giovedì 31 maggio 2007

Quelli che non hanno più votato la sinistra. Sinistra?

Ci sono tre interviste oggi sul quotidiano della mia città.Offrono lo spaccato del perchè, in molti, non hanno votato nessuno dei vari partiti della nostra amabile coalizione.
C'è l'insegnante incazzata nera per i seguenti motivi:
- Il contratto della categoria langue in un cassetto-
- Paga più tasse
- La scuola è abbandonata
- La sicurezza che non c'è
la frase migliore della intervista?
"E poi sono arrivati in massa, in maniera selvaggia, la città ne è piena e non c'è lavoro per tutti. E SENZA LAVORO CHE FAI? O RUBI O TI DROGHI. Il mondo cambia, certo, ma qui stiamo andando troppo in fretta"
L'operaio, al contrario, al seggio neanche ci è andato.Lui dice che nel 60, a Genova, menava botte da orbi alla polizia in piazza.
I suoi motivi:
- e' vero che la pensione è aumentata di 50€ al mese ma, con le nuove aliquote Ire, ne hanno tolti 90.
- Ho pagato per 6 mesi i ticket diagnostici
- hanno raddoppiato il bollo dell'auto ed i soldi per una nuova ed ecologica mancano.
- Sui DICO stendere un pietoso velo
la sua frase migliore?
"Mi viene rabbia, poi le lacrime agli occhi, perchè mi rendo conto che oggi le mie battaglie le devo combattere proprio contro il centrosinistra"
L'imprenditrice ha un chiodo fisso ed è il mantra della sua intervista
- Troppe tasse
- I dipendenti costano troppo
La frase migliore in assoluto
"ma non si può più andare avanti così.Per guidare il nostro paese serve un imprenditore,uno che ne capisca. SERVE BERLUSCONI."

Questo è il paese signori. Mediare con queste diverse motivazioni? Credo che il compito sia improbo.
Personalmente lascerei perdere l'imprenditrice (per inciso, nel dramma, apre un altro negozio di bellezza).
Quello che mi preoccupa è l'insegnate ed il magma di sentimenti che le scuotono l'anima. La immagino, studentessa, immersa nei suoi libri di filosofia.In qualche liceo in autogestione e dietro una bandiera in un corteo.
La ritrovo qui, in questa pagine di giornale e provo una profonda tristezza.

P.S.
Oggi mio figlio ha ricevuto una mail da un compagno di scuola.C'è scritto : Muori negro di merda.
Mio figlio ha tredici anni si chiama Lucas ed è di colore.
Penso che quella mail appartenga a quelli che, a questo mondo, vogliono metterci un bel freno.

mercoledì 30 maggio 2007

I conigli benpensanti ed i puntini sulle i.

C'è una categoria di persone che infesta il quotidiano di noi poveri mortali. Sono i conigli benpensanti, di ceto borghese, ricchi ed affermati nella società del nulla e del formalismo che, non sapendo come occupare il tempo, amano sempre mettere i puntini sulle i e fare i primi della classe.
Sul quotidiano La Stampa e comparsa (ieri 29 maggio) questa lettera:
Avete scritto "Gay Pride, aggredita Luxuria" Luxuria è un uomo. Dunque si scrive "aggredito" Luxuria.Speriamo che i russi lo menino perbene.
Firmato Dott.Arch. DanxxSalxx

La lettera è visibile a pag. 44 ed i titoli (dott.Arch.) li ha messi il signore che ha scritto.
Secondo me nella lettera c'è l'essenza di quella che è una mentalità piccolo borghese, da maggioranza silenziosa. Loro non sono razzisti, amano andare in chiesa e battersi il petto.L'importante è che ci sia un prete pronto ad ascoltarli e ad assolverli. la coscienza è un ornamento materiale messo lì all'altezza del buco del culo.Gente per bene, amano che il lavoro sporco lo facciano altri. Che siano nazisti con la croce ortodossa o poliziotti che proteggono la loro cittadella ordinata e ricca, poco importa. C'è da mantenere il decoro ed il modo non conta.
Magari fanno anche un bel mestiere, come il nostro architetto, incontrano gente figa.Se scavi a fondo poi scopri che in realtà progettano carceri e la loro laurea di merda serve ad abbellire quelle cose lì.
E' gente che al semaforo brucia il rosso e ti urla stronzo se non fai in fretta sulle strisce pedonali,contano sulla velocità della fuga.Conigli in buona sostanza.
Il problema è che non tutti sono tolleranti come Luxuria, magari se non fai in fretta vengono lì, battono sul finestrino e ti chiedono: senti perchè non scendi e me lo dici in faccia.
Un pò come con il nostro architetto. Mi verrebbe da chiedergli : scusa ma perchè non ci provi tu a menare me, per bene.Invece di appaltare ad altri il lavoro?
Questione di stile e di sostanza.

martedì 29 maggio 2007

All'avvocato che mi onora delle sue visite

Caro Luc Simo (per capirci),
uno si chiede, visto il tuo bellissimo curriculum e la tua esperienza in materia di diritto (quello che interessa la gente con la grana), perchè mi dedichi del tempo? Forse gli affari languono? Non hai sufficienti meeting a cui partecipare,' libri da recensire? oppure semplicemente ti manca un pò di ginnastica sessuale e non sai come sfogarti (la mamma non è che ti ha fatto tanto bello). Capisco bene, adesso, tanta pignoleria nell'uso dei termini e nella corretta disposizione delle frasi. un maestro della forma e della retorica lontano dalla sostanza delle cose.
Uno progressista così e così attento alla forma mi farebbe piacere sapere quanto dichiara nella sua denuncia dei redditi.

Il diritto di essere contro

Tratto da http://www.sinistra.net, riporto un articolo in cui si parla di relazione tra "diritto", "norma" e rapporti di forza tra forze antagoniste.




Capitalismo e processi politici

Ieri


Epidemia mondiale di processi politici... Per tacere di quelli non politici di cui la stampa abbevera la insaziata clientela di lettori avida di giallismo e sempre più sottoposta in grande stile alla educazione «democratica» del trionfante americanismo, rispetto ai sistemi del quale le divulgazioni fasciste e naziste erano capolavori di sincerità e decenza.

Da un piccolo secoletto a questa parte i socialisti marxisti dicono che ogni processo politico è una superidiozia e deridono parimenti l'impiego attivo e passivo di un tale espediente.

L'8 febbraio del 1849 un giovane dottorino in legge, tal Carlo Marx, dinanzi ai giurati di Colonia, difendeva sé e i suoi compagni dalla accusa di eccitamento alla rivolta. Naturalmente egli, come anche i suoi allievi di tempo meno remoti, non tralasciò di scendere alla schermaglia sulla dizione formale della legge concreta per prendere per lo strascico della toga il procuratore generale di servizio. Ma il succo del suo discorso fu la dimostrazione che ogni applicazione dei principi e dei metodi giudiziari al conflitto politico è una vuota commedia in cui le parti sono distribuite sempre al rovescio, come un palcoscenico su cui un primo amoroso in gonnella recitasse la scena madre alla donna barbuta.

La dimostrazione data è che il comune denominatore della legalità tra le parti in conflitto politico e storico non esiste, e che in questo contrasto il giudice che detta la sentenza è uno solo: la forza.

L'imputato marxista può dunque prendere in castagna i maneggiatori inabili dell'apparato legale contingente, ma non piange né protesta mai per la legalità e costituzionalità conculcate, per le offese alla libertà e alla giustizia, ed anzi delle crisi che sconvolgono dalle loro basi tali istituti si compiace e ne fa le basi della sua critica implacabile.

Nel torno di tempo del processo di Colonia erano tre le forze in gioco sul piano storico: la Corona prussiana, l'assemblea parlamentare sorta a Berlino dalla costituzione strappata coi moti del 1848, i gruppi rivoluzionari di avanguardia fondati sulla nascente classe operaia tedesca. I rapporti di forza, disse Marx in sostanza, sono in due anni rapidamente cambiati: la costituzione e il diritto hanno subito un vero terremoto e la storia ha fatto volare all'aria i «pezzi di carta». Il problema è di vedere quale delle forze ha battuto le altre e quale potrà muovere nell'avvenire alla riscossa, non quale sia la normativa a cui tutte dovrebbero per una comune intesa sottostare.

La nostra impostazione che deriva il diritto dalla forza e non viceversa, nei momenti cruciali della storia risulta essere accettata anche dagli altri. Nel 1847 il monarca prussiano assoluto saldo sul piano legittimista dichiarava altamente che non avrebbe posto tra sé e il suo popolo nessun pezzo di carta. Ma dopo le barricate del marzo del 1848 giurava fedeltà ad una costituzione liberale. Dopo un lungo conflitto con l'assemblea nel 1849 la Corona riesce a ristabilire il potere assoluto; indi il processo al gruppo estremista renano che aveva incitato il popolo ad insorgere contro la Corona. L'accusatore presenta come legale il primo e il secondo trapasso, pretendendo che il re avesse di sua iniziativa «sospeso» un suo diritto e poi se lo fosse ripreso. Lo ridicolizza facilmente l'accusato mostrando che nel primo caso il re nulla concesse, ma il suo potere fu infranto ed egli ne abbandonò una parte nel tentativo di salvare il rimanente, nel secondo caso vinse la controrivoluzione e non esitò a lacerare la nuova legalità istituita. Chi dunque ha infranto la legge? Tutti lo hanno tentato, e quelli che vi sono riusciti processano gli altri: determinante suprema è la forza, rivoluzionaria o controrivoluzionaria. Il gruppo operaio, spiega Marx, ha lottato per mandare innanzi la infingarda e vile borghesia di Germania, non per vivere con lei all'ombra di un nuovo stato di diritto, ma per procedere ben oltre: la chiusa è questa.
«Il risultato necessario di tutto questo intreccio non può essere altro che o la vittoria completa della controrivoluzione o una nuova rivoluzione vittoriosa».
Le droghe non si usavano ancora, ma sembra chiaro che il dottor Marx aveva confessato. Fu assolto.

Oggi
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Sicurezza dello Stato, difesa della legalità costituzionale, tribunali speciali, tribunali del popolo, corti per i criminali di guerra, tutto questo armamentario ammorba le atmosfere dall'alba all'occaso. In America processano i comunisti (e magari lo fossero!) seguitando ad elaborare il brillante istituto di diritto liberale secondo cui ogni opinione e organizzazione politica è ammessa, a meno che non vi sia in programma l'abbattimento del sistema statale in vigore. Al che gli stalinisti invece di rispondere che con questo si ritorna al puro legittimismo capitalista, perfettamente analogo a quello feudale di Federico di Prussia, reagiscono col dichiarare una calunnia il loro proposito di preparare la classe operaia alla lotta armata per la sua dittatura, che rivendicano la legalità e insorgerebbero, se mai, solo a difesa di questa contro la «provocazione» reazionaria. E di chi mai, in quel felice paese, dove non si dispone di uno straccio di Asburgo di Borbone o di Hohenzollern? Forse di Montezuma o di Bisonte Nero?

Nella grande Rivoluzione Russa il magnifico gruppo bolscevico marxista che ristabilì la linea della visione comunista nelle decisive polemiche sul terrorismo contro i rinnegati della nostra scuola, poiché appunto ebbe in sorte dalla storia di attuare a Leningrado e a Mosca quello che il giovane Marx tratteggiava per Colonia e per Berlino, ossia due rivoluzioni che incalzano alle reni due controrivoluzioni, dovette sorbirsi una nauseante eredità storica di giustizia rivoluzionaria e tribunali di popolo. Marxisti del calibro di un Lenin, di un Trotzky, di un Bucharin erano ansiosi di liquidare per sempre questa bassa paccottiglia letteraria e lo si vide anche nel famoso cosiddetto processo ai socialisti rivoluzionari passati alla opposizione e alla cospirazione contro il potere dei bolscevichi. Queste non sono pratiche per pseudo magistrati ma per comitati di azione della classe rivoluzionaria del potere rivoluzionario o - inorridite pure - del partito.

Quando il partito che conduce la lotta al potere proclama e teorizza senza infingimenti la dottrina storica della forza e dichiara senza ipocriti scandalismi che solo l'esito della lotta armata ha nella storia stabilito chi debba prendere il seggio di giudice chi di accusatore e chi lo scranno del re, annunzia l'uso della violenza non come una ritorsione ma come un mezzo di indispensabile iniziativa politica, e denunzia per sempre il riconoscimento di principii e di magistrati vecchi e nuovi neutri nel conflitto, solo allora si va verso una vittoria rivoluzionaria che oltre ad aprire la via ad una società nuova chiuderà la catena delle rappresaglie e delle vendette inutilmente e crudelmente sanguinarie. Questo il non dissimulato Terrorismo dei marxisti.

Oggi che tutti proclamano programmi di tolleranza, di libertà e di democrazia, vuoi parlamentare, vuoi popolare, vuoi progressiva, tutti si mostrano pronti a colpire spietatamente il vinto, anche ridotto all'impotenza; tutti processano condannano fucilano impiccano.

Qui si protesta perché quelli hanno condannato il cardinale, quelli stessi strillano per troppo lieve condanna al comandante fascista, insieme hanno plaudito le forche di Norimberga e di Tokio.

Tutti sono ferventi paladini di legalità da rispettare e indignati dei tradimenti all'ordine costituito dello Stato. Ma è Stato popolare e di diritto? E chi lo stabilisce? Ciò che è sicuro è solo che si tratta del potere di fatto, in quanto ha potuto catturare chi rompeva le scatole e metterlo in gabbia. Una giustificazione legale è alla portata di tutti. Siete marxisti? Vi piace per caso un marxismo che cambia ogni diecina di anni? Prendiamo un Engels del 1885, maturo, no?
«I partiti ufficiali rinfacciano al partito socialista di essere rivoluzionario, di non riconoscere il terreno legale creato nel 1866 e nel 1871, e che perciò si pone fuori del diritto comune. Ma che cosa è mai il terreno legale del 1866 se non un terreno rivoluzionario? Allora si ruppe il patto federale e si dichiarò guerra ai collegati. No; risponde Bismarck, furono gli altri a rompere il trattato federale. Al che si può rispondere che un partito rivoluzionario deve essere abbastanza balordo se esso non trova per ogni levata di scudi dei motivi giuridici per lo meno tanto plausibili quanto quelli di Bismarck nel 1866».

La borghesia seppe deflorare ogni legittimità, i falsi capi operai di oggi non blaterano di altro che di legalità. La discussione sul diritto di Francesco Giuseppe di Bismarck e dei socialisti tedeschi vale quella sulla legalità dei governi di Mussolini Badoglio o De Gasperi, degli ufficiali fascisti repubblichini o partigiani.

Di processo in processo e di caccia ai traditori in caccia ai traditori, la forza rivoluzionaria degli operai va alla rovina. Andiamo verso il processo alla volante rossa e la polemica si fa sulla tesi di libertà costituzionale e - ma udite! - di moralità sociale!

La classe operaia in Italia e negli altri paesi è battuta e tradita se non riesce a portare la sua battaglia fuori dalle graveolenti aule giudiziarie, se non rifiuta ogni magistrato sovrano e ogni giustizia che non sia quella che si farà colle sue mani.

Deve dichiarare di lottare contro e fuori della costituzione, degna quella italiana di oggi, più di ogni altra, della definizione del dottor Marx in quel discorso:
«questa astratta bagattella italica, il pezzo di carta».

lunedì 28 maggio 2007

Il dominio ed il sabotaggio

Nel 1796 Gracco Babeuf tentò di rovesciare il governo di Francia con la cosiddetta congiura degli eguali.Sognava una società libera dalla proprietà privata perchè, pensava, che in quel modo fosse possibile fondare una società "comunista" in cui gli uomini si sentissero "eguali".
All'epoca la nuova borghesia organizzava feste faraoniche, gli ideali della rivoluzione avevano lasciato spazio ad idee più pragmatiche ed il destino di Babeuf fu quello dei tanti rivoluzionari che si sono succeduti nella storia: perdere la scommessa e morire.
Quando nel 1804 Napoleone si fece incoronare imperatore, in poco tempo le libertà garantite dal codice civile furono annullate. Unica eccezione la proprietà privata.La chiesa francese nel 1806 pubblicò un catechismo imperiale che imponeva, come primo dovere di buon cristiano, la fedeltà all'imperatore.
La Rivoluzione aveva promosso i francesi al rango di cittadini.da quel momento tornarono ad essere sudditi.
la maggior parte della gente si adeguò a quello stato di cose.Barattò coscienza e libertà per un pò di pancia piena. La politica espansionistica garantiva maggiori ricchezze, il prezzo lo pagavano gli spagnoli e tutti gli altri popoli conquistati.
Se si prendono pezzi di storia, le frasi dei leader di quegli anni si costruisce un mosaico che riporta all'eterna lotta tra chi spinge all'estremo la rottura con uno status di cose consolidate e chi da questo si difende.
Gli strumenti sono sempre gli stessi.L'ambizione a cambiare le cose identica.La capacità del potere di resistere e di perpetuare il dominio con nuovi mezzi e nuovi complici non cambia nell'arco dei secoli.Che si tratti di un pezzo di terra, di un ruscello, di quello che la terra produce, di ciò che gli uomini danno e tolgono il punto di partenza è sempre lo stesso:chi ha diritto a governare e distribuire le risorse?Intorno a questo si costruiscono morali, ideologie,strumenti di dominio e di repressione, consenso ed alleanze, codici, regolamenti e leggi.Contro questo si costruisce il sabotaggio, da parte di chi non accetta e di chi non vuole subire.

domenica 27 maggio 2007

Il linguaggio violento

"Comunque la questione è molto semplice: devono essere aggregati i post in cui si descrive l'omicidio politico come forma legittima di lotta? Se la risposta è no, allora il post della Valent andava censurato"

Questo è quanto ha scritto un blogger commentando un post di Tisbe.
Il punto è quanto siamo disposti a tollerare e ad ascoltare discorsi sulla violenza e sull'omicidio politico.
E chi è legittimato a farli.
Josuè De Castro un giorno, parlando del suo continente, disse"IO, CHE HO RICEVUTO UN PREMIO INTERNAZIONALE PER LA PACE, PENSO CHE-DISGRAZIATAMENTE-PER L'AMERICA LATINA NON VI SIA ALTRA SOLUZIONE CHE LA VIOLENZA"
Il signor McNamara, quando era presidente della Banca Mondiale, affermò che il cervello dei poveri pensa in media il 25% in meno di quello dei ricchi. Sulla base di queste affermazioni si sviluppò una teoria di controllo delle nascite (o selezione delle stesse)che con calcoli matematici molto sofisticati dimostrò come ad un riduzione della fertilità del 50% (in un paese in via di sviluppo) corrispondeva un aumento del reddito pro capite del 40%.
Qualche giorno fa ci fu proposto un video in cui Craxi giustificava il terrorismo palestinese. Posso aggiungere che in funzione della proprietà transitiva anche quello politico.
Sui muri di La Paz, scrive Eduardo Galeano nel suo "le vene aperte dell'America Latina", comparve una scritta che diceva"per risolvere il problema della povertà e della violenza uccidete i poveri"
Dentro Kilombo c'è chi ha l'ambizione di dare forma "consentita" a ciò che per antonomasia non può averne, il linguaggio ed il significato delle cose.
Un peloso perbenismo che dovrebbe andare fino in fondo sempre.
Chi è che stabilisce la gerarchia della violenza nelle espressioni?
Anche io ne vorrei vedere molti "morire ammazzati" come nel miglior gergo popolare.Come Dacia.
E allora? Facciamo il pelo alle intenzioni?
A voler essere così non rimane che guardarsi allo specchio e declamare alla luna. Si corrono meno rischi.
Il 15 di Maggio correva l'anniversario del "suicidio" di Ulrike Mainhof.Io la ricordo anche perchè non ho ancora ben capito la differenza con il Che.

venerdì 25 maggio 2007

Ipocriti

Montezemolo vuole dare lezioni un pò a tutti. Uno che porta a casa settemilionidieuro all'anno senza aver mai lavorato per me merita di governare questo paese.
Sono sicuro che troveranno spazio, presso la sua consorteria di potere, i vari Fassino, Rutelli e Bersani .
Volete mettere questi cavalli di razza?
Monti appartiene per lignaggio e storia alla grande famiglia Fiat.
Quell'azienda contro la quale si ruppero le corna gli operai durante i lontani 37 giorni di sciopero (1980) contro i 23.000 licenziamenti annunciati.
Alla fine di quel periodo 28.000 lavoratori furono messi in cassa integrazione a zero ore. Di questi 167 si suicidarono per la depressione e molti altri ricorsero ai servizi di igiene mentale.
Quasi nessuno tornò in fabbrica.
Alla stessa azienda furono addebitate 357.077 schedature tra gli anni 1949 e 1971(processo sulle schedature).
Gente con l'anima candida questi signori.
Durante gli scioperi del 1980 Fassino governava il PCI a Torino. Secondo i dirigenti di quel partito l'accordo, che portava alla sconfitta di un'intera classe, doveva essere siglato a tutti i costi.Per qualcuno di loro gli operai costituivano un problema di ordine pubblico.
Quell'accordo fu stilato direttamente da Romiti su invito di Luciano Lama. "Cosi' facciamo prima" disse il segretario generale della CGIL.
Se guardate indietro e cercate i nomi di chi era classe dirigente, troverete come i padri hanno passato il testimone ai figli. Quasi sempre gli stessi protagonisti della nostra storia.
Credete ancora alle favole quando qualcuno di quelli si alza e dice "c'è bisogno di una politica nuova e di una nuova classe dirigente"

giovedì 17 maggio 2007

Storie di militanza - Napoli 2

Bertinotti ha detto di non esagerare

Il compagno, dopo profonde riflessioni ascetiche, ha detto che la democrazia ha un costo e che, però, non bisogna esagerare (non deve essere esorbitante, le sue parole).
Potremmo suggerirgli di pubblicare qualche altro (inutile) libro e, con i ricavi di quello, pagare lo stipendio ai mestieranti del suo partito. O di ospitarli nella sua splendida casa, di proprietà di un ente previdenziale (o sbaglio?)dove paga ad equo canone, per risolvere almeno un paio di casi di caro affitto.
Intanto abbiamo uno dei pochi record difficilmente battibile,
CINQUECENTOSETTANTAQUATTROMILADUECENTOQUINDICI auto blu, contro le 73.000 degli USA che hanno sei volte gli abitanti dell'Italia. Ci risparmiamo l'analisi dei costi di mantenimento ed i danni causati all'ambiente (mezza finanziaria solo per la prima cosa ed 11,4 milioni di metri cubi d'acqua solo per pulirle).
Durante il periodo della rivoluzione francese, il terzo stato (il 98% della popolazione) si ruppe le balle dei privilegi di clero ed aristocrazia. Loro pagavano le tasse e, con quelle, oltre che mantenere una corte di privilegiati, sovvenzionarono una campagna militare a sostegno delle colonie americane in lotta contro l'Inghilterra.Il primo esempio di esportazione della democrazia da parte di un potere che, a casa sua, faceva valere il principio dell'assolutismo .Un pò di "borghesi" ed "aristocratici" illuminati, in verità, si sarebbero accontentati di una riforma delle modalità di rappresentanza con il passaggio dalla monarchia assoluta a quella parlamentare. I "sanculotti" no.Loro andavano in giro con un cappello rosso ed una coccarda con l'effige dei colori della bandiera francese. Rappresentavano una classe di persone senza nulla, nè di tipo materiale nè di tipo formale. La faccenda si fece complicata, le riforme diventarono "radicali" e volarono un pò di teste oltre che di privilegi.
La borghesia giocò bene le sue carte e, da una repubblica di eguali, si passò ad una repubblica di "eguali sulla carta" ma profondamente "diseguali" nella sostanza.La proprietà privata fu garantita e difesa da norme molto efficaci.Norme fatte per proteggere grandi patrimoni piuttosto che il possesso di quello che ti serve per vivere dignitosamente.
Anche allora l'informazione giocava un ruolo, limitato ma efficace. 100.000 libri furono distribuiti per evidenziare come venivano spesi i soldi delle tasse, pagate dal "popolo", e chi di quelli si arricchiva.
Una classe dirigente fu spazzata via. Fu buttato un seme di speranza, anche se con modi e forme che videro lo scatenarsi di una violenza cieca e bruta. Capita sempre così con le rivoluzioni.
Oggi godiamo di un sistema parlamentare "democratico". In cui i rappresentanti del popolo vengono scelti dai partiti. I partiti nominano loro uomini nei consigli di amministrazione che gestiscono vari aspetti della cosa pubblica. In questi consigli d'amministrazione si incontrano con altri consiglieri espressione della società civile. quella parte di società civile che ha soldi e potere, non tutta la società civile.Un reticolo di relazioni e frequentazioni che forma una formidabile rete di resistenza a qualsiasi ipotesi di cambiamento reale nel paese. Un paese in cui i "sanculotti" non hanno rappresentanza. Un paese in cui vale il principio di una democrazia che costa e che deve costare. Purchè non esageri troppo e faccia in modo che "quelli" non se ne accorgano.

martedì 15 maggio 2007

Giordano tra gli operai e le poltrone in Piemonte

I compagni Giordano e Ferrero si sono presentati di fronte ai cancelli della Fiat. Volevano rendersi conto del sentire degli azionisti di riferimento del loro partito.
Coerentemente con il loro status attuale, l'abbigliamento era costituito da giacca e cravatta, l'optional l'auto Thesis Blu che si utilizza anche a Roma. Giusto per non prenderci per il culo.
Cosa si aspettassero da questa visita non si sa.
Quello che hanno raccolto, nell'ordine, sono richieste di "restituzione del TFR, scippato", "non fare scherzi sulla pensione e abolizione dello scalone","una dignitosa e coerente uscita dal governo, se non sono in grado di raggiungere dei risultati che giustifichino la fiducia accordata ".
Altre questioncelle hanno riguardato "la gestione dell'affare Turigliatto" e "la posizione non coerente sulla questione Afghanistan".
Probabilmente gli operai Fiat sono persone troppo semplici e con categorie di pensiero troppo nette per capire le sottigliezze e la complessità della politica.
Fanno fatica a capire come mai, un corpo sociale che pesa per un terzo della forza lavoro, non disponga di una capacità di rappresentanza efficace.
Sono abituati a fare i conti con il loro magro salario, vedono i loro figli inseguire modelli sociali difficilmente raggiungibili ma che, nel concreto, servono solo a farli sentire più soli e distanti dal resto della società.
Non riescono a trovare il modo di ricostruire valori identitari di classe con tutti quelli che vivono da precari la questione del lavoro, e da "nuovi poveri" quella del salario .
In questo non gli aiuta nè il partito nè il sindacato che, al contrario, persegue scambi tra flessibilità e mance salariali, diritti e ritirate sugli stessi.
Vedono un rimasuglio di intellettuali perdere il loro prezioso tempo a fare schermaglie ideologiche su come fare crescere il PIL e la competitività del paese, piuttosto che di debito pubblico e d'interessi sulla spesa.
La loro economia parte dalle loro condizioni materiali. Dal reddito disponibile e dal come la ricchezza viene distribuita.
Agli stessi operai capita di aprire il giornale (quello che una volta chiamavano LA BUGIARDA") e leggere che gli enti pubblici sono nelle mani dei" collezionisti di poltrone "
Uno di questi, tal Jona Celesia di 71 anni, ha un record di 72 incarichi, inseguito da certo dott. Risoli con 50.
Guardano alla società ed alla sua struttura piramidale, al come la politica ha creato, di fatto, una classe di persone autoreferenziali. Gestori di un potere fatto da cordate di amici degli amici. Dove, anche se esprimi posizioni radicali, risulta difficile non essere accecati dalle sirene che ti danzano attorno. Specie se rinunci al rapporto quotidiano con la tua classe di riferimento e ti rifugi dietro i finestrini di una Lancia Thesis.
Cosa vogliamo comunicare a queste persone e come?
Io suggerisco qualche accorgimento di tipo mediatico.
Annunciare che un segretario di partito rimane in carica al massimo per due congressi e poi torna a fare militanza. Il fine? consentire una rotazione della classe dirigente.Che un deputato di quella coalizione non frequenterà il palazzo per più di una legislatura.Farei l'elenco dei consiglieri di amministrazione distribuiti tra le varie società e quanto sono della mia parte politica, le motivazioni ed i compensi oltre che i risultati del lavoro svolto.
Chiederei ad un segretario confederale di tornare a lavorare a fine mandato.
Rinforzerei i rappresentanti di fabbrica, o del luogo di lavoro, e rinuncerei a qualche centinaio di funzionari che del sindacato hanno fatto un business.
Inizierei a chiedere quanti dei figli dei soliti noti hanno esperienza di call center e quanti partecipano a concorsi pubblici.
Inizierei, in sostanza, una battaglia di trasparenza e civiltà. Un modo di marcare il terreno e le differenze. Probabilmente, allora, ci risulterà più facile comunicare e farci ascoltare.