martedì 2 marzo 2010

La fiducia nello sterco del diavolo (la moneta) e nei suoi guardiani

Fabrizio Galimberti ha scritto un libro che si intitola "L'economia spiegata a un figlio".
In un capitolo intitolato "le quattro rivoluzioni" affronta e descrive la prima di queste: la rivoluzione finanziaria.
In particolare e dopo avere esplorato e spiegato il concetto di "circolante" in rapporto alle transazioni economiche, fa un breve excursus storico sui fatti che lentamente portarono la finanza dentro l'economia facendone uno degli elementi di sviluppo.

Il primo riferimento a cui si rifà è quello della creazione della banca "Palmstruck" :

Nella Svezia del XVII secolo la valuta, ricca di rame ma povera d’oro era anche rappresentata da lastre di rame pesanti fino a 15 chili. Johan Palmstruck ricevette dal Re di Svezia l’assenso a fondare una banca per alleviare la circolazione monetaria, stampando banconote che potessero essere rappresentative anche della moneta metallica sottostante.

All’inizio le cose andarono bene ma successivamente il Banco incominciò ad emettere più “moneta di carta” di quanto fosse permesso dalle riserve metalliche (oro, argento e rame) e la banca fallì.

fonte:http://icebergfinanza.splinder.com


La custodia degli averi e del denaro è una prassi antichissima, i Sumeri e i Babilonesi lo facevano fare dai sacerdoti del tempio.
I Greci li chiamavano "trapeziti", dal termine "trapeza", il banco dietro il quale esercitavano la loro attività di cambiavalute, riscossori di tasse e prestatori di moneta. I romani argentari.
Nel Medioevo comparvero le lettere di credito, che oltre che risolvere un problema di sicurezza,sancivano una sorta di rapporto "fiduciario" tra garante, debitore e terzo.
E', pero', a decorrere dal 600 che questo sistema in modo massiccio si ando' affermando con l'istituzione della prima e vera banca d'emissione: la Banca d'Inghilterra.

Questo istituto fu il primo a violare la regola seconda la quale le banconote dovevano essere garantite dall'oro e dall'argento presente nei propri forzieri. Regola con la quale le banche private avevano operato.
Quando la banca d'Inghilterra fu istituita il suo capitale fu creato grazie a investitori privati, questo capitale in gran parte fu prestato al re tramite un'obbligazione della durata di 11 anni ad un tasso dell'11% .
In questo modo oro e moneta furono immessi sul mercato, spesi per finanziare guerre, costruire navi e pagare soldati. In qualche modo questo moltiplicatore lubrifico' le leve economiche dando adido alla percezione che la moneta, in quanto tale, non aveva un valore intrinseco ma che questo risiedeva da qualche altra parte.

Fermiamo qui il contributo storico dato da Garimberti, che ho riassunto, e veniamo all'oggi.
Il lubrificante economico finanziario, oggi, vive una vita propria che sembra disgiunta da qualsiasi relazione con l'economia del manufatto o del servizio prodotto per la comunità o il mercato. Nonostante le crisi sistemiche a cui assistiamo da tempo, sembra difficile rinunciare all'idea di produrre soldi e quindi ricchezza con strumenti che non devono passare dalle forche caudine dell'economia reale.

Di questa cosa è permeato il mondo di "quelli che contano" nell'economia. Se prendete una qualsiasi famiglia "capitalista" potrete osservare come la galassia delle società che costituiscono l'oggetto dei loro interessi attraversa trasversalmente aree di business sia di tipo industriale, che di servizio, che finanziario.
Il peso di quest'ultimo elemento, e le logiche che lo sottendono, ha sparigliato il modo in cui si pensa al come produrre valore e secondo quali tempi.

La leva finanziaria come elemento di ricerca di un tasso di profitto elevato da conseguire nel più breve tempo possibile è oggi l'elemento destabilizzante del sistema economico capitalista.
In parte (preponderante) perché si fonda su quell'imponderabile "fiducia" che se nell'invenzione della lettera di credito poteva avere un suo referente "tangibile" nell'impresa del soggetto a cui si prestava fiducia, oggi muove su meccanismi che hanno la pretesa di essere altro rispetto ai soggetti che si muovono, relazionano, producono e vivono nella società.

Se un tempo il "capitalista" manifatturiero aveva poco interesse alle sorti del suo "produttore" schiacciandone le condizioni di vita pur avendolo davanti nell'immagine concreta della sua condizione, immaginate cosa può accadere nella testa di uno che muove i propri interessi e la propria percezione del reale guardando un monitor in cui si contrattano "valori" futuri di materie prime che ancora devono essere "prodotte".
O di gente che tratta il valore di un'obbligazione statale in funzione del rischio paese.
Però tutto questo sistema, che produce manufatti e servizi, "garanzie" e prestiti così come obbligazioni e valori futuri su cui giocare, si fonda secondo lor signori su un elemento psicologico imponderabile come è quello della fiducia.
E' pensabile che la "fiducia" non sia la sintesi della somma di milioni di vite concretamente spese nella fatica di vivere tutti i giorni? Che non sia agganciata alle loro condizioni materiali che si producono?

In questo percorso tortuoso la moneta ha perso la sua identità e la sua funzione antica, se non lo avesse fatto non ci sarebbero stati i cambiamenti epocali che ci fanno compagnia da circa 400 anni. E' diventata altro e in questo diventare altro c'è quell'elemento destabilizzante del sistema con cui ci confronteremo nei prossimi anni. Verrebbe da pensare che laddove non è riuscita ancora la razionalità del vecchio Marx a convincere gli uomini a cercare altre strade su come organizzarsi collettivamente ci riesca la fine di un mondo virtuale come è quello finanziario.

contributi e fonti:
http://icebergfinanza.splinder.com/tag/massa+monetaria+m3
http://www.fondionline.it/indicecms.php?idpagina=art&idart=29273
http://www.fondionline.it/indicecms.php?idpagina=art&idart=29124



http://www.youtube.com/watch?v=xJ38ZmGnaT8&feature=player_embedded






sabato 27 febbraio 2010

Il denaro, lo sterco del diavolo

Quando l'uomo "invento'" il denaro penso' di aver trovato un modo comodo per evitare tutta quella rottuta di balle a cui lo costringeva il "barattare" le sue cose con quelle di qualcuno.
Il pensare a cosa portare dietro da scambiare che fosse utile a un altro doveva essere una roba da mal di testa. E poi come determinare il "valore" del tuo prodotto in rapporto a quello fatto da qualcun altro? La fatica? Il tempo passato intorno all'attrezzo? L'ingegno?
Quando quella robetta di metallo prezioso inizio' a riempire le tasche dei nostri eroi il mondo sembro' più facile da affrontare.

La moneta assumeva una funzione terza rispetto a due "oggetti" e in qualche modo ne cristallizzava il valore nella prassi faticosa di una contrattazione che, in quel modo, non aveva il problema di misurare il valore a cui scambiare due "manufatti" quanto quella di determinare il valore di quell'oggetto di contrattazione, e solo di quello.

Il compratore, forse, valutava quanto era nelle sue possibilità e in funzione di ciò decideva cosa fosse per lui prioritario e più utile. Il venditore misurava la sua fatica, il tempo e di quanto quel denaro doveva "remunerare" quello sforzo per permettergli di usarne una parte per sé e il proprio sostentamento e il resto per migliorare la sua condizione e accumulare altro "capitale".

Processo lungo e complesso in cui il commercio delle eccedenze prodotte e la velocità in cui il circuito moneta/merce perpetuava la propria produzione di maggior valore innescava meccanismi moltiplicatori sia delle merci che dei capitali che della fatica spesa per produrli.

Meccanismo moltiplicatore anche di beni e dilatatore delle dimensioni del mercato cosi' come di masse di uomini che nel tempo avrebbero perso il rapporto diretto e creativo con il proprio manufatto per diventare solo una fattore parcellizzato legato alla contabilità economica e ad un bilancio.

La moneta in sé conteneva già l'inganno su cui il sistema si consolidò nel tempo. Quando la quantità d'oro (o d'argento) con cui le monete venivano prodotte fu ridotto nel tempo, in modo truffaldino a causa della difficoltà di trovare quei metalli, in qualche modo si accettò l'idea che, in realtà, il valore del denaro in quanto strumento di scambio e a ciò legato non esisteva. In fondo si trattava di una convenzione a cui era connessa l'idea che quell'inganno (e la sua moltiplicazione "infinita") bisognava salvaguardarlo.
Sarebbe lunga e faticosa una narrazione sulla storia del denaro e di come il "capitale", quella cosa in funzione della quale tutto si muove, abbia mutato la sua natura diventando sempre più qualcosa d'impercettibile e legato in misura parziale a "manufatti" e beni tangibili.

Ci interessa, però, cercare di capire qual'è il punto di rottura di quest'elastico virtuale. Perché da quello dipenderà una parte di cio' che saremo nel futuro e di come organizzeremo le nostre relazioni. Facciamo per questo un percorso in tre tappe, la prima passa da un libro del quale nel video vi leggo qualche brano. Per le altre vi diro'.
http://www.youtube.com/watch?v=2hcpk74eWjs



L'inquinamento del Lambro

mostra dettagli 10.20 (1 ora fa)
L'inquinamento del Lambro e' un gravissimo atto di terrorismo ecologico strumento di una gigantesca speculazione immobiliare: quasi 200mila metri quadri di superfici, piste ciclabili ed edifici paradossalmente "ecosostenibili" erano previsti sui terreni della Lombarda Petroli, l´ex raffineria di Villasanta a Monza, da cui qualcuno, nella notte tra lunedì e martedì, ha fatto uscire gli ottomila metri cubi di petrolio che hanno avvelenato il Lambro per poi riversarsi nel Po. Su quell´impianto, e sui terreni che lo circondano, dovrebbero sorgere appartamenti, negozi, capannoni industriali, un grande centro direzionale (http://www.addamiano.net/ita/progetti/progetti_scheda.php?kp=3). A due passi dal Parco di Monza, dal golf Club di Monza, questa e' soprattutto un'area che si rivalutera' ulteriormente per la sua prossimita' alla costruenda Pedemontana Lombarda che si intersechera' con l'autostrada A51, o tangenziale Est di Milano, che è una tangenziale autostradale della città di Milano nella sua zona est, gestita dalla Milano Serravalle - Milano Tangenziali.

Lo sversamento criminale di milioni di litri di petrolio nelle acqua del Lambro, fino a coinvolgere tutto il bacino del Po, e' dunque un atto di guerra di chi specula sul valore di aree edificabili contro un patrimonio comune chiamato Terra e conto beni comuni come lAcqua e la Salute, delitto da denunciare con fermezza.

La logica di rendere "da risanare in emergenza" aree devastate da inquinamento industriale prima e doloso poi e' la stessa che sottende quella con cui in molte parti del Paese una certa classe imprenditrice divoratrice, in associazione con finanza e politici corrotti, tutti collusi con le varie mafie e 'ndranghete locali, ha voluto ed intende "ricostruire in emergenza" il Paese. La stessa messa in campo dove il terremoto dell'Aquila ha distrutto intere citta' o dove "l'emergenza" di normali eventi sportivi come i Mondiali di Nuoto a Roma o di ricorrenze politiche come il G8 della Maddalena-L'Aquila ha imposto appalti truccati o iperfatturati. La stessa che investe i milioni di euro di Fastweb truffati allo Stato in centinaia di case, ville e palazzi.

Ma la vicenda del Lambro nero di petrolio e' la rappresentazione piu' chiara ed evidente di come l'Acqua sia diventata uno strumento chiave nelle mani della speculazione edilizia, che, avanzando con ondate successive di colate di cemento, consuma voracemente il Territorio in un Paese dove ormai sono 1.200.000 gli appartamenti sfitti e dove invece e' totalmente ferma l'edilizia popolare a fronte di un bisogno disperato di milioni di italiani a basso reddito senza casa o sotto il ricatto di mutui dagli interessi astronomici.

A Zingonia invece si taglia l'acqua tout court a decine di famiglie, regolari proprietarie di alloggi popolari, che hanno la sola enorme colpa di vivere su terreni che, anche qui, ancora una volta sono diventati estremamente appetibili per la speculazione nell'ottica dell'ennesimo "progetto di miglioramento urbanistico" che consiste semplicemente nell'espellere, assetandoli, i poveri, in gran parte immigrati, per far entrare i ricchi. Anche qui si tratta di un' area di enorme interesse immobiliare perche' strategica, essendo contigua al costruendo asse di "Interconnessione Pedemontana Bre-Be-Mi", con progetto e lavori della "Autostrade Lombarde SpA" tra i cui soci e' ancora una volta presente la "Milano Serravalle - Milano Tangenziali SpA" .

Distruggere la qualita' dell'acqua e la salute di un intero territorio nell'area del Lambro o negarne il diritto della quantita' minima vitale e la salute a Zingonia sono le due facce della medesima moneta che potere, denaro e razzismo utilizzano contro i piu' deboli e contro la Terra che ci ospita. Una moneta che ha sempre e dovunque l'odore del cemento. Una moneta che, insieme al Territorio, distrugge la democrazia e la convivenza civile delle popolazioni che lo abitano.

Contro questa follia devastatrice dobbiamo ribellarci e rifiutare che passi nel silenzio denunciandola ad alta voc nelle sue logiche perverse e avanzando una semplice richiesta: ovunque si compiano atti di ecoterrorismo a fini di speculazione, quel territorio, come gia' avviene per gli incendi dolosi, venga vincolato e dichiarato non edificabile per almeno dieci anni. Si inauguri inoltre il catasto delle aree inquinate.

L'istituzione del catasto per i terreni incendiati ai sensi della legge 353/2000 (Legge quadro in materia in incendi boschivi) prevede infatti il divieto assoluto di edificazione su queste aree per i successivi dieci anni al verificarsi dell'incendio. Affinché tale previsione possa essere attuata, la stessa norma prevede che i Comuni censiscano, attraverso la tenuta di un apposito catasto, tutti i terreni che sono stati o che vengono incendiati. È del tutto evidente che se ciò non avviene, con il trascorrere del tempo, si può verificare che questi suoli cambino di destinazione.

Data la gravita' simbolica di quanto avvenuto in Lombardia chiediamo inoltre che tutta l'area dell´ex raffineria di Villasanta a Monza sia oggetto di un Piano di recupero che preveda l’obbligo della bonifica ambientale a cura del soggetto che ha causato l’inquinamento; se tale soggetto non provvede si dovra' sviluppare un percorso di sostituzione dell’inadempiente con contestuale confisca del terreno inquinato, secondo il principio “chi inquina paga”.

L'ex-raffineria di Villasanta diventi un parco pubblico dedicato all'Acqua.

Difendiamo il diritto all'acqua pubblica e di ottima qualita', difendiamo il diritto alla casa per tutti, no al consumo del territorio, no al terrorismo ambientale della speculazione edilizia.

Chiedo a Medicina Democrartica di prendere posizione formale su questa vicenda suggerendo l'opportunita' di scrivere un comunicato congiunto con il Forum dei Movimenti per l'Acqua.


Antonio Valassina

venerdì 26 febbraio 2010

La cultura d'impresa

giovedì 25 febbraio 2010

Chi è il terrorista?

martedì 23 febbraio 2010

Radio Black Out, spegni la censura




Sovversivi in galera a Torino

Ieri notte si sono dati un gran daffare i poliziotti. Hanno effettuato decine di perquisizioni nelle case di compagni che, secondo la questura, sono soggetti pericolosi ed appartenenti a quella fantomatica area ribattezzata "anarco-insurrezionalista".
Il magistrato che più di altri si impegna in questa meritoria opera di repressione è il dottor Caselli, piddino. Lo stesso che cautelativamente mise in galera, per qualche giorno, una serie di "irriducibili contestatori" prima del G8 dell'Aquila.
Come ai tempi del Duce.
Accade che in questa città l'antagonismo da molto tempo fa sentire la sua voce.
Ed è una voce che non piace. Una voce che è fuori da coro e che attua una serie di modalità di contestazione del sistema utilizzando azioni a dir poco "creative".
Tra le cose che si contestano c'è l'irruzione al Cambio (ristorante per ricchi rampolli) con il versamento di qualche chilo di merda sul pavimento, ci sono le visite alle sezioni leghiste (visite in cui si sono limitati a distribuire volantini e a fare incazzare qualche nerboruto pensionato in camicia verde) , c'è la visita alla sede della Bresso (quella con servizio d'ordine fornito da una s.r.l che utilizza l'ex servizio d'ordine del PD), ci sono una serie di occupazioni e di muri imbrattati.
Infine c'è la meritoria azione di contestazione nei confronti di quei lager istituzionalizzati a suo tempo dall'attuale presidente della Repubblica, i CIE. Insomma roba pericolosissima per cortigiani abituati a strisciare.
A questi compagni va tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno. In un'epoca di pupari, gerontocrazia e mignotte che fanno status questa gente ci riscalda il cuore.



lunedì 22 febbraio 2010

La storia di Valerio raccontata da sua madre Carla

Nel febbraio del 2005 sono stati 25 anni che Valerio non c’è più, e sono cominciate le interviste. Si sono ricordati di ciò che avvenne il 22 febbraio 1980. Tutto cominciò con una telefonata dell’ANSA che mi chiese cosa ne pensavo della famiglia Mattei (avevano perso due figli nell’incendio della loro casa) che avrebbe voluto sapere la verità sull’uccisione dei loro figli; naturalmente risposi che erano nel loro pieno diritto e che anche io vorrei sapere chi uccise Valerio. Il giornalista dell’ansa mi disse: “Ma lei è di un altro colore politico”, ed io risposi che di fronte all’uccisione dei figli e di giovani non esiste nessun colore. Il giorno dopo i giornali riportarono ciò che dissi, e mi telefonò il dr. Bruno Vespa per invitarmi a Porta a Porta; gli risposi che non sarei andata in studio, se voleva poteva mandarmi i suoi operatori a casa. Credevo si rifiutasse, invece mandò tutta la squadra ad intervistarmi e poi trasmisero tutto a “Porta a Porta”. In seguito ci furono altre richieste di TV e tutti mandarono i loro inviati ad intervistarmi a casa. Teleroma 56 fu la migliore; poi Dossier storie, Terra, Cominciamo bene, Uno mattina, Blu notte, L’Incudine, solo Costanzo rifiutò e non mi importò niente perché mi è proprio antipatico. Poi ci furono i giornalisti dei giornali. Un giorno mi telefonò la segretaria del presidente dell’11ma circoscrizione di Roma che chiedeva un colloquio. Lo ricevetti, una persona squisita e sinceramente sembrava interessato alla storia di Valerio; da quel giorno si sono mosse altre persone. Venne il sindaco Veltroni con un codazzo di giornalisti, venne il presidente della mia circoscrizione dr. Salducco.

Il giorno dell’anniversario dei 25 anni ci furono tanti amici di Valerio e altri alla manifestazione che tutti gli anni facevano, ma quell’anno fu più imponente. I ragazzi fecero anche un murales con il viso di Valerio, ma nella nottata i fascisti lo cancellarono, ricevendo critiche da tutte le parti; ma ormai era distrutto. Il 25 Febbraio dello stesso anno, giorno del suo compleanno, Veltroni ha intitolato viale Valerio Verbano nel Parco delle Valli: è stata una bella cerimonia alla quale è intervenuto anche il papà di Valter Rossi, altro compagno ucciso, ma chi mi ha fatto veramente piacere vedere è stato il dr. Andreassi, ora prefetto.

Il sindaco mi ha messo a disposizione un avvocato, il senatore Calvi. Speriamo che riesca a fare qualche cosa. Poco tempo fa mi chiamarono nuovamente in tribunale, per farmi vedere delle foto, ma erano quasi tutte vecchie, gente che avevo già visto, e alcune non mi dicevano proprio niente. Meno male che si danno ancora da fare, questo mi consola. L’avvocato mi ha detto che ci sono delle speranze, e io spero.

Ora torno indietro di parecchi anni, nel 1979.
Valerio un pomeriggio andò con altri compagni in campagna a sparare dei pedardi fabbricati da loro, ma una pattuglia della polizia (o una spiata) li intercettò e fermò tutti quanti, solo che l’unico maggiorenne era Valerio che aveva compiuto i 18 anni due mesi prima; lo portarono a Regina Coeli, gli altri a Casal del Marmo. Mio marito ed io eravamo fuori e quando tornai a casa da sola, mentre mi stavo cambiando gli abiti, sentii suonare: aprii la porta e mi trovai di fronte alla polizia, si presentarono e mi dissero cosa era accaduto,un colpo per me, mai avrei immaginato che mio figlio potesse fare una cosa del genere; con il mandato di perquisizione che avevano, cominciarono a cercare nei cassetti, trovarono foto un dossier (il famoso DOSSIER) e per giunta una pistola. Quando la vidi mi sentii gelare, da dove sbucava? Non l’avevo mai vista. Fatto il loro lavoro se ne andarono ed io rimasi in attesa di mio marito; come raccontargli cosa era accaduto? Infatti come rimase non so descriverlo.
Vennero degli amici che avevano sentito la notizia alla radio, dalla quale avevano sentito descrivere mio figlio come un fabbricante di bombe. Prendemmo un avvocato, ma purtroppo mio figlio fu condannato a sette mesi con la condizionale. Cominciò l’odissea avanti e indietro fra avvocati e carcere per i colloqui; poi mio marito, una notte, si sentì male e lo portai al Policlinico Gemelli.

Ero rimasta sola a dover gestire tutto, lui non mangiava il cibo dell’ospedale e i medici mi fecero un permesso per portarglielo da casa. Era un viaggio andare al Gemelli ma io tutti i giorni ci andavo lo stesso, questo per 35 giorni; in più dovevo gestire il problema di fare, una volta alla settimana, i pacchi di cibo per Valerio: meno male che mi aiutavano le sue amiche compresa Manuela, ma credetemi, non auguro a nessuno quello che ho passato in quel periodo. Finalmente il processo d’appello, e ad ottobre Valerio uscì: andai a prenderlo e non vi dico la gioia che provai a poter vedere il mio ragazzo fuori di lì. Era finito l’incubo.
Mio marito stava meglio, ma gli avevano riscontrato un’epatite, diabete e ipertensione, perciò si doveva curare; speravamo che tutto fosse finito, sbagliavamo.

Un giorno Valerio era con Manuela, quando lo chiamarono perché c’era in corso una rissa a piazza Annibaliano, tra fascisti e autonomi. Lui andò e non ho mai saputo da chi ebbe un coltello; morale della favola: per difendere il suo amico Massimo diede una coltellata ad uno e lui si prese una martellata in petto. Noi abbiamo saputo questo dopo la sua uccisione, quella sera non venne a casa perché lo portarono da un medico, e telefonò dicendo che stava a casa di un amico; era vero però ci nascose il fatto, non voleva farci sapere cosa era successo. In quella occasione Valerio perse una borsa (che era mia) con dentro il documento di identità, così i fascisti seppero chi era. Quando venne a casa la mattina dopo non ci disse niente e tutto continuò come prima: andava a scuola, venivano i suoi amici di sempre, compresa Manuela; sembrava tutto tranquillo. Fino a quel maledetto 22 febbraio 1980.

Valerio è morto e il segreto è lì con lui. Ci furono i funerali il 25 febbraio, giorno del suo compleanno in cui avrebbe compiuto 19 anni: ma si può morire in quella maniera a 19 anni? È assurdo, nel fiore della gioventù! Io non posso pensare che i suoi assassini vivano ancora, magari hanno famiglia, dei figli: come fanno a vivere tranquilli, a guardarli in volto? Durante i funerali ci furono tafferugli con gas lacrimogeni anche dentro il cimitero; tanta gente era venuta anche da fuori Roma. Ci accompagnarono al loculo che avevano assegnato a Valerio in un palazzone ed io scelsi il loculo in alto: mi sembrava il meglio.
Tornammo a casa in uno stato di disgusto per come si era comportata la polizia e sempre più distrutti per aver perso nostro figlio in quella maniera.

Cominciarono dal giorno dopo ad invitarci ad andare alla Digos per farci vedere delle foto di fascisti : speravamo e speravano di poter riconoscere quello che avevo visto io, ma era stato un attimo. Provai a descriverlo: era molto somigliante ad un amico di Valerio, certo non era lui, ma era sul tipo suo; poi anche in tribunale quando vi erano dei processi di militanti di destra, ma nessuno gli somigliava.
Passava il tempo, ci erano vicini i compagni di Valerio, Manuela che era la sua ragazza, ci aiutavano a sopportare questa tragedia immensa. Nessuno delle autorità ci venne a trovare, non ci mandarono nessuno psicologo per aiutarci a trovare un poco di serenità, cosa che hanno fatto invece con le famiglie che avevano perso i figli fascisti: loro erano di serie A, e noi di quale serie? Serie da lasciare soli.
Ci aiutammo a vicenda mio marito ed io, solo che, più forte di carattere, non sono mai riuscita a piangere, cosa che invece mio marito faceva spesso. Ho pagato dopo questa mia durezza con un bel cancro all’intestino; sono colostomizzata, sapete cosa significa? Significa vivere fino alla morte con la deviazione del retto sull’addome; un bell,impiccio, che io sopporto perché dopo la morte di mio figlio tutto è niente in confronto.

Nel 1988 mio marito si è ammalato ed è morto di cirrosi epatica, una epatite trascurata se lo è portato via. Altro dolore, diverso da quello di mio figlio, ma pur sempre grande, anche perché mio marito era molto buono, adorabile, una persona che mi ha aiutato nei momenti peggiori anche a superare la mia invalidità. Ora sono sola e sto aspettando la fine, però, prima di andarmene vorrei sapere chi è stato.

fonte: Carla Verbano

A pugno chiuso Valerio

Ricordiamo Valerio Verbano


Leggendo i giornali di oggi abbiamo capito che il sindaco Alemanno ha le idee un po’ confuse. Ieri sera, in un impeto (non richiesto) di “pacificazione”, ha proposto l’intitolazione di una via a Valerio Verbano. Peccato che la strada già esiste, si trova nel parco delle Valli, inaugurata qualche anno fa da Veltroni.

Carla Verbano, la mamma di Valerio, sorvolando sulla gaffe imbarazzante, ha chiesto invece al sindaco di utilizzare il suo ruolo istituzionale e la sua storia politica per riaprire il processo e individuare i responsabili dell’omicidio.

A distanza di poche ore, nella notte, i soliti coraggiosi con la muffa in testa e il coltello in tasca hanno imbrattato i murales, nel quartiere Tufello, accanto alla Palestra popolare dedicata proprio a Valerio.

La cosa interessante è che, pochi metri dalle scritte, sono stati attacchinati i manifesti di Casa Italia Colle Verde, una delle sedi dei fascisti di Casa Pound, formazione che sostiene ufficialmente la candidatura alle elezioni regionali del vice coordinatore del Pdl di Roma, Luca Malcotti.

Una provocazione grave che segnala ancora una volta in maniera esplicita la connessione politica tra fascisti e destra di governo, non solo nella nostra città ma anche nella coalizione che sostiene la candidatura di Renata Polverini.

Inutile dire che questi episodi non ci fanno paura, anzi ci danno più forza nella costruzione dei percorsi culturali, sociali e politici che mantengono viva la storia antifascista di Valerio.

Tra pochi giorni partiranno le tante iniziative previste per il trentennale dell’assassinio, tra cui, il 18 febbraio la presentazione del libro di Carla Verbano, il 20 il corteo e il concerto a piazza Sempione, il 22 l’assemblea al liceo Archimede e il presidio in via Monte Bianco.

Ancora una volta sarà un’occasione collettiva di difesa della memoria, di lotta e di festa, aperta alla città che non si arrende allo stato di cose presenti.


Trent’anni fa veniva ucciso nella sua casa Valerio Verbano, davanti gli occhi della madre Carla, per mano dei fascisti dei Nar.
Valerio era uno studente del liceo Archimede, attivo nelle campagne di contro-informazione che denunciavano i legami tra settori dello stato, eversione nera e poteri forti.
Un anniversario dal forte valore simbolico che, ancora una volta, vogliamo vivere come occasione collettiva di difesa della memoria storica, battaglia di verità e giustizia. Ma anche come occasione di lotta e di movimento.

Non è un caso che negli ultimi anni si sono moltiplicati i progetti culturali, sociali e sportivi dedicati a Valerio, per fare della memoria uno strumento di trasformazione radicale del presente.
Ricordare oggi Valerio, significa lottare per una società più libera, contro la paura e l’egoismo, per nuovi diritti di cittadinanza, contro un modello sociale fondato ancora sullo sfruttamento. Strappare spazi alla speculazione, affermare il diritto alla casa, contrastare la precarietà di vita e di lavoro, aprirsi a una società meticcia e multiculturale, praticare autonomia e indipendenza.

Oggi la storia di Valerio vive nei percorsi e nei progetti avviati in questi anni nei nostri quartieri, nelle scuole e in tutta la città. Per queste ragioni abbiamo pensato a un calendario di iniziative che prova ad esprimere tutta la ricchezza di questo filo rosso della memoria.

Si parte giovedì 18 febbraio, alle 17, all’Astra 19 di via Capraia, con la presentazione del libro “Sia folgorante la fine”, scritto da Carla Verbano. Si prosegue sabato 20, alle 16, con il corteo cittadino che partirà da via Monte Bianco, dove abitava Valerio, per poi concludersi a piazza Sempione. Qui, dalle 20, ci sarà un grande concerto, in cui si esibiranno, tra gli altri, 99 Posse, Assalti Frontali e Colle der fomento. Un luogo simbolico, nel quartiere di Valerio, che negli ultimi anni ha visto un’importante esperienza di autogestione, produzione culturale e lotta alla speculazione, rappresentata dal centro sociale Horus. Una vertenza ancora aperta, nonostante lo sgombero militare e la distruzione del novembre scorso.

Infine, lunedì 22 febbraio, giorno dell’anniversario, ci saranno due appuntamenti: la mattina, al liceo Archimede, un'assemblea organizzata dalle reti studentesche cittadine; il pomeriggio, dalle 16, il presidio in via Monte Bianco: “Un fiore per Valerio”.

A distanza di trent’anni, vogliamo proseguire il percorso di Valerio, ricordare la sua passione per la libertà e per la vita.
Non per odio, ma per dignità.
Valerio vive.

Le compagne e i compagni di Valerio


fonte:http://www.valerioverbano.it/dblog/