva andare in Africa per accorgersi che la gente soffre, per lo più)ad occuparsi della questione.

Gli esempi della antipolitica (estremismo o radicalismo)nella storia non mancano. Di solito sui libri si parla di quelli che le rivoluzioni le hanno fatte (gli altri sono scoregge nell'universo). I meccanismi che danno dinamicità ai valori, al modo in cui si vive, ai modelli sociali ed alle conquiste hanno bisogno di energia e radicalità per essere messi in moto. la politica, di solito, segue con ritardo quello che la società vuole cambiare.

In questo è evidente che le spinte arrivano da poli opposti, interpretano e danno forma a istanze diverse ed a visioni della società anche antagoniste.
C'è da scegliere da che parte stare.

Senza la radicalità degli insulti all'università di Roma Bertinotti, e quelli come lui, sono destinati a perdere l'anima.
La cultura di governo dei radicali è cosa diversa da quella dell'on. Tabacci.Non è che non esiste, interpreta la società ed il modo di "governarla" in modo molto diverso.Parte da approcci "radicali" perchè pensa che è lì che vive e si sviluppa un modo per risolvere le questioni.
Ha come bussola gli individui e non il singolo. Fa sintesi della materialità e delle condizioni di vita con le regole della convivenza, cerca di creare valori positivi e solidarietà al posto di universi parcellizzati deboli e soli.
E' antagonismo ed è ribellione. E' quell'asticella messa un pò più in alto e che costringe i "moderati" a tenerne conto nella loro "cultura" di governo.

martedì 27 marzo 2007

Bertinotti ed i vaffanculo

Basta cambiare abito per pensare di passare indenni per una tormenta? E' toccato anche al Fausto prendersi qualche pernacchione e penso che, la cosa, gli faccia solo bene.
Ammesso che abbia voglia di riflettere sull'episodio.
La politica non è un pranzo di gala. Una volta lo si diceva della rivoluzione per giustificare le scelte più dure. Ma quelle erano rivoluzioni, questa è politichetta.

Questa mattina la Stampa ci spiega che le famose regole d'ingaggio non dipendono dal voto del parlamento, queste sono a discrezione dei comandi militari Nato e prevedono una risposta proporzionale all'offesa ricevuta e sono state stabilite in modo uniforme per tutti i contingenti, con voto unanime dei rappresentanti NATO, nel 2003.
Quello che è il reale motivo del contendere sta nella possibilità di allargare il raggio d'azione delle nostre forze militari (caveat in gergo). In sostanza da una missione che si dovrebbe occupare della sicurezza e del controllo delle iniziative umanitarie (e che per far questo può reagire ed agire secondo le direttive NATO) (!) ad una che ci trasforma in attori attivi di un'offensiva militare.
Un altro aspetto, della questione, è che fatte 100 le risorse economiche disponibili per l'afghanitan, solo 3 vanno in aiuti umanitari. Il resto viene speso in logistica, armi e stipendi dei militari.
Votare il finanziamento vuol dire questo: accordare risorse per mantenere una struttura militare e disporne solo una piccola parte per impieghi di ordine umanitario.
Come e se sparare e secondo quali motivazioni (in quel perimetro) è un'opzione che non è materia di dibattito parlamentare.
Quello che è materia di dibattito, nella realtà, sono le seguenti "necessità":
1- accordare la possibilità di estendere il teatro dell'intervento con nuove truppe e dotazioni di mezzi
2- partecipare alla guerra in modo chiaro e senza equivoci di sorta.
La spirale a cui si assiste non ha vie d'uscita.
E' ragionevole dare migliori armi, è ragionevole sparare per difendersi, è ragionevole anticipare gli eventi bombardando tutto quello che c'è intorno, è ragionevole comportarsi come una forza di occupazione,è scontato pagare un prezzo in termini di vite umane sempre più caro.

Di fronte a questo scenario la sinistra "istituzionale" balbetta. Confonde i termini della questione e non prova neanche a chiedere una distribuzione diversa delle risorse disponibili.
Ha paura di sostenere un modello alternativo evidenziando i risultati e le modalità d'intervento di associazioni tipo quella di Emergency. Insomma manca proprio lì dove dovrebbe sostanziare la sua proposta.
Dipende dal peso elettorale di Rifondazione questo? Io non credo se è vero che il feeling del paese con le avventure militari dovrebbe incoraggiare una politica diversa.

Questa mancanza di "politica" si manifesta anche in altri campi.
In quella economica con il sostanziale fallimento di una strategia volta alla difesa dei ceti deboli e delle fasce economiche disagiate.Strategia che ha evidenziato una debolezza evidente nell'accettare una politica fiscale che ha prodotto il contrario di quello che prometteva.
In quella dei diritti, con il sostanziale arretramento di fronte all'offensiva della chiesa e dei teocon.
Dipende questo solo dalla paura di ritrovarsi il Berlusconi tra le palle?

Come pensa di seminare, ed in quale parte della società, per il futuro Rifondazione?
Chi pensa che sosterrà domani le sue iniziative se dilapida in questo modo la sua credibilità?

Ci possiamo interrogare sugli scenari di breve periodo. In questi non vedo un ruolo particolare per quel partito.
Su quelli di medio, quelli su cui varrebbe la pena investire con una strategia chiara e che sappia parlare sia al "popolo" della sinistra che alle "classi" che più pagano in questo paese, solo una nebbia prodotta dall'acido delle ultime scelte.

lunedì 26 marzo 2007

I parolai di destra e qualcuno di sinistra

A seguire il dibattito, sulla votazione del rifinanziamento della "missione" in Afghanistan e sui commenti della liberazione di Mastrogiacomo, viene da pensare che tanti di quelli che occupano le pagine dei giornali parlano per comunicare al mondo che loro esistono. Questo indipendentemente dalle cazzate che sparano e dalla retorica che usano.
Usano argomenti tipo" non si tratta con i taglia gole" come se, sotto la loro gestione, i soldi dati e le trattative fatte per liberare quelli che hanno preceduto il giornalista di repubblica con il titolo di ostaggio siano nell'ordine:
1- soldi che sono stati usati per fare opere di bene e non per comperare armi da parte della guerriglia locale
2- gli interlocutori erano membri della locale sezione dei Lions e non rappresentanti di quei gruppi che si oppongono alla presenza (armata) occidentale da quelle parti.
Forse gli rompe le balle che il buon Gino Strada, senza perdere tanto tempo in convenevoli e senza sfoggiare muscoli, abbia raggiunto un risultato a prescindere dalle lezioni di "negoziazione" che qualche esponente della destra si ostina a voler impartire.
E' scritto nel loro codice genetico che i soldi non puzzano. In quanto tali forse l'uso del vile denaro pone loro meno problemi di codice morale e gli fa dormire sogni tranquilli.
Questi guerrieri indomabili hanno iniziato una campagna stampa per "rinforzare" il nostro contingente. In che termini nessuno osa specificarlo. Quello che vogliono é che qualche aereo da combattimento, con qualche elicottero di quelli offensivi, sia destinato a quel teatro.
In questo ultimo periodo in tanti si stanno prodigando a spiegarci che le cose sono cambiate, lo scenario è uno scenario di guerra (quando mai è stato di pace?) ed in quanto tale bisogna adattarvisi.
Citano addirittura la costituzione.
Insomma iniziano ad abituarci all'idea di una guerra che nessuno ha dichiarato.
Certo a Settembre di qualche anno fa anche gli americani hanno sperimentato la gioia del terrorismo sulla loro pelle in casa.
Questo prezzo noi lo abbiamo pagato tante volte. Con stragi che non hanno ancora una risposta, un aereo che si è dissolto in cielo senza che nessuno spieghi come mai, con qualche palestinese che si è messo a sparare in mezzo a civili nella hall di un aeroporto a Roma, con qualche israeliano che regolava conti uccidendo a Roma qualche rappresentante di Alfatha.

Se vale la regola della legge del taglione, che gli USA vogliono imporci , la prospettiva è quella di un mondo militarizzato in cui non rimane altro che scannarci.
Capisco che i fascisti abbiano nostalgia di qualche battaglione di camice nere, da far marciare in mezzo alla polvere di qualche sentiero afghano, ma che questa pulsione prenda anche i vari Fassino e Rutelli mi lascia un pò interdetto(si fa per dire).
Quando il moschetto prende la mano è poi dura pensare di fare una politica degli esteri da illuminati.
Al fondo rimane la constatazione che questa sinistra, con poche eccezioni, abbia difficoltà a spostare il dibattito su un fronte diverso. Non capisco perché non si faccia un pò di quella contro informazione che un tempo era la nostra specialità.
Magari porre qualche domanda che incrini il pensiero unico.
Che ricostruisca la storia e le motivazioni di una presenza di stampo coloniale. Che spieghi qual'è la natura della NATO e le ragioni della sua esistenza e dei suoi interventi.Perché si ha l'abitudine di usare due pesi e due misure.

Non siamo l'armata del bene contro il male oscuro. Le crociate le abbiamo già fatte e scontiamo ancora oggi i loro effetti.
Da qualche parte si dovrà pur iniziare per cercare di spezzare questa spirale. Io credo che l'unico modo è quello di marcare le differenze. Mettersi con quelli che dividono i contendenti e non con quelli del moschetto.Senza tanti giri di parole e capriole.

venerdì 16 marzo 2007

Craxi, Fazio e quelli da riabilitare

Questa mattina il dott. Panella, emerito giornalista ed ex militante di Lotta Continua, si è infervorato di molto nel sostenere che dobbiamo fare qualcosa contro la gogna mediatica, a cui sono sottoposti i VIP, e limitare il potere di quei magistrati forcaioli che girano l'Italia alla ricerca d'imputati.
La questione del contendere, in soldoni, è un'inchiesta in cui si sono messe le mani su una serie di "Tamarri", ex sottoproletari diventati ricchi e famosi,che per sport scattano foto "compromettenti" e poi le rivendono ai soggetti immmortalati negli scatti.
La questione è: siamo o non siamo di fronte ad un ricatto? ed in quanto tale questo è un reato?.
A mio modesto avviso la risposta è si!
Se uno ti chiede dei soldi facendoti vedere il lato oscuro della tua vita privata, in formato A4 ed in digitale, perchè al contrario ti sputtana, merita di vedersela con il maresciallo della locale stazione dei C.C.
E' giusto che i giornali sputtanino il lato oscuro?
Se uno ti vuole fare la morale, ed ha tra le mani un potere immenso che tu non hai, sono cazzi suoi se inciampa e cade e a me non fa né caldo né freddo se poi sta male.
Ne esce per quello che è, un omuncolo ridicolo nei suoi mutandoni boxer con le iniziali ricamate sulla seta.
E pagare la tangente poi? Perché non andare dalla polizia a denunciare il fatto? Già perché non lo ha fatto dott. Berlusconi?
Se così é il pizzo che pagano i commercianti è in fondo una questione privata.I relativi fondi della pubblicità progresso, al riguardo, ce li potremmo risparmiare.
Nella foga oratoria il nostro (Panella) si è lanciato in una riabilitazione a tutto campo di: Craxi, Moggi, Fazio (quello della Banca d'Italia) e compagnia cantando(compresa tutta la corte di tangentopoli).
La tesi è che questi illustri personaggi sono stati "distrutti" da una strategia molto chiara.Uso i mezzi d'informazione per sputtanarti, dopo di che ti faccio un processo che nel migliore dei casi li assolve al 50%.
Una volta gli eroi uno se li cercava sulle lapidi, che testimoniano la storia di gente che ha speso la vita nell'illusione di darci un futuro pieno di cieli azzurri e di belle speranze.
Ad esempio qualche partigiano tipo il Di Nanni che, finiti i proiettili contro l'ultimo dei fascisti che lo assediavano, si buttò dal balcone suicidandosi per non farsi prendere.
Oppure un pò di quegli operai morti in fabbrica o su un cantiere o di cancro per avere lavorato al soldo della Ethernit.
Cosa avrà di eroico il Craxi e cosa della sua vita devo prendere come messaggio per mio figlio?
Il fatto che per difendersi disse in parlamento che "così facevano tutti?"
E come dire che non serve a niente cercare di educare i giovani al rispetto, al lavoro che è fatica, alla pazienza ed all'essere piuttosto che al possedere o all'apparire.
Non serve a niente perchè conta essere furbi ed ammanicati, tanto così fanno tutti.
Ebbene io questo mi ostino a pensare che non sia nell'ordine naturale delle cose.Che se uno ruba approfittando del potere che ha, merita le aggravanti e non il contrario.
Che di una certa classe politica autoreferenziale ne abbiamo le palle piene.
Che vorremmo eroi veri. Come nelle favole che ascoltavamo da bambini.

giovedì 15 marzo 2007

Parolai

Qualche giorno fa, durante un dibattito sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, il direttore di Liberazione ha esplicitato la differenza tra quello che si può dire e quello che non si può.
In sintesi, ad un giornalista che affermava la necessità di dotare di maggiori mezzi le truppe nostrane perché, da quelle parti, c'è una guerra ribatteva che di missione di pace si tratta e che la costituzione ci vieta di partecipare ad azioni che hanno una natura diversa.
Con dire solenne affermava che è ora che si dia il giusto significato alle parole.
Un dibattito surreale fatto sul significato delle virgole e lontano dalla sostanza delle cose.
Il molto onorevole Ferrero, in occasione della manifestazione sulla base vicentina, ci ha raccontato che non è opportuno che un ministro partecipi ad una manifestazione di quel tipo.
Il sempre molto onorevole ha partecipato, qualche settimana dopo, alla manifestazione a favore dei DICO (perchè a sostegno di una iniziativa del governo).
Se ne può dedurre che:
1- il ministro Ferrero non partecipò perché era contro la manifestazione di Vicenza e, quindi, a favore della costruzione della base di Vicenza
2- il ministro Ferrero partecipa solo ad iniziative governative come nella migliore tradizione socialista.
L'onorevole Mantovano (per gli amici flambè), prima di abbandonare la platea televisiva a causa del noto incidente,ci ha deliziato con un dato statistico che ancora non è stato smentito. Per giustificare la nostra presenza in Afghanistan, il nostro, ha affermato che grazie a quella, dopo le torri gemelle, c'è stata una drastica diminuzione degli attentati di matrice islamista in occidente.
Ne possiamo dedurre che l'onorevole non annovera tra gli occidentali spagnoli ed inglesi.
I primi perché hanno dato un calcio nel culo a Franco qualche decennio fa, i secondi perché rappresentativi delle "perfida albione" di mussoliniana memoria.
Possiamo affermare, con sicurezza, che:
A) l'onorevole Mantovano spara cazzate perché il dato a cui lui fa riferimento:
1- non esiste
2- in quanto non esiste non é vero
B) l'onorevole Mantovano dice cose inventate e false
L'eminentissimo ministro Di Pietro ha ricevuto suo figlio (consigliere provinciale della provincia di Campobasso) per discutere del progetto che prevede la costruzione di un parco eolico al largo delle coste molisane.
Alla fine del conclave parentale, il consigliere (Cristiano figlio di Di Pietro Antonio di mestiere ministro) si è detto soddisfatto. Anche papà è contro il progetto per:
1- non deturpare il territorio molisano
2- non arrecare danni all'economia turistica
Ne possiamo dedurre che:
1- L'ecologismo del ministro Di Pietro si ferma a Campobasso e non più ad Eboli
2- Che i Val susini non hanno alcuna speranza se non hanno parenti tra i molto onorevoli ministri.
Apprendiamo, da fonti giornalistiche, che il segretario di Rifondazione, onorevolissimo Giordano, ha chiesto spiegazioni al governo perché (sembra) che in Afghanistan le truppe italiane hanno partecipato ad uno scontro a fuoco contro i Talebani.
Non si capisce se le spiegazioni glie le dia il ministro Ferrero che sintetizzerà, così, la posizione del ministro degli esteri D'Alema.
Pare che il dott. Sansonetti (direttore di Liberazione) si sia incazzato perché i militari italiani non rispettano la costituzione.
Chiudiamo con Vellettopoli.
Si incazzano con Corona perché fa dossier contro i politici che frequentano trans o amiche.Non si incazzavano così, e non facevano tutto questo casino, quando la Fiat faceva dossier e schedava sindacalisti ed operai comunisti in fabbrica.
Che ci siano pesi e misure diverse per i nostri molto onorevoli rappresentanti?

Porcellum

Ore 7,45, LA7 tema del giorno : la riforma del porcellum. L'on.Maroni questa notte ci ha informati che non poteva partecipare.L'on (?) Sircana non è stato invitato.

venerdì 9 marzo 2007

La guera tra tamarri e cabinotti a Torino, passando dai cattivi maestri


Dicono che la città in cui vivo sia una sorta di laboratorio sociale.
Questo perché é un luogo in cui il tessuto industriale é ancora dominato dalla produzione di oggetti in "ferro".L'economia "pesante" la fa da padrona nonostante i tentativi di riposizionamento avvenuti in questi anni.
Torino è una città cosmopolita, con un tessuto sociale fortemente polarizzato tra chi ha molto e chi non abbastanza. E' una città piena di "vecchi", con molti luoghi grigi ed altrettanti verdi e luminosi.E' un posto in cui se vuoi berti una birra ai Murazzi, devi mettere in conto una possibile rissa o un'aggressione perché non comperi del fumo.In questo luogo, in piazza Bodoni, i carabinieri hanno denunciato 14 ragazzi che, nel corso degli ultimi mesi, hanno rapinato un numero imprecisato di loro coetanei.Il bottino è costituito da vari giacconi (valore 400€), scarpe griffate (279€), 1 rolex da 8.000 € e forse un pò di mutande di quelle che sporgono con il logo dell'azienda che le produce.64 ragazzi sono stati filmati per capire se sono coinvolti negli episodi.
La guerra che si è scatenata è tra due gruppi che sono chiamati i "tamarri" (quelli che rubano e che arrivano con buona probabilità da Mirafiori Sud) ed i "cabinotti" (gente "bene e ben educata").
Nello stesso tempo, in città, c'è polemica tra il centro sociale "Askatasuma" ed il sindaco perchè è prevista la partecipazione di Scalzone ad un incontro sul 77.La morale è che i " cattivi maestri" dovrebbero starsene a casa e non indottrinare i giovani (che sono previsti numerosi all'incontro).
Non voglio entrare nel dettaglio di questa cosa perchè non è la questione che mi interessa. Quello che segnalo è questa sorta di asimmetria tra "azioni"di "esproprio" o rapina, per le quali non cappisco a chi si possa attribuire la definizione di "cattivo maestro", ed un incontro su un periodo come il 77.
Non c'è nessuno che se la prenda con tutto quello che bombarda la testa e gli occhi di quei ragazzi.Per loro, che non hanno e che non vogliono perdere del tempo a farsi il culo per 800€ al mese, non c'è un papà cattivo.Quella è gente che vuole tutto e subito (un pò come gli operai nel 68)ma che,se gli fai un discorso sulla coscienza di classe e sulla loro condizione, ti prende a calci nel culo.Non c'è ideologia in loro.Contano i simboli e basta. Gli altri non è che stiano tanto meglio. Ve lo immaginate uno di 16 anni, in piazza e con il motorino, che ti dice l'ora guardando un rolex da 8.000€?
C'è qualcuno che solidarizza con la vittima? Io non ce la faccio. Figlio dei tempi l'episodio (e la guerra continua).Un consiglio alle due gang, ascoltate bene la favoletta della gazzella e del leone ed imparate a correre. Conviene.